Una verità irrisolta

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mercoledì 24 febbraio 2021

2 articoli di Agenzia Fides sul caso dell'Ambasciatore in Congo

 

AFRICA/CONGO RD - “L’attacco all’Ambasciatore italiano è la manifestazione eloquente del terrorismo che la popolazione deve affrontare da anni”
 
Kinshasa (Agenzia Fides) – L’ONG congolese per i diritti umani CEPADHO, nel porgere le condoglianze per l’uccisione di Luca Attanasio, del carabiniere di scorta, Vittorio Iacovacci e dell’autista congolese Mustafa Milambo, condanna fermamente questo crimine e qualifica “l’attacco come una manifestazione eloquente del terrorismo che la popolazione deve affrontare da diversi anni nel Nord Kivu”.
Nel comunicato inviato all’Agenzia Fides il CEPADHO “incoraggia le autorità congolesi a coinvolgere le forze armate congolesi, la Polizia, i Servizi di sicurezza civile e militare, nella ricerca attiva degli autori di questo barbarie, in modo che vengano arrestati e che rispondano penalmente per il loro atto. In questa occasione, CEPADHO invita le Grandi Potenze a mostrare più solidarietà con la RDC a caccia di gruppi armati e movimenti terroristici, in vista della loro eliminazione immediata e definitiva nell'est del paese”. (L.M.) (Agenzia Fides 24/2/2021)

AFRICA/CONGO RD - “L’Ambasciatore Attanasio era vicino al mondo missionario” dice una volontaria salesiana
 
Kinshasa (Agenzia Fides) - Luca Attanasio, l’Ambasciatore italiano nella Repubblica Democratica del Congo, “era vicino al mondo missionario che opera nell’est del Paese”, dove è stato ucciso insieme al carabiniere di scorta, Vittorio Iacovacci, e all’autista congolese Mustafa Milambo. Lo afferma, in un colloquio con l’Agenzia Fides, Monica Corna, Capo missione salesiana VIS (Volontariato Internazionale per lo Sviluppo) in RDC, che ha lavorato a fianco dei Salesiani per 18 anni.
“Il dottor Attanasio era bene conosciuto dalla comunità missionaria nel Nord Kivu” dice Monica Corna, che da 18 anni opera con il VIS presso il centro don Bosco a Goma, il capoluogo della provincia orientale congolese. “Era sicuramente una persona molto entusiasta, che credeva in quello che faceva” dice la volontaria. “L’Ambasciatore Attanasio si era recato nel Nord Kivu per constatare di persona la difficile realtà delle popolazioni locali: per lui era importante vedere una certa realtà per avere una visione diretta per essere un vero testimone”.
Sulla dinamica dell’agguato Monica Corna dice “non ho elementi per fare supposizioni su quel che è successo”, ma aggiunge che "se è comprensibile l’emozione che la morte dei nostri connazionali ha suscitato in Italia, non bisogna cedere alla rabbia e spero che un atto del genere non faccia dire a qualcuno 'basta aiuti al Congo'. Questo sarebbe andare contro lo spirito che ha animato l’Ambasciatore Attanasio, che credeva che la Repubblica Democratica del Congo dovesse avere il posto che le spetta tra le nazioni”.
“La reazione dei congolesi è di dolore e di sgomento” afferma la volontaria. “Molti si chiedono perché il nostro Paese deve far notizia a livello internazionale solo quando accadono tragedie del genere”.
In effetti la stampa internazionale si occupa della RDC e in particolare di questa area, solo quando nelle violenze sono coinvolti cittadini stranieri, soprattutto se occidentali. “Ma le violenze contro le popolazioni locali sono quasi quotidiane ma cadono nel silenzio” sottolinea la volontaria del VIS.
L’agguato che ha portato all’uccisione dei tre uomini è avvenuto nella mattinata di ieri, 22 febbraio, nei pressi del villaggio di Kibumba, tre chilometri da Goma. Le circostanze del triplice omicidio sono ancora in fase di accertamento. (L.M.) (Agenzia Fides 23/2/2021)

lunedì 13 dicembre 2010

VATICANO - Verso la canonizzazione del beato mons. Conforti, fondatore dei Missionari Saveriani

VATICANO - Verso la canonizzazione del beato mons. Conforti, fondatore dei Missionari Saveriani
Città del Vaticano (Agenzia Fides) – Il Santo Padre Benedetto XVI ha autorizzato la promulgazione di alcuni Decreti, il primo dei quali riconosce un miracolo attribuito all’intercessione del Beato Guido Maria Conforti, fondatore dei Missionari Saveriani. “Il prossimo passo – scrive p. Rino Benzoni, Superiore Generale dei Missionari Saveriani - sarà il Concistoro pubblico in cui il Papa chiederà l’opinione dei Cardinali per la canonizzazione del Beato, definendone anche la data. Ringraziamo il Signore di questo fatto ‘per noi argomento non dubbio della santità ed opportunità della Istituzione alla quale abbiamo dato il nome’ (LT 1), oltre che della grandezza del nostro Padre e Fondatore Mons. Guido M. Conforti. Ci prepariamo fin d’ora al grande evento con la preghiera ma soprattutto con un rinnovato impegno per la nostra stessa santificazione nella fedeltà crescente alla missione che il Signore ci ha trasmesso attraverso Mons. Conforti.”
Guido M. Conforti nacque vicino a Parma il 30 marzo 1865. Entra in seminario a 11 anni, una seria malattia mette in forse la sua ordinazione e gli preclude la vocazione missionaria. Sostenuto dal rettore Don Andrea Ferrari (in seguito Cardinale Arcivescovo di Milano, beatificato nel 1987), nel 1888 è ordinato sacerdote. Non ancora trentenne è nominato Vicario generale. Nel 1895, incoraggiato dal suo Vescovo e dal prefetto di Propaganda Fide, fonda la Congregazione di S. Francesco Saverio per le Missioni Estere (Missionari Saveriani). Nel 1899 invia in Cina i primi due missionari. Nel 1902, a 37 anni, è Arcivescovo di Ravenna, incarico che lascia per gravi problemi di salute nel 1904. Nel 1907 Pio X lo nomina Vescovo di Parma, diocesi che guiderà per 24 anni.
Svolge nel contempo una grande attività per sostenere il crescente spirito missionario della Chiesa Italiana. Nel 1916 collabora con Padre Manna alla fondazione della Pontificia Unione Missionaria del Clero di cui diviene il primo presidente. Invia vari missionari in Cina dove egli stesso si reca in visita nel 1928. Muore a Parma il 5 novembre 1931. Viene beatificato a Roma il 17 marzo 1996. I Missionari Saveriani, nati con l'unico scopo di annunciare il Vangelo a chi ancora non lo conosce, sono attualmente 832 (di cui 652 sacerdoti) presenti in 173 comunità. (S.L.) (Agenzia Fides 13/12/2010)

martedì 26 ottobre 2010

AFRICA/CONGO RD - Si prepara una nuova guerra nel nord Kivu?



Kinshasa (Agenzia Fides)- Una nuova guerra nell’est della Repubblica Democratica del Congo è alle porte? È quanto si chiedono i missionari della “Rete Pace per il Congo” che riferiscono a Fides alcune indicazioni apparse sulla stampa internazionale su una possibile inedita alleanza tra forze dissidenti rwandesi e milizie congolesi per rovesciare il governo del Presidente Paul Kagame in Rwanda.
“Incrociando le informazioni apparse sia sulla ‘Libre Belgique’ sia sul ‘Congo Tribune’, nel nord Kivu, nell’est della RDC, si starebbero concentrando le forze della coalizione composta dai dissidenti del CNDP rimasti fedeli a Nkunda, dalle FDLR e dai Mai Mai congolesi” spiegano a Fides i responsabili della Rete. Il Congresso Nazionale per la Difesa del Popolo (CNDP) è un movimento ribelle congolese, guidato da Laurent Nkunda, che agisce nel Kivu. Dopo l’arresto di Nkunda da parte del Rwanda (dove è stato posto agli arresti domiciliari), il CNDP ha raggiunto un accordo con il governo di Kinshasa, e una parte dei suoi uomini sono stati integrati nell’esercito nazionale congolese. Le Forze Democratiche per la Liberazione del Rwanda (FDLR) sono un gruppo ribelle rwandese, composto in maggioranza di hutu, che dopo il 1994 si oppone al governo di Kigali. Opera però nel Kivu, così come i Mai Mai, una serie di milizie di autodifese congolesi, che si oppongono alla presenza straniera sul loro territorio. La coalizione anti Kagame sarebbe guidata dal generale Faustin Kayumba Nyamwasa, ex capo di Stato Maggiore dell’esercito rwandese, e compagno d’armi di Kagame, da qualche tempo rifugiatosi in Sudafrica, dove è sfuggito ad un tentativo di assassinio. Il governo rwandese lo accusa di essere il mandante di una serie di attentati commessi a Kigali.
Per bloccare sul nascere questa coalizione, il governo del Rwanda e quello della RDC starebbero preparando un’offensiva militare nel nord Kivu contro le FDLR e gli uomini di Nkunda. Vi sono voci non confermate dell’invio nell’est del Congo di truppe rwandesi in preparazione della nuova offensiva in coordinamento con l’esercito congolese.
“Il generale Nyamwasa- ricordano le fonti di Fides- è figlio di genitori tutsi e hutu. Questo potrebbe essere visto da qualche potenza, che vorrebbe sostituire Kagame, come un fattore di riconciliazione nazionale, in vista forse di nuovi scenari geopolitici regionali e internazionali”.
“Nyamwasa, però- aggiungono le nostre fonti- ha un grave handicap. È ricercato dalla giustizia spagnola per la morte dei frati maristi spagnoli, uccisi a Bukavu nel novembre 1996”. (L.M.) (Agenzia Fides 26/10/2010)

venerdì 1 ottobre 2010

XXI Convegno missionario diocesano.



Acqua, bene comune da difendere   
Sabato 2 ottobre a Udine il XXI Convegno missionario diocesano.
Relatore mons. Luigi Infanti, vescovo di Aysen (Cile), originario di Teor

UDINE(1 ottobre, ore 12) - Domani, a partire dalle ore 16, nella sala «Paolino d’Aquileia» a Udine (in via Treppo 5/B) si terrà l’annuale Convegno missionario diocesano che quest’anno invita le comunità a riflettere sul tema “Acqua viva per tutti i popoli. Vangelo, acqua e beni comuni”. Animerà la riflessione  e il confronto mons. Luigi Infanti Della Mora, friulano, precisamente di Campomolle di Teor, attuale vescovo di Aysén nella Patagonia cilena, che proprio su questo tema ha scritto una Lettera pastorale “Dacci oggi il nostro pane” recentemente pubblicata in Italia dalla Emi (Editrice missionaria italiana). Una lettera che è un atto di accusa contro la privatizzazione e la mercificazione dell’acqua, che nella diocesi di Aysén, in Patagonia si traduce nel progetto di 5 grandi centrali idroelettriche, nel quale è coinvolta anche l’italiana Enel. Ma anche una profonda riflessione evangelica sul significato dei «beni comuni» che il Signore ha affidato all’umanità intera senza distinzioni e sulla giustizia nella distribuzione delle risorse planetarie.

“Il tema che affronteremo nel Convegno – spiega il direttore del Centro missionario diocesano, don Luigi Gloazzo – ci interroga profondamente sull’uso che facciamo di un dono così grande, come quello dell’acqua, e pone una più ampia questione, di grande attualità anche qui in Friuli, sulla natura del rapporto tra l’uomo e il creato. Infine ci interpella sulla nostra responsabilità di cristiani rispetto ai beni che la terra ci dona e alla loro equa distribuzione perché a nessuno sia negato il diritto alla vita”.

Il programma del convegno prevede alle 16 il saluto del vicario generale dell’Arcidiocesi, mons. Guido Genero, alle 16.30 l’intervento di mons. Luigi Infanti sul tema «Acqua viva per tutti i popoli». Alle 18 inizierà il dibattito tra i partecipanti. L’incontro si concluderà alle ore 19.

Il Convegno missionario costituisce un momento importante che mette in profonda comunione i partecipanti con tutti quei preti, religiose, religiosi e laici che dalla diocesi di Udine sono partiti per il mondo, segno chiaro della dimensione missionaria della Chiesa. Sono ben 235; precisamente 73 in America del Sud e del Nord, 36 in Africa, 19 in Asia, 1 in Medioriente, 2 in Oceania e 104 in Europa.
Il convegno è aperto a tutti.

martedì 21 settembre 2010

La Citè Guanella

AFRICA/R.D.CONGO - Microcredito per 17 giovani della Cité Guanella
Kinshasa (Agenzia Fides) - Nuova esperienza di autonomia e responsabilità per 17 giovani accolti nella Citè Guanella, 11 dei quali già reinseriti in quattro villaggi circostanti e 6 ancora minori, sotto tutela dei guanelliani, fino al compimento della maggiore età. Il progetto, partito alla fine di maggio, ha previsto un programma specifico di formazione al microcredito, per la realizzazione e la gestione di microimprese. “Le attività scelte dai giovani, si legge in una nota di padre Guido Matarrese, responsabile della Citè Guanella, sono per la maggior parte agricole e prevedono la coltivazione di un ettaro di terreno con culture miste: manioca, melanzane pluviali, peperoncino pluviale, verdure locali. Uno dei giovani ha preferito realizzare una boutique commerciale a Kinshasa, mentre un altro, ha scelto di avviare una piccola attività come barbiere in città”. I sei minorenni, di circa 17 anni, sono stati coinvolti nell’avviamento di una boutique per la vendita di prodotti vari di consumo presso la Cité Guanella. “Il ricavato in questo caso, sottolinea padre Guido, servirà in primis a saldare il credito ricevuto e successivamente ad accumulare il piccolo capitale che permetterà a ciascuno dei 6 giovani, una volta raggiunti i 18 anni, di diventare autonomi economicamente, prendendo ciascuno la propria strada”. L’iniziativa è stata curata dalla ong italiana CISP (Comitato internazionale per lo sviluppo dei popoli), che ha ottenuto un finanziamento specifico per la promozione del progetto. (AP) (21/9/2010 Agenzia Fides)

lunedì 23 agosto 2010

Madre Teresa

ASIA/INDIA - “Madre Teresa, un miracolo per il mondo”. Intervista a Sr. Mary Prema, Superiora Generale delle “Missionarie della Carità”
Calcutta (Agenzia Fides) – E’ Gesù che conduce i passi delle Missionarie della Carità, che ne guida lo spirito e l’impegno missionario: a 100 anni dalla nascita di Madre Teresa (ricorrenza che cade il 26 agosto 2010), è questo “affidarsi alla Provvidenza” uno dei tratti essenziali che la Congregazione delle suore del “sari bianco” vivono nel rispetto e nel ricordo della loro fondatrice, definita “un miracolo per la storia dell’umanità”. E quanto afferma Suor Mary Prema, tedesca di nascita, oggi Superiora Generale dell’Ordine, in una intervista rilasciata all’Agenzia Fides tramite la mediazione di “Missio Austria”, le Pontificie Opere Missionarie dell’Austria.

Suor Prema, Lei è responsabile di un ordine religioso che in tutto il mondo si occupa di poveri e malati. Perché, secondo Lei, Dio permette la sofferenza?

La sofferenza non puó essere una punizione. E comunque Dio la permette. Noi possiamo approfittare della sofferenza per avvicinarci a Lui e di chiedere a Lui la grazia di sopportare e di saper gestire questa sofferenza. La sofferenze è spesso conseguenza delle nostre decisioni. Ma e anche una conseguenza della natura caduca, fragile. Naturalmente la sofferenza puó esser provocata anche da cose che sono fuori dalla nostra portata. Catastrofi naturali come il terremoto a Haiti o le alluvioni in Pakistan ne sono un esempio. Ma sono convinta che Dio permette la sofferenza perché ci può trasformare in uomini e donne migliori e piú profondi. Cosi diventiamo in grado di capire che questo mondo e questa vita non sono la meta suprema, ma che esiste qualcosa in più: la vita dell’anima che – se accetta veramente la sofferenza – ne viene purificata.

Madre Teresa distingueva fra sofferenza fisica e sofferenza spirituale: può spiegarci meglio come il vostro lavoro oggi ne tiene conto?

La sofferenza più grande è quella spirituale, dell’anima. Qui a Calcutta vediamo che per noi è molto piú semplice adempiere ai servizi fisici delle “opere di misericordia corporali”: lavare delle persone morenti, l’assistenza medica ai malati e l’aiuto ai senzatetto nelle nostre case. I servizi spirituali della carità esigono un impegno molto più grande. Alla sofferenza dell’anima possiamo reagire soprattutto con la nostra preghiera. È importante che la grazia divina tocchi le persone con una tale sofferenza. È altrettanto importante per noi pregare per questo: ogni giorno ci fermiamo per un’ora di preghiera davanti all’Eucaristia. Per il nostro lavoro è fondamentale: infatti, non si tratta di un impegno sociale ma di un impegno missionario.

Che cosa intende per missione? Per Madre Teresa si trattava di “conversione” alla fede cattolica”?

Madre Teresa desiderava che tutti conoscessero e amassero Gesù. Era convinta che ogni anima desiderava la salvezza in Gesù, indipendentemente se ne fosse conscia o no. L’opera della conversione comunque resta un’opera di Dio. Non è nostro compito. Solo Dio può convertire l’anima. Madre Teresa intese la propria vita come compito di amare Gesù e di trasmettere questo amore alle persone intorno a lei. Era il suo unico scopo. Cercava di fare in coscienza soltanto quello che credeva Dio si attendesse da lei. Madre Teresa pensava che Dio l’avesse chiamata a compiere un servizio autentico e disinteressato all’uomo, ad avere una attenzione assoluta per la persona sofferente. Era sempre presente al 100% e aperta nei confronti della persona con la quale in quel momento aveva a che fare. Non era mai interessata alle cose grandi, non si occupava di fare pubblicità o cose simili. In primo piano c’era sempre l’incontro diretto con la persona singola. Ciò naturalmente è espressione di grande saggezza.

Può dirci come Madre Teresa organizzava e come viveva nel suo ambiente? Quale era l’immagine che Lei, Sour Prema, aveva di Madre Teresa?

Lei probabilmente direbbe che il suo scopo era sempre di trasmettere alle persone intorno a lei l’esperienza di Gesù. Questa è l’eredità che lei ci ha lasciato. Tramite la sua vita, il suo lavoro, il suo fascino, avvicinava le persone intorno a lei a Dio. Lei non predicava ma testimoniava con la propria vita. Ancora oggi molti mi raccontano del loro primo incontro con Madre Teresa. L’avevano vista forse per cinque minuti sul terrazzo della nostra casa madre. Ma quell’unico momento ha cambiato la loro vita per sempre. Spesso bastava una frase, una buona parola. Molte di queste persone sono indù. Non si sono convertiti al cristianesimo dopo l’incontro con Madre Teresa. Ma hanno cominciato a vedere la loro vita e il loro lavoro con altri occhi e sono diventate altre persone, che vivono in modo diverso, secondo l’amore e la misericordia, all’interno delle loro famiglie. Ce ne sono tanti di esempi.

A 100 anni dalla nascita di Madre Teresa, quali sono secondo Lei le grandi sfide per la congregazione nei prossimi anni?

Le Missionarie della carità sembrano una grande organizzazione, ma noi non facciamo programmi per i prossimi dieci anni. Cerchiamo di rimanere aperte per quello che Dio ci chiede. Solo Gesú mi dirà quale è il prossimo passo. Quindi, nello spirito della Madre, non sono io ad esercitare il controllo: è Dio quello che prende le decisioni.

Madre Teresa ha lasciato delle indicazioni sugli orientamenti futuri dell’ordine?

Una volta qualcuno le ha chiesto che ne sarà quando lei non ci sarebbe più stata. La sua risposta era molto secca: “Mi faccia prima morire tranquilla!” Non ci ha dato mai indicazioni riguardo ai programmi futuri. Oltre al fatto che avremmo dovuto impegnarci sempre di più a diventare sante! Questa era la sua continua raccomandazione. Oggi nella direzione dell’ordine lavoriamo in gruppo: Altre tre suore condividono questo compito con me. Ma in fondo, come Superiora Generale, la responsabilità per l’Ordine è mia. Per questo compito ho potuto imparare molto dalla nostra fondatrice. Il processo decisionale si svolgeva in due fasi: la prima era quelle di deliberare e conoscere tutte le possibilità e le conseguenze (decision making); poi veniva la fase di scelta, in cui si “prende la decisione” (decision taking). Madre Teresa si faceva consigliare in modo accurato, poi si ritirava e poi prendeva la decisione. In questo era molto brava.

Come affronterete le sfide del nuovo millennio?

Madre Teresa si poneva in ascolto a Gesù ed era sempre aperta per nuove sfide e problematiche le quali si trova a confronto la società. Negli anni ottanta era per esempio HIV/Aids. Ha aperto a New York una casa per le vittime di questa malattia. Al centro poneva l’accompagnamento dei malati in fase terminale. Allora non esistevano ancor medicinali per tenere sotto controllo il virus. Che sofferenza! Madre Teresa a suo tempo ascoltò Gesù ma aveva anche un orecchio aperto ai problemi del mondo. Cosi anche noi dobbiamo ascoltare Gesù ed essere generose. Lei era molto generosa nei confronti di Dio e dei sofferenti vicino a lei. In questo vogliamo imitarla.

Con quale formazione le suore si preparano a questo compito?

Fin dall’inizio del loro cammino, le novizie hanno la possibilità di lavorare con i poveri negli slum. Ricevono nozioni per la cura dei malati e naturalmente una formazione di base in teologia, storia della chiesa, catechesi e Sacra Scrittura.

Secondo Lei, quando sarà canonizzata Madre Teresa?

Tutti parlano di una accelerazione, nel cammino per la canonizzazione, in occasione del 100° anniversario della nascita (26 agosto 2010). Ma io non credo che questo sia poi così importante. Tutti sanno che è santa. Sia per gli indù che per i cristiani, qui a Calcutta e nella maggior parte dei luoghi in cui siamo presenti, questo è fuori dubbio. Tutti attendono un miracolo… ma Madre Teresa stessa era il miracolo per il mondo e per l’umanità.
(MS-PA) (Agenzia Fides 23/8/2010)

martedì 18 maggio 2010

Il Congo e le sue ricchezze


AFRICA/CONGO RD - “Attenzione alle manovre sull’Ituri, ricco di oro e di petrolio” dicono i missionari

Kinshasa (Agenzia Fides)- Il 3 maggio, i deputati della Provincia Orientale originari dell'Ituri (nord est della Repubblica Democratica del Congo) avevano dichiarato alla stampa di Kisangani “il 15 maggio prossimo, il distretto dell'Ituri diventerà la provincia dell'Ituri”. Questi parlamentari si basano sulla Costituzione del 18 febbraio 2006. Il suo articolo 2 stipula che “il 14 maggio 2010 è la data limite per l'erezione delle nuove province”. Floribert Katanabo, portavoce dei deputati dell'Ituri, ha affermato che l'Ituri è pronto a funzionare come provincia con tutte le sue istituzioni.
“La questione sollevata dai deputati dell'Ituri è pertinente. Ma la Costituzione non autorizza affatto delle dichiarazioni unilaterali senza l'appoggio di una legge organica. Su questo punto, la legge sul decentramento e delimitazione delle entità decentralizzate è ancora in discussione al Parlamento. Ragione per cui l'assemblea nazionale ha intenzione di procedere alla revisione costituzionale, particolarmente nei suoi articoli 2 e 226” afferma una nota inviata all’Agenzia Fides dalla “Rete Pace per il Congo” promossa dai missionari che operano nella RDC.
“Il pericolo di questa dichiarazione dei deputati dell'Ituri, che assomiglia ad una provocazione o a una ribellione, potrebbe suscitare delle emulazioni e delle reazioni a catena. O semplicemente, i deputati dell'Ituri hanno deciso di esercitare una pressione sul governo e sul Parlamento, ciò non è da escludere” afferma la nota.
I missionari ricordano che “l’Ituri rimane una delle zone più ricche della RDCongo. Oltre all'oro, ai diamanti, al caffè e al legname, l'Ituri dispone del petrolio del lago Alberto, del quale alcune società petrolifere straniere stanno per avviare la sua estrazione”.
“Si ricorderà che, in un passato recente, certi Congolesi si sono lasciati manipolare da un paese vicino sostenuto da potenze straniere, per destabilizzare la RDC e dedicarsi al saccheggio delle ricchezze dell'Ituri stesso” prosegue la nota.
“Bisognerà verificare se dietro la dichiarazione dei deputati, possa esserci ancora una mano invisibile che spinge di nuovo i congolesi ad altri atti di ribellione con la finalità di balcanizzare la RDC con pretesti fallaci. Al centro di questo ennesimo complotto, l'oro, ma soprattutto il petrolio del Lago Alberto che suscita molte bramosie. Spetta alle autorità competenti fare una profonda riflessione, per scoprire ciò che possa nascondersi dietro tale dichiarazione” conclude il documento. (L.M.) (Agenzia Fides 18/5/2010)

Sacerdoti 3D

VATICANO - Appello del Card. Ivan Dias: “Urgono sacerdoti e missionari a 3D”
Roma (Agenzia Fides) – “Il mondo ha bisogno di sacerdoti e missionari a 3D, che curino la Dottrina, la Disciplina, la Devozione” è l’appello lanciato da S. Em. il Card Ivan Dias, Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli a tutti i sacerdoti e ai missionari nel mondo, in vista della conclusione dell’Anno Sacerdotale, proclamato da Benedetto XVI.
Il Cardinale Dias è intervenuto ieri pomeriggio all’Assemblea genrale delle Pontificie Opere Missionarie in corso a Roma (vedi Fides 17/5/2010), e si è soffermato sull’identità e sulle qualità che ogni sacerdote e missionario deve coltivare nella sua vita e nel suo ministero dicendo: “Ogni sacerdote, nel suo cammino di crescita e nel suo ministero, deve curare 3 dimensioni: Dottrina, Disciplina, Devozione. Guardare alla Dottrina, significa essere fedeli alla Parola di Dio, al magistero della Chiesa, nell’osservanza delle parole del Santo Padre. La seconda, la Disciplina, è molto importante al giorno d’oggi, e andrebbe maggiormente approfondita. Si tratta della disciplina mentale e corporale, segno e frutto di una maturità umana e spirituale. Rientrano in questo campo la formazione alla castità e alle corrette relazioni con l’altro sesso; la gestione delle discordie e dei conflitti nelle relazioni e nella comunità; la gestione del tempo libero e dell’uso delle nuove tecnologie. Per la Devozione, vorrei sottolineare che il sacerdote, in ogni sua piccola azione quotidiana, deve tenere ben presente di essere un uomo di Dio, deve dare primato allo spirito, ricordando di essere nel mondo ma non del mondo”.
“Nel complesso – ha detto il Cardinale, rivolgendosi a tutti i sacerdoti e ai missionari presenti – siate persone che ‘traspirano il Sacro’, soprattutto nella celebrazione della Santa Messa e nell’amministrare i Sacramenti, aiutando il prossimo ad incontrare la persona vivente e operante di Gesù Cristo”.
Il Card. Dias ha poi ricordato che ogni sacerdote, come ogni cristiano, “ha nel suo DNA lo spirito della missione”, altrimenti “è un cristiano malformato o non ancora ben formato”,
Come modello di persona e di sacerdote che ha vissuto in pienezza queste tre dimensioni, nonchè lo spirito missionario, il Prefetto di “Propaganda Fide” ha indicato a tutti il Card. John Henry Newman, che sarà beatificato il 19 settembre da Papa Benedetto XVI nel suo prossimo viaggio in Inghilterra. (PA) (Agenzia Fides 18/5/2010)

venerdì 30 aprile 2010

Restano!

ASIA/AFGHANISTAN - I Gesuiti indiani restano nel paese, nonostante i pericoli

Kabul (Agenzia Fides) – Restare in Afghanistan, per compiere il delicato lavoro sociale e la missione in cui oggi sono impegnati: è questo l’intento dei Gesuiti indiani presenti nel paese, che hanno deciso di non seguire le indicazioni e le mosse del governo indiano, che ha sospeso diversi progetti avviati nel paese. Anche diverse organizzazioni non governative indiane hanno abbandonato Kabul: infatti recenti attacchi avvenuti nella capitale e in altre aree del paese hanno preso di mira persone di nazionalità indiana. Il fatto più grave è stato l’attentato del 26 febbraio che è costato la vita a 16 persone, fra i quali 7 indiani.
Mancando le basilari condizioni di sicurezza, il governo di New Delhi ha deciso di desistere dall’impegno e dal coinvolgimento diretto nell’opera di ricostruzione in Afghanistan. I Gesuiti indiani e i loro collaboratori laici, che costituiscono gruppo cattolico più grande nel paese, hanno invece deciso non solo di restare, ma anche di ampliare i loro programmi sociali.
“Sono convinto che lo Spirito Santo fortifica e guida i nostri compagni in questa difficile missione”, ha spiegato in una nota giunta all’Agenzia Fides p. Edward Mudavassery SJ, responsabile di oltre 4.000 Gesuiti presenti n Asia meridionale, fra i quali quelli impegnati in Afghanistan. “I Gesuiti sono ben coscienti del clima di insicurezza che regna nel paese, ma tutti i religiosi hanno deciso volontariamente di rimanere e di continuare a svolgere le loro opere sociali e nel campo dell’istruzione, che danno un prezioso contributo al bene della nazione”, conclude p. Edward. (PA) (Agenzia Fides 30/4/2010)

venerdì 9 aprile 2010

La Pasqua l’ho celebrata a Rafai. Una celebrazione all’insegna della tristezza...

AFRICA/REPUBBLICA CENTRAFRICANA - “La popolazione ha celebrato la Pasqua nella speranza della liberazione dalla minaccia dei guerriglieri” dice a Fides il Vescovo di Bangassou

Bangassou (Agenzia Fides)- “I guerriglieri dell’LRA non ci hanno tolto il diritto e il desiderio di vivere la fede e di celebrare la Pasqua” dice all’Agenzia Fides Sua Eccellenza Mons. Juan José Aguirre Muños, Vescovo di Bangassou, nel sud-est della Repubblica Centrafricana, dove i ribelli ugandesi dell’Esercito di Resistenza del Signore (LRA) continuano ad assalire e a depredare la popolazione civile (vedi Fides 23-3-2010).
Nella settimana precedente la Pasqua gli uomini dell’LRA hanno attaccato il 21 marzo il villaggio di Agoumar (bilancio 11 morti, tra cui una donna bruciata viva, e un guerrigliero ucciso dagli abitanti che hanno organizzato dei gruppi di autodifesa), il 25 marzo quello di Karmadar e il 28 quello di Dembia, dove sono intervenuti i militari ugandesi, che hanno ucciso 15 guerriglieri. Da due anni l’Uganda mantiene un contingente militare in Centrafrica, con il permesso delle autorità locali, per dare la caccia all’LRA
“Mi sono recato nell’area dove imperversano i guerriglieri dell’LRA” dice Mons. Aguirre Muños. “La popolazione è terrorizzata ed è molto preoccupata per la sorte di oltre 100 persone, tra le quali vi sono diverse ragazze, che sono state rapite negli assalti ai villaggi commessi nelle ultime settimane”
“Venerdì Santo, 2 aprile, mi sono recato nel villaggio di Agoumar, che era stato attaccato il 21 marzo. Ho cercato di confortare la popolazione fortemente provata, e di instillare la speranza di un futuro migliore. Ma le violenze dell’LRA non si sono arrestate. Il giorno successivo, 3 aprile, Sabato Santo, 6 persone sono state uccise sulla strada che conduce a Rafai, il centro più importante dell’area. La loro automobile è stata data alle fiamme così come i corpi delle povere vittime, un ulteriore segno di sfregio nei confronti della popolazione civile inerme” afferma Mons. Aguirre Muños.
“La Pasqua l’ho celebrata a Rafai. Una celebrazione all’insegna della tristezza e della preoccupazione per la sorte dei rapiti, ma aperta alla speranza della pace portata dalla Risurrezione. Abbiamo chiesto al Signore conforto per le vittime e soprattutto il ritorno dei rapiti alle loro famiglie” conclude il Vescovo di Bangassou. (L.M.) (Agenzia Fides 7/4/2010)

Volontari per proclamare il Vangelo


EUROPA/ITALIA - “Volontari per proclamare il Vangelo”: tema della Giornata missionaria salesiana 2011, con particolare attenzione al continente americano

Roma (Agenzia Fides) – La Giornata missionaria salesiana del 2011 avrà come motto “Volontari per proclamare il Vangelo” informa il Rettor Maggiore dei Salesiani, don Pascual Chávez Villanueva, nella sua lettera che porta la data della domenica di Pasqua, 4 aprile. “Lo scopo principale di questa iniziativa – scrive il Rettor Maggiore - è quello di dare un impulso forte al volontariato missionario salesiano in tutte le nostre ispettorie. L’attenzione si rivolge al continente americano, dove sono sorte alcune esperienze di volontariato molto significative che coinvolgono, già da 40 anni, migliaia di giovani”. A Valdocco, l’ultima domenica di settembre, nella Spedizione Missionaria di ogni anno, accanto ai religiosi sono numerosi i giovani che testimoniano il dono gratuito della loro vita e del loro tempo per la missione salesiana come volontari, sottolinea la lettera del Rettor Maggiore alla Congregazione.
Tra le motivazioni che hanno portato alla scelta del tema, don Pascual Chávez Villanueva indica la riscoperta delle più importanti dinamiche del sistema preventivo di don Bosco che, dopo 150 anni, sono presenti, pur in modo diverso, nelle varie esperienze dei gruppi giovanili. “Ogni anno vengono inviati centinaia di giovani volontari, provenienti dai nostri ambienti, per svolgere una missione impegnativa. Nel volontariato troviamo l’espressione più autentica dei giovani mandati per evangelizzare, troviamo un cammino di fede serio, un’espressione visibile della spiritualità giovanile salesiana”. Inoltre è una risposta “ai segni dei tempi” ed alle raccomandazioni dell’ultimo Capitolo Generale che ha sancito il forte impegno di far crescere le esperienze di volontariato missionario. Infine “il continente americano è stato scelto proprio perché è stato il primo che ha sviluppato dei cammini di formazione e di accompagnamento del volontariato esplicitamente missionario”. Saranno tenute in considerazione soprattutto le tre esperienze dell’Ecuador, del Messico e del Brasile.
Accompagnando la lettera del Rettor Maggiore, il Consigliere Generale per le Missioni, D. Vàclav Klement, ed il Consigliere per la Pastorale giovanile, D. Fabio Attard, sottolineano gli obiettivi che vuole raggiungere la Giornata missionaria salesiana 2011: far conoscere e condividere diversi modelli del volontariato missionario salesiano; aiutare un miglioramento qualitativo del volontariato missionario oppure la fondazione del movimento volontariato missionario nelle Ispettorie che stanno iniziando le loro attività; approfondire il valore educativo-pastorale del volontariato missionario; accompagnare un cammino vocazionale prima, durante e dopo l`esperienza del volontariato missionario, poiché sono frequenti le vocazioni salesiane provenienti dal volontariato missionario, in tutti i continenti; puntare sulla creatività delle Ispettorie. (SL) (Agenzia Fides 7/04/2010)

venerdì 29 gennaio 2010


EUROPA/AUSTRIA - Missio rilancia l’appello di un giovane haitiano: “Per favore, ricordate tutti Haiti nelle vostre preghiere! È molto importante!”

Vienna (Agenzia Fides) – A due settimane dal terremoto da Haiti giungono ancora immagini drammatiche di devastazione dalle zone colpite: ai piccoli miracoli di salvataggio si contrappongono numeri crescenti di vittime e delle drammatiche conseguenze delle scosse di assestamento. Dal paese distrutto un giovane haitiano, Richard, ha rivolto un appello alle Pontificie Opere Missionarie dell’Austria (Missio Austria): “Da quando il mio paese è affondato nel caos il 12 gennaio, in soli 5 secondi di durata del terremoto ho visto distrutti decenni di lavoro. E´ crollata anche la speranza: non ci sono più soldi, né lavoro, né case per decine di migliaia di persone, né acqua, né cibo, né corrente… Non sapevo che le scosse di assestamento potessero essere cosi forti: dormo tutta la notte con il battito del cuore accelerato e quando mi addormento e la terra trema, mi si ferma il respiro.” Nonostante la situazione disperata, Richard crede nella forza della preghiera: “La preghiera mi dà forza e fiducia. Prego tutti voi di ricordare Haiti nelle vostre preghiere. Chiedo ai fedeli di tutto il mondo di pregare ogni 12 del mese per Haiti. Non esitate, è molto importante!”
Il Direttore nazionale delle Pontificie Opere Missionarie in Austria, P. Leo Maasburg, in una nota inviata all’Agenzia Fides, afferma: “Accogliamo volentieri questo commovente appello e invitiamo tutti ad aggiungersi alla preghiera. Nelle ore più buie la preghiera è un ‘aiuto spirituale istantaneo’ e dona luce, speranza, consolazione e solidarietà”. Il Direttore nazionale ringrazia anche tutti coloro che negli ultimi giorni hanno contribuito, con le loro donazioni e tramite le raccolte per Haiti effettuate nelle parrocchie di tutto il paese, a rendere possibile l’invio di aiuti d’emergenza alle persone colpite dal terremoto. (MS) (Agenzia Fides, 28/01/2010)

venerdì 10 aprile 2009

Venerdì Santo 2009: 10 aprile

MEDITAZIONI E PREGHIERE DI
Sua Eccellenza Reverendissima Monsignor
THOMAS MENAMPARAMPIL, S.D.B
Arcivescovo di Guwahati (India)

Anche nella nostra Parrocchia queste meditazioni sono state lette con momenti di silenzio per la meditazione.

Riporto qui il Link per chi vuole approfondirne il contenuto


mercoledì 11 marzo 2009

Benedetto il suo Santo Nome

Malaysia: campagna sull’uso della parola “Allah” da parte dei non musulmani

◊ Un gruppo di cristiani della provincia del Sabah, in Malaysia, ha lanciato una raccolta di firme per chiedere che venga tolto il divieto dell’uso della parola “Allah” da parte dei non musulmani. La campagna, iniziata nei giorni scorsi, andrà avanti fino al 29 marzo e ha già raccolto migliaia di firme, anche di musulmani e indù. In aprile le firme, raccolte on-line e su carta, saranno presentate al primo ministro Abdullah Ahmad Badawi. L’iniziativa - riferiscono le agenzie Ucan e AsiaNews - segue la recente marcia indietro del governo malese, che dopo avere rinnovato il permesso di pubblicazione al settimanale cattolico locale “The Herald”, senza restrizioni, ha poi riaffermato il divieto di indicare Dio con il termine Allah in pubblicazioni espressamente destinate a fedeli cristiani, minacciando sanzioni. L’interdizione riguarda anche testi e riti liturgici ed è da tempo contestata dalle Chiese cristiane, secondo le quali essa è in contrasto con il contesto culturale e normativo del Paese, dove la Costituzione garantisce libertà di parola e di espressione. In lingua malese, inoltre, non c’è un altro termine, oltre a quello di “Allah”, per indicare Dio. Sulla base di queste argomentazioni l’arcidiocesi di Kuala Lumpur ha deciso di citare in giudizio il governo. Lo scorso 27 febbraio vi è stata la prima udienza al processo, aggiornato al 28 maggio. Anche la Chiesa evangelica del Borneo è ricorsa in giudizio. Essa ha infatti ricevuto l’ingiunzione di non importare libri cristiani che contengono la parola “Allah”. I cristiani in Malaysia costituiscono intorno al 10% della popolazione, in maggioranza musulmana. La maggior parte è concentrata nelle province del Sabah e del Sarawak, nell’isola del Borneo. (L.Z.)

lunedì 16 febbraio 2009

Radiovaticana Caritas

Sri Lanka: la Caritas in soccorso di 30 mila profughi

◊ I 30 mila profughi del conflitto nel nord dello Sri Lanka necessitano di tutti i beni di prima necessità, comprese le cure mediche e l’assistenza psicologica. A lanciare l’allarme raccolto dall’agenzia Sir è Valentina Ferraboschi, che da sei mesi lavora con Caritas Francia nelle attività di emergenza e riabilitazione di Caritas Sri Lanka. Secondo l’operatrice umanitaria la situazione potrebbe aggravarsi presto dal momento che sono oltre 250 mila i profughi ancora intrappolati nelle zone dove imperversano i combattimenti tra le truppe governative i ribelli Tamil. “Se parliamo del conflitto e dei profughi che ne derivano – precisa Ferraboschi al Sir - dobbiamo distinguere tra le centinaia di migliaia di persone intrappolate nel territorio in cui si concentrano gli scontri di queste settimane e per i quali nessuno può fare nulla, e quelli che si trovano all'esterno di quest'area. Noi lavoriamo soprattutto con questi ultimi, nell’impossibilità di accedere dal 2 gennaio all’area degli scontri”. “I bisogni più urgenti sono cibo, prodotti per l’igiene, rifugi temporanei, bagni e latrine, acqua potabile – spiega ancora la volontaria della Caritas -. I 30 mila fuggiaschi appena usciti dalla zona dei combattimenti hanno anche bisogno urgente di cure mediche e assistenza psicologica". Caritas Italiana, Caritas Francia e Caritas internationalis supportano i progetti di assistenza agli sfollati di Caritas Sri Lanka. In questa situazione la Caritas “si occupa di distribuire pasti caldi e generi di prima necessità e in più c'è una clinica mobile delle Suore della Santa Croce che dà assistenza medica ai feriti meno gravi che non possono essere trasportati negli ospedali più vicini, quelli di Vavuniya e Mannar, già pieni”. Intanto, il voto di ieri nella Provincia centrale dello Sri Lanka che ha dato la vittoria al partito di governo, è stato letto da più parti come una forma di sostegno della popolazione alla volontà del presidente Rajapaksa di chiudere militarmente la partita con la ribellione tamil nel Nord e nell'Est del Paese. (M.G.)

Fonte Radiovaticana

A Cuba assassinato un sacerdote diocesano spagnolo

◊ Un sacerdote diocesano spagnolo di 59 anni, Eduardo de la Fuente Serrano, è stato assassinato nella notte tra sabato e domenica a circa venti km dall’Avana. La notizia è stata confermata da una nota della Conferenza episcopale cubana. Sulla base di un primo esame del cadavere, rinvenuto a poca distanza dall’automobile della vittima lungo una strada, si ritiene probabile che il religioso sia stato ucciso a coltellate. Nato a Guadalix de la Sierra ed appartenente all’arcidiocesi di Madrid-Alcalà, da tre anni padre de la Fuente era parroco della chiesa di Santa Chiara d’Assisi all’Avana, molto attivo sul fronte dell’aiuto ai più poveri. “Si tratta di un fatto insolito e inusuale per la Chiesa di Cuba – scrivono i presuli –. Di fronte a questo tragico avvenimento, preghiamo Dio perché conceda l’eterno riposo all’anima di padre Eduardo e imploriamo la sua misericordia”. Quindi, i vescovi cubani esprimono il loro cordoglio ai familiari, agli amici ed ai confratelli della vittima, così come ai fedeli della sua parrocchia. “In questo momento – continua la nota – esprimiamo ancora una volta la nostra vicinanza a tutti i missionari e le missionarie provenienti da altri Paesi e che prestano il loro servizio alla Chiesa e al popolo di Cuba”. Nei prossimi giorni, in data ancora da precisare, le spoglie di padre de la Fuente saranno traslate in Spagna. (I.P.)

mercoledì 21 gennaio 2009

Kenya: domani a Nairobi i funerali di padre Giuseppe Bertaina


◊ Si svolgeranno domani nella Chiesa della Consolata, a Nairobi, i funerali di padre Giuseppe Bertaina, il missionario della Consolata che operava in Kenya da oltre 50 anni, barbaramente assassinato venerdì scorso nella capitale keniana. Dopo la cerimonia funebre – riferisce l’Ansa -, il corpo del missionario sarà trasferito per una veglia all'Istituto di Studi filosofici, che si trova a Langata, quartiere povero alla periferia ovest di Nairobi. Venerdì mattina il feretro sarà portato nella parrocchia di Muranga (Kenya centrale) dove padre Giuseppe aveva operato per circa 23 anni; infine il corpo sarà inumato nel non lontano cimitero di Mathari, dove vengono sepolti i missionari della Consolata. Padre Giuseppe, 82 anni, originario di Madonna dell'Olmo (Cuneo), è stato ucciso per rapina nel suo ufficio all'Istitudo di Studi filosofici della Consolata, da lui stesso creato. Tre persone, tra cui un suo ex allievo ed una ragazza, sono fuggiti di fatto senza nulla, perchè non c'erano soldi. La donna è stata presa dai guardiani, dopo aver gettato via il libretto d'assegni del religioso. Uno degli altri complici, l'ex allievo, è stato identificato con certezza, ma non è stato ancora preso. (M.G.)

lunedì 19 gennaio 2009

Dal Bollettino della Radiovaticana 9 gennaio 2009

Caritas internationalis in aiuto alla popolazione congolese attaccata dai ribelli ugandesi

◊ Oggi, la Caritas Internationalis ha iniziato la distribuzione di generi non alimentari (stoviglie, vestiti, contenitori d’acqua e teloni per proteggersi) a circa cinquemila famiglie delle zone di Doruma, Faradje, Dungu e Isiro, nel nord della Repubblica democratica del Congo, dove nei giorni di Natale i ribelli ugandesi dell’Esercito di liberazione del Signore (Lra) hanno attaccato la popolazione. Nei prossimi giorni, come riporta l’agenzia Fides, l’organizzazione internazionale porterà soccorso ad altre cinquemila persone. Nel periodo festivo, si calcola che i ribelli abbiano massacrato circa 400 persone a colpi di machete, bruciato villaggi e rapito bambini per arruolarli nelle proprie fila: “I racconti dei sopravvissuti sono spaventati – ha detto il portavoce di Caritas Congo, Guy-Marin Kamandji – gli abitanti dei villaggi sono scappati senza portare nulla con sé e la Caritas garantisce una risposta alle necessità di coloro che sono stati costretti alla fuga il giorno di Natale e nei giorni successivi”. A Natale a Faradje sono stati saccheggiati la parrocchia, l’ospedale, i negozi e diverse abitazioni; tra le vittime si contano anche il direttore dell’ospedale e sua figlia. La Conferenza episcopale congolese ha riferito che la penetrazione dei ribelli ugandesi in Congo è iniziata nel 2005 in maniera pacifica, ma a partire dallo scorso settembre è sfociata nel sangue, trasformandosi in una vera e propria guerriglia. Anche Benedetto XVI, dopo l’Angelus del giorno dell’Epifania, ha rivolto un “pensiero speciale” alle “decine di bambini e ragazzi che sono stati sequestrati dalle bande armate nella Repubblica democratica del Congo”. (R.B.)

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RD del Congo: allarme ebola, misure di sicurezza dei Paesi confinanti

◊ L’epidemia di ebola, la terribile febbre emorragica con indice di mortalità pari al 95%, in corso nella provincia di Kasai, al centro della Repubblica democratica del Congo, ha fatto aumentare le misure di sicurezza da parte dei Paesi confinanti, in modo da non far fuoriuscire il virus dal territorio congolese. Negli ultimi due mesi, secondo quanto riportato dall’agenzia Misna, nella provincia del Congo occidentale, si sono registrati infatti 13 decessi e ben 42 contagi dovuti a ebola. Se l’Angola ha già chiuso la frontiera per evitare il pericolo, la Tanzania ha appena inviato operatori sanitari nelle zone a rischio, e precisamente le regioni di Mbeya, Kagera, Rukwa, Kigoma e Mwanza, avviando programmi d’informazione e prevenzione presso la popolazione. Quanto all’ex Zaire, il Paese è ciclicamente teatro di epidemie di ebola: il virus allungato che attacca il sistema nervoso centrale, infatti, proprio qui venne isolato per la prima volta nel 1976 da ricercatori tedeschi. Il nome stesso, ebola, deriva dall’omonimo fiume, nella regione dell’Equatore. (R.B.)

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Africa: progressi nell'istruzione, ma ancora sono 160 milioni gli analfabeti

◊ Sono almeno 160 milioni gli adulti analfabeti in Africa, due terzi dei quali donne: lo ha detto il direttore generale dell'Organizzazione delle Nazioni Unite per l’educazione, la scienza e la cultura (Unesco) Koichiro Matsuura intervenendo alla cerimonia per i festeggiamenti del centenario del King’s College di Lagos (Nigeria), una delle principali istituzioni educative dell’intera Africa occidentale. Matsuura - riferisce l'agenzia Misna - ha però sottolineato i recenti progressi del continente in materia di istruzione, dove si è registrato un aumento del 42% dell’accesso alle scuole primarie e secondarie, evidenziando comunque come le sfide ancora aperte (a cominciare dall’analfabetismo) debbano essere individuate come priorità dalle Nazioni Unite e dai governi del continente, dal momento che rappresentano uno dei principali freni allo sviluppo. Il segretario dell’Unesco ha poi indicato come altre sfide nel settore dell’istruzione l’ineguaglianza di possibilità fornite alle donne e la necessità di migliorare la qualità dell’insegnamento. Anche per questo, Matsuura ha chiesto alle grandi compagnie internazionali che negli ultimi anni hanno moltiplicato i loro volumi di affari con i paesi africani di destinare parte dei loro utili al finanziamento dell’educazione in Africa attraverso istituzioni terze. (R.P.)

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Kenya: ancora nessuna notizia certa sulle suore rapite

◊ Nessuna novità rilevante su Caterina Giraudo, 67 anni, e Maria Teresa Oliviero, 60, le suore missionarie del movimento ‘De Foucauld’ rapite in Kenya la notte tra il 9 e il 10 novembre 2008 da un commando guerriglieri somali. Secondo quanto riportato dal quotidiano Avvenire, il parlamentare Margherita Boniver, inviata per una missione di due giorni in Kenya dal ministro degli Esteri Franco Frattini, non ha confermato che giorni fa, ci sarebbero stati contatti con le due religiose, fatto che faceva sperare in una ripresa delle trattative da parte dei rapitori, dopo la fase di stallo della metà di dicembre. Tuttavia, l’ambasciatore italiano in Kenya, Pierandrea Magistrati, ha assicurato che, compatibilmente con la loro età e con le condizioni in cui hanno vissuto negli ultimi 25 anni, le due suore starebbero bene. Il ministro dell’Interno kenyano, George Saitoti, avrebbe rivelato a Margherita Boniver di aver pensato a un blitz armato per liberare le due sorelle, ipotesi abbandonata in seguito alla valutazione dei rischi connessi con l’operazione. Prima di lasciare il Paese, Boniver ha tenuto a sottolineare la gravità della vicenda, divenuta ormai intollerabile, e della situazione nell’area: “Il problema – ha spiegato – è che in Somalia ci sono segnali inquietanti che possa precipitare in una Repubblica islamica, il che preoccupa non poco i Paesi confinanti”. (R.B.)

Dal Bollettino della Radiovaticana: 8 gennaio 2009

Le suore della Congregazione del Rosario lasciano la loro casa di Gaza

◊ “La speranza non deve abbandonarci”: si fanno forza così le Suore della Congregazione del Rosario che ieri, per motivi di sicurezza, hanno dovuto abbandonare la loro casa a Gaza dove, nonostante tutto, contano di tornare il più presto possibile. Secondo la loro testimonianza, raccolta dall’agenzia Sir, la casa è stata danneggiata dalle bombe così come la scuola, che ha dovuto chiudere. Restano a casa, quindi, i 530 alunni che la frequentavano. “I bambini hanno paura – raccontano le religiose – i più piccoli non capiscono quello che succede intorno a loro”. La comunità di suore, prima di evacuare la zona, ha raccontato di non riuscire più a visitare le famiglie per verificarne le condizioni: la popolazione esce pochissimo di casa, durante la tregua giornaliera, e ha difficoltà ad acquistare anche i beni di prima di necessità a causa dei prezzi elevati, mentre gli aiuti umanitari arrivano tra mille difficoltà. (R.B.)

Dal Bollettino della Radiovaticana: 6 gennaio 2009

India: la Corte suprema ordina alle autorità dell'Orissa di garantire la sicurezza dei cristiani

◊ La Corte suprema indiana ieri sera ha ordinato alle autorità dello Stato orientale dell’Orissa - teatro tra agosto e settembre scorsi di violenze contro i cristiani - di garantire la sicurezza di tutte le minoranze e in particolare delle migliaia di cristiani costretti ad abbandonare le proprie abitazioni e a vivere in improvvisati campi per sfollati. Accogliendo un ricorso presentato dall'arcivescovo di Cuttack-Bhuaneswar, Raphael Cheenath, la Corte suprema ha più volte ribadito che non permetterà la persecuzione di nessuna minoranza in qualsiasi parte del parte del Paese visto che l’India è e resta uno Stato secolare. La Corte - informa la Misna - ha poi ordinato allo Stato dell’Orissa di non ritirare la protezione armata ai campi in cui si trovano gli sfollati della comunità cristiana, come dalle autorità locali nei giorni scorsi. Le violenze dei mesi scorsi - seguite all'omicidio del capo religioso indù, Laxmanananda Saraswati, ucciso il 23 agosto in un attacco rivendicato dai ribelli maoisti, ma che i radicali indù hanno continuato a imputare ai cristiani - hanno provocato almeno 38 vittime. Secondo fonti religiose locali, i morti sarebbero stati 62. (S.G.)