Una verità irrisolta

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lunedì 31 gennaio 2022

+2 notizie da Agenzia Fides

 

ASIA/VIETNAM - Un prete domenicano ucciso nel confessionale
 
Kon Tum (Agenzia Fides) - Un sacerdote domenicano vietnamita, padre Joseph Tran Ngoc Thanh, è stato ucciso mentre ascoltava la confessione e celebrava il Sacramento delle Riconciliazione nella diocesi di Kon Tum. Aveva 41 anni. L'aggressione è avvenuta il 29 gennaio, poco prima della celebrazione della messa vespertina del sabato sera. Padre Joseph Tran Ngoc Thanh si trovava in confessionale quando è stato aggredito con un'arma da taglio da un uomo mentalmente instabile. Un altro religioso domenicano, accorso sul luogo, è stato ferito con un coltello quando ha cercato di fermare l'aggressore. Le persone presenti nella chiesa, che hanno assistito all'aggressione, erano in stato di shock. Padre Tran, ferito, ha ricevuto le prime cure ma non è riuscito a riprendersi ed è morto alle 23,30 (ora locale) dello stesso giorno, come racconta all'Agenzia Fides The Tran, giornalista cattolico locale.
La polizia locale ha arrestato l'aggressore, considerato una persona "con malattia mentale". La comunità locale è profondamente colpita dalla inattesa uccisione del sacerdote, proprio nel momento in cui erano in preparazione i festeggiamenti del capodanno lunare, che il Vietnam celebra il 1° febbraio. Hanno espresso messaggi di lutto e di dolore la Provincia domenicana del Vietnam e la comunità della parrocchia di Dak Mót, 40 km a Nord di Kon Tum, dove il prete viveva e operava. Il religioso si era recentemente insediato come sacerdote incaricato per la cura pastorale di un "piccolo gregge" di cattolici.
Il Vescovo Aloisio Nguyen Hung Vi, che guida la diocesi di Kon Tum, ha celebrato una messa funebre ieri, domenica 30 gennaio, e ha espresso le sue condoglianze alla comunità parrocchiale di Dak Mót e alla Provincia domenicana del Vietnam. Ha detto il Vescovo: "Sappiamo che la volontà di Dio è misteriosa, non possiamo comprendere appieno le vie del Signore. Possiamo solo consegnare il nostro fratello nelle mani del Signore. Padre Joseph viaggia nell'eternità e, qualunque cosa sia accaduta, nessuno può separare lui né noi dall'amore di Dio. Quando è stato colpito, Padre Joseph stava facendo le veci di Cristo, dispensando il suo perdono. Morire in quel momento, 'in persona Christi', deve essere una grazia. In questo dolore vediamo anche la bellezza e la nobiltà del sacerdote".
Il corpo di padre Joseph Thanh è stato portato alla Cappella di San Martino nella città di Bien Hoa, nella provincia di Dong Nai, per il rito di commiato, tenutosi oggi 31 gennaio, e per la sepoltura. Il corpo del sacerdote è stato sepolto tra gli altri frati domenicani nel cimitero della Provincia, situato a Bien Hoa.
P. Joseph Thanh era nato il 10 agosto 1981 a Saigon ed aveva emesso la professione religiosa nell'Ordine dei Frati Predicatori il 13 agosto 2010. È stato ordinato sacerdote il 4 agosto 2018.
Kon Tum, la capitale della omonima provincia, si trova nell'entroterra della regione degli altopiani centrali del Vietnam, vicino ai confini del Laos e della Cambogia.
(SD-PA) (Agenzia Fides 31/1/2022)
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ASIA/PAKISTAN - Attacco a Peshawar: un Pastore protestante ucciso, un altro gravemente ferito
 
Peshawar (Agenzia Fides) - Aggressione letale contro due Pastore protestanti a Peshawar, nel Nord del Pakistan. Ieri pomeriggio, 30 gennaio, due uomini su una motocicletta hanno aperto il fuoco contro l'automobile dove si trovavano due Pastori protestanti, sulla circonvallazione di Peshawar, vicino al mercato di Madina. Il Pastore William Siraj è stato ucciso e il Pastore Patrick Naeem, gravemente ferito, è in ospedale. Entrambi appartengono alla "Chiesa del Pakistan", la comunità Anglicana nel paese.
I Pastori stavano tornando a casa dopo aver celebrato la liturgia domenicale presso la Chiesa di "Tutti i Santi". Il Pastore William Siraj, seduto sul sedile anteriore dell'auto, ha perso la vita sul colpo, mentre il Pastore Patrick Naeem è rimasto ferito da proiettili alla schiena e all'addome e, portato in ospedale, sembra non sia in pericolo di vita. Ha raccontato Naeem che, un volta lasciata la chiesa, due due uomini in moto li hanno seguiti aprendo il fuoco. “Non sono riuscito a identificarli perché uno indossava il casco e l'altro si copriva con un grande scialle. A causa di colpi di pistola alla testa e al collo, il Pastore William Siraj è morto sul colpo. Noi siamo uomini di preghiera e ci dedichiamo alla comunità; non litighiamo con nessuno, non abbiamo nemici. È un atto di terrorismo perpetrato da quanti vogliono rovinare la pace in Pakistan e danneggiare l'immagine del nostro Paese”.
La polizia ha registrato il "Primo rapporto di indagine" (Fir) e ha avviato le operazioni di perquisizione per cercare gli aggressori. I reati contestati a ignoti sono omicidio, tentato omicidio, danni alla vita o alla proprietà di altri, violenza settaria, ai sensi della legge antiterrorismo che prevede un processo per direttissima .
Il Vescovo Anglicano Humphrey Peters, alla guida della diocesi anglicana di Peshawar, ha condannato fermamente l'attacco e ha detto: “Esprimiamo le nostre più sentite condoglianze alla famiglia di William Siraj, che nel lutto e nel dolore, come simo tutti noi. È davvero una grande perdita. Chiediamo giustizia e protezione delle nostre famiglie cristiane”.
Mons. Azad Marshall, Presidente della assemblea dei Vescovi anglicani della Chiesa del Pakistan, ha aggiunto: "E' stato un atto orribile e disumano, senza alcuna ragione. Chiediamo al governo una rapida azione perchè sia fatta giustizia e perchè la vita dei fedeli cristiani in Pakistan sia tutelata e possa procedere pacifica".
Il Primo Ministro della provincia di Khyper Pakhthun Khwa (KPK), Mehmood Khan, assicurando l'impegno delle forze di polizia per arrestare i colpevoli, ha detto: “È un atto esecrabile; i colpevoli non potranno sfuggire. Questo attacco intende danneggiare l'armonia interreligiosa nella nostra provincia. Gli elementi coinvolti in questo attacco sono nemici della pace e della convivenza”.
I fedeli ricordano che la chiesa dove operavano i due Pastori, è già stata teatro di un attacco terroristico: il 22 settembre 2013, due attentatori suicidi si sono fatti esplodere nella chiesa di "Tutti i Santi" a Peshawar dopo l'Eucarestia domenicale, uccidendo 127 persone e ferendo 170 persone.
In diverse città del Pakistan i cristiani si sono riuniti ieri sera per condannare gli attacchi, accendendo candele e alzando la voce per invocare la protezione delle minoranze religiose che vivono in Pakistan. A Karachi, nel Sud del paese, l'organizzazione "The Voice for Justice" ha riunito i fedeli in una veglia di preghiera, chiedendo pace e giustizia ed esprimendo profonda solidarietà alla famiglie e alle comunità colpite.
(AG-PA) (Agenzia Fides 31/1/2022)

giovedì 23 dicembre 2021

ASIA/PAKISTAN - Ragazza cristiana rapita e convertita si riunisce alla sua famiglia

 


ASIA/PAKISTAN - Ragazza cristiana rapita e convertita si riunisce alla sua famiglia
 
Karachi (Agenzia Fides) - Arzoo Raja, 14enne ragazza cristiana rapita, convertita all'Islam e sposata forzatamente con il 44enne musulmano Azhar Ali, il suo rapitore, si riunisce con la sua famiglia . Lo ha stabilito l'Alta Corte della provincia del Sindh con una ordinanza ieri 22 dicembre 2021. La famiglia l'ha ricondotta a casa dopo aver ottenuto l'ordinanza del tribunale, assicurando che si prenderà cura della figlia con amore. Il caso scoppiò nell'ottobre 2020 (vedi Fides 21/10/2020) ed ebbe vasta risonanza mediatica, sociale e politica.
Nell'udienza tenutasi ieri mattina, il ricorso presentato dalla famiglia chiedeva che Arzoo Raja potesse lasciare l'istituto governativo di Panah Gah, dove viveva, affidata ai servizi sociali, tornando a vivere con i suoi genitori, dopo un anno di riflessione sulle sue scelte di vita (vedi Fides 23/11/2020).
Durante l'udienza il giudice ha parlato alla ragazza e ai genitori. Arzoo Raja, che al momento del matrimonio e della controversia aveva 13 anni, ha mostrato la sua disponibilità a tornare con i suoi genitori. Alla domanda sulla sua conversione all'Islam ha risposto che si era convertita "di sua spontanea volontà".
Il giudice ha chiesto ai genitori di Arzoo di riportarla a casa e i genitori hanno affermato che accolgono con gioia la ragazza, si impegnano a prendersene cura, a non farle pressioni sul tema della conversione religiosa.
Dilawar Bhatti, presidente della "Christian Peoples Alliance", presente all'udienza, ha accolto con favore la decisione della Corte. Parlando all'Agenzia Fides ha detto: “E' una buona notizia che Arzoo vivrà di nuovo con la sua famiglia e trascorrerà il Natale in serenità. Tante persone, avocati, assistenti sociali, cittadini hanno alzato la voce, si sono impegnate e hanno pregato per questo caso. Ringraziamo Dio tutti costoro”.
Dilawer Bhatti informa: “In tribunale i genitori si sono impegnati a non fare alcuna violenza sulla ragazza e a riferire ogni tre mesi alla polizia, anche versando una cauzione come pegno del rispetto di tali impegni. La Corte ha disposto che Arzoo non debba incontrare il suo presunto marito che sta affrontando un processo ai sensi del Child Marriage Restraint Act 2013, per violazione della legge dei matrimoni precoci".
(AG-PA) (Agenzia Fides 23/12/2021)

martedì 21 settembre 2021

Da Agenzia Fides 21 settembre 2021

 

ASIA/PAKISTAN - Minorenne cristiana violentata sfugge all'aguzzino: arrestato il colpevole
 
Sahiwal (Agenzia Fides) - Dopo una indagine condotta con raid in diversi villaggi nell'area di Sahiwal (città nella provincia pakistana del Punjab), la polizia del Pakistan ha arrestato un uomo musulmano per aver rapito, violentato e tramortito una bambina cristiana di 8 anni, liza Younas. Come appreso dall'Agenzia Fides, secondo i funzionari di polizia il colpevole è Muhammad Bota, arrestato e imputato ai sensi dell'articolo 376 del Codice penale, che punisce lo stupro e la violenza privata. La pena prevista dall'ordinamento è la reclusione per un periodo tra 10 e 25 anni o anche la pena di morte.
Ashiknaz Khokhar, promotore dei diritti umani che ha sostenuto e accompagnato la famiglia della vittima nell'iter legale, condannando il brutale attacco, dice a Fides: “Si tratta della crudeltà di un uomo musulmano, che la sera del 2 settembre ha rapito una ragazza minorenne per strada, l'ha violentata e, per nascondere il suo crimine, ha tentato di uccidere la ragazza colpendola con una pietra e lasciandola priva di sensi a terra. Poi è fuggito"
Così Khokhar ricostruisce la vicenda: “Il 2 settembre, la bambina è stata mandata dai genitori a compiere una commissione in un negozio e, non rientrando dopo mezz'ora, i genitori insieme ai vicini di casa hanno iniziato a cercarla. La ragazza è stata ritrovata ferita e in stato confusionale in una strada vicina. E' quindi stata portata all'Ospedale di Sahiwal per esami medici. Il referto medico informa che è stata violentata e riporta gravi ferite anche in altre parti del corpo. Tuttavia la bambina è stata in grado di riconosce il suo aggressore e ha riferito che Mohammad Bota l'ha adescata e l'ha portata in un edificio dove l'ha violentata, aggredita con una pietra ed poi è fuggito”.
Khokhar rileva : “I casi di abuso sessuale sono particolarmente atroci e lo sono ancora di più quando un abominevole atto di violenza sessuale viene commesso contro un bambino. La minorenne è traumatizzata ed è devastata psicologicamente. È in cura da uno psicologo e da altri medici per essere curata da questo trauma e dalle ferite”. Khokhar aggiunge: “Il processo di guarigione di Liza potrebbe richiedere anni. Ringraziamo i funzionari di polizia, il ministro cristiano Ejaz Alam Augustine e il personale medico per la piena collaborazione nel perseguire il colpevole e risolvere il caso”.
L'organizzazione non governativa "Sahil", che opera in Pakistan per proteggere i bambini da tutti i tipi di violenza, nel suo Rapporto per l'anno 2020 riferisce che ogni giorno più di 8 bambini subiscono abusi in Pakistan. I casi di azioni criminali ufficialmente denunciate contro i bambini sono aumentati da 2.846 nell'anno 2019 a 2.960 nell'anno 2020. Il rapporto menziona anche che l'80% degli abusi è compiuto da qualcuno che il bambino conosce.
In tale quadro si inserisce la violenza perpetrata a danno delle bambine e ragazze di religione cristiana o indù, compiuta da persone di religione musulmana che disprezzano, discriminano e abusano delle ragazze appartenenti a comunità delle minoranze religiose, con l'idea che tali crimini di violenza , sequestro e stupro possano facilmente restare impuniti. Per questo gli avvocati e le organizzazioni della società civile tengono a segnalare, denunciare e perseguire tali casi, per stroncare la cultura dell'impunità.
(AG-PA) (Agenzia Fides 21/9/2021)

mercoledì 21 luglio 2021

Da Agenzia Fides 21 luglio 2021

 

ASIA/PAKISTAN - Limite di età per la conversione religiosa: il Ministero per gli affari religiosi frena
 
Lahore (Agenzia Fides) - Il Ministero per gli affari religiosi del Pakistan non intende porre limiti di età alla conversione religiosa. Come appreso da Fides, nel corso di una recente riunione della Commissione parlamentare per i diritti delle minoranze del Senato, il Ministro per gli Affari religiosi, Noorul Haq Qadri, ha affermato di non voler sostenere un possibile limite minimo di età di 18 anni per la conversione religiosa. Se qualcuno vuole cambiare religione prima dei 18 anni, quella è una libera scelta, ha asserito, mentre per il matrimonio si tratterebbe di una questione diversa. La questione relativa al limite di età minima per il matrimonio era stata sottoposta al Consiglio per l'Ideologia Islamica, organo consultivo. Ma, come notano le organizzazioni cristiane in Pakistan, la questione è strettamente connessa alla conversione religiosa.
In un messaggio inviato all'Agenzia Fides, Nasir Saeed, Direttore della Ong "CLAAS" (Centre for Legal Aid Assistance & Settlement), spiega che i casi di giovani ragazze cristiane e indù costrette a convertirsi sono aumentati vertiginosamente nell'ultimo anno. E nota: “Tenere in considerazione lo scenario complessivo e considerare l'attuale impostazione di un'età minima di 18 anni per la conversione è fondamentale. Ho riscontrato personalmente almeno due dozzine di casi di conversione forzata di giovani ragazze cristiane nel Punjab, e il 90% delle ragazze ha meno di sedici anni". Secondo il Direttore di CLAAS, "spesso la polizia trasforma i casi di rapimento in casi di 'conversione religiosa' e poi, invece di intraprendere le necessarie azioni contro il rapitore, consegna un certificato di conversione ai genitori della ragazza rapita, dicendo che la ragazza si è convertita all'Islam di sua spontanea volontà, quindi essi non possono fare nulla ed è tutto legale".
“In alcuni casi la polizia ha perfino detto ai genitori che dovevano essere felici perché la loro figlia si era convertita all'Islam. Anche i tribunali pakistani spesso non rendono giustizia alle vittime e alle loro famiglie poiché, invece di decidere e applicare le leggi vigenti nel paese, i casi vengono decisi sulla base della dichiarazione estorte alle ragazze rapite. I giudici ignorano completamente le leggi nazionali e internazionali e danneggiano l'intero paese".
Dato questo scenario, "è opportuno e urgente che il governo agisca in base alle raccomandazioni della Commissione parlamentare sui diritti delle minoranze del Senato, fissando a 18 anni l'età minima per una conversione religiosa", nota Nasir Saeed.
Secondo i leader cristiani della società civile in Pakistan, un provvedimento che limiti l'età della conversione religiosa a 18 anni può risultare utile ad arginare il fenomeno del rapimento, conversione e matrimonio delle ragazze cristiane e indù. Ma la via migliore per risolvere la questione alla radice, si afferma, è frenare i matrimoni forzati garantendo l'applicazione di un'età minima di 18 anni per il matrimonio, secondo la legge sulla protezione delle donne.
(PA) (Agenzia Fides 21/7/2021)

martedì 8 giugno 2021

Fides News 8 giugno 2021

 

ASIA/MYANMAR - Il Vicario di Loikaw: "Le chiese nel mirino dei militari"
 
Loikaw (Agenzia Fides) - E' una situazione grave e drammatica quella della diocesi di Loikaw, nello stato birmano di Kayah (Myanmar orientale), dove infuria il conflitto tra esercito birmano e forze di difesa popolari che si oppongono alla giunta militare, dopo il colpo di stato del 1° febbraio. La Chiesa cattolica locale sta prodigandosi con ogni mezzo e risorsa per aiutare gli sfollati interni ma "le chiese sono nel mirino dei militari": è quanto afferma in una accorata Lettera pastorale, inviata all'Agenzia Fides, padre Celso Ba Shwe, Vicario generale della diocesi cattolica di Loikaw. Data l'improvvisa scomparsa del Vescovo e la sede vescovile vacante, padre Celso Ba Shwe, Vicario generale, sta governando la pastorale ordinaria della diocesi.
Nella Lettera pastorale diffusa oggi, il Vicario riferisce degli intensi combattimenti tra esercito e forze della resistenza composte da giovani della società di ogni etnia e religione. In uno scenario critico dal punto di vista umanitario e precario per la sicurezza dei civili, "tutte le comunità religiose nella diocesi stanno dando rifugio e aiutando i civili nelle loro rispettive chiese ed edifici. Ma le chiese sono nel mirino dei militari", afferma con seria preoccupazione.
Di fronte auna violenza e a una ferocia senza precedenti, con bombardamenti indiscriminati su donne, anziani e bambini sfollati, il Vicario esorta tutto il popolo di Dio "a ricorrere alla Vergine Maria e a recitare ogni sera alle 19:00 il Rosario per la pace e per il ritorno della stabilità in Myanmar". Il testo della missiva sottolinea che "la popolazione è stanca e terrorizzata e ora, a causa dei bombardamento di chiese e monasteri, dove i civili avevano trovato riparo, sta fuggendo verso aree forestali che sono anch'esse non sicure", nota.
Come riferito all'Agenzia Fides, sono almeno sei le chiese colpite o interessate da violenza e raid militari nei giorni scorsi. Sacerdoti e religiosi locali stanno mettendo in campo tutte le loro energie fisiche e spirituali per restare accanto alla popolazione in una fase di reale emergenza umanitaria.
(PA-JZ) (Agenzia Fides 8/6/2021)


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ASIA/PAKISTAN - Antico collegio cristiano sottratto alla Chiesa: si calpestano i diritti delle minoranze
 
Peshawar (Agenzia Fide) - L'Edwardes College nella città di Peshawar, storico istituto della "Chiesa del Pakistan" (la Chiesa anglicana), nella diocesi anglicana di Peshawar, viene affidato alla gestione dello stato. Lo ha deciso la Corte Suprema di Peshawar pronunciandosi a favore del governo della provincia di Khyber Pakhtunkhawa, nell'ambito della battaglia legale in corso tra Chiesa e governo provinciale per il controllo e la gestione dell'istituto. La sentenza della Corte Suprema giunge dopo che, nell'ottobre 2019, l'Alta Corte di Peshawar aveva emesso un ordine di nazionalizzazione del più antico istituto di istruzione del territorio provinciale. Il recente verdetto della Corte Suprema viene totalmente rigettato dalle comunità cristiane che, come affermano i Vescovi anglicani in Pakistan, "non vedono tutelato il loro diritto costituzionale e vedono calpestata la giustizia".
Zeeshan Yaqub, attivista per i diritti delle minoranze di Peshawar rileva all'Agenzia Fides che "la comunità cristiana in Pakistan compie grandi sforzi nel campo dell'istruzione, della salute e di altri servizi umanitari, che vanno a beneficio di tutta la popolazione, di persone di ogni religione. Chiediamo la tutela dei diritti delle minoranze. come previsti dalla Costituzione del Pakistan, anche nelle loro proprietà".
L'Edwardes College nacque come scuola missionaria cristiana chiamata "Edwardes High School", fondata dalla "Church Missionary Society" britannica nel 1853. Nel 1900 si trasformò in Collegio e da allora ha funzionato come istituzione privata, gestita ufficialmente dalla "Chiesa anglicana". L'istituto è rimasto sotto la direzione della Chiesa anche dopo che, nel 1972, venne presa dal governo del Pakistan la decisione di nazionalizzare le istituzioni educative private. Molti istituti sono stati restituiti alle Chiese nei decenni successivi, secondo una politica di de-nazionalizzazione.
La controversia legale sull'amministrazione dell'Edwardes College è iniziata nel 2014, dopo che i missionari americani hanno lasciato la gestione dell'istituto a membri della Chiesa locale ed è stato nominato il primo preside cristiano pakistano. Un accademico musulmano, contestando tale nomina, ha portato il caso dinanzi all'Alta Corte nel 2016. In base alle decisioni dell'Alta Corte, il Vescovo anglicano di Peshawar Mons. Humphrey Sarfraz Peters (a cui intanto era passata la giurisdizione, con l'erezione di quella diocesi) ha ripristinato l'originario Consiglio di amministrazione, secondo la Costituzione promulgata dalla "Church Missionary Society". Tra l'altro la Chiesa è proprietaria esclusiva dei terreni e dei fabbricati del Collegio: per questo il Collegio non rientrava nei criteri della nazionalizzazione. Mons. Humphrey Sarfraz Peters ha ricordato che il Collegio ha sostenuto tutte le spese educative, proprio come qualsiasi altro istituto di istruzione privato, senza alcun aggravio di spesa per lo stato.
L'attuale governo della provincia di Khyber Pakhtunkhawa non ha accettato la configurazione del Collegio come "istituzione privata", di proprietà della Chiesa, e ha proseguito la battaglia legale cercando di strappare il controllo totale della struttura alla Chiesa. La sentenza dell'Alta Corte di Peshawar dell'ottobre 2019 ha dato ragione al governo civile e, dopo l'ultimo ricorso intentato dalla Chiesa, anche la Corte Suprema si è pronunciata a favore del governo della Khyber Pakhtunkhawa.
Una recente ricerca della Ong "Centro per la giustizia sociale" ha rilevato il forte indebolimento delle scuole e degli istituti un tempo cristiani, dopo la avvenuta nazionalizzazione, nella qualità dell'istruzione impartita.
(KN-PA) (Agenzia Fides 8/6/2021)
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mercoledì 17 febbraio 2021

Da agenzia Fides : Due giovani cristiani incriminati con false accuse di blasfemia 17 febbraio 2021

 

ASIA/PAKISTAN - Due giovani cristiani incriminati con false accuse di blasfemia: gli avvocati contestano i reati
 
Lahore (Agenzia Fides) - Due giovani cristiani sono stati incriminati per blasfemia, accusati di aver predicato il cristianesimo a giovani musulmani e di aver disonorato pubblicamente l'islam, il Corano e il Profeta Maometto al Model Town Park di Lahore. I due sono Haroon Ayub Masih di 25 anni e Salamat Mansha Masih di 30 anni, membri di una comunità cristiana evangelica. L'arresto di uno degli imputati (l'altro è fuggito) è avvenuto subito dopo che Haroon Ahmad, un uomo musulmano, ha presentato denuncia alla stazione di polizia di Model Town contro i due giovani il 13 febbraio scorso, contestando la violazione delle "leggi sulla blasfemia", ovvero l'articolo 295 ai commi "a", "b" e "c" del Codice penale del Pakistan.
Secondo il denunciante, i due Haroon Ayub Masih e Salamat Mansha Masih si sono avvicinati a un gruppo di persone musulmane iniziando a predicare il cristianesimo e consegnando loro un libro in lingua urdu intitolato "Zindagi ka Paani" (Acqua della vita). Il musulmano Haroon Ahmad nel primo rapporto di indagine (First Information Report) dice: "I due uomini hanno iniziato a commettere blasfemia disonorando il Profeta Maometto, dicendo che era un vagabondo, che si è sposato per aumentare la sua generazione mentre Gesù non si è sposato e ha proclamato la verità". Aggiunge il rapporto, pervenuto a Fides : "Hanno detto che la Torah e i Vangeli sono libri veri e il Sacro Corano non dice la verità, hanno continuato a disonorare l'Islam, ferendo le nostre emozioni e sentimenti religiosi apertamente e pubblicamente ”. Il denunciante afferma inoltre: “Gli uomini cristiani hanno commesso blasfemia disonorando il Profeta Muhammad, il Sacro Corano e l'Islam. Vi chiedo di punire i due e la casa editrice secondo le leggi sulla blasfemia, per aver pubblicato e stampato questa letteratura ”.
La polizia ha avviato un procedimento ai sensi delle leggi sulla blasfemia 295 al comma "A" che incrimina "atti deliberati o dolosi volti a oltraggiare i sentimenti religiosi di qualsiasi persona, insultando la sua religione e credenze religiose", che prevede 10 anni di reclusione o multa; si cita poi il comma 295 B cioè "aver vilipeso il Sacro Corano" per il quale la pena è la reclusione a vita; e si formulano accuse secondo il 295 C per aver "usato osservazioni dispregiative, pronunciate, scritte direttamente o indirettamente che offendono il nome del Profeta Maometto o altri profeti" per cui è prevista la pena di morte obbligatoria.
Uno dei due cristiani, Salamat Mansha Masih, è stato arrestato dalla polizia mentre Haroon Ayub Masih è riuscito a fuggire e anche la sua famiglia si è nascosta.
L'avvocato cristiano Aneeqa Maria Anthony, responsabile della Ong "The Voice", che ha assunto la difesa legale di Haroon Ayub Masih, così chiarisce all'Agenzia Fides l'accaduto, rifendendo quanto ha raccontato Haroon Masih: "Stavamo studiando e discutendo per conto nostro del Nuovo Testamento, quando alcuni giovani di passaggio si sono fermati per ascoltare cosa stavamo dicendo. Dopo aver sentito che stavamo parlando della Bibbia, hanno chiesto informazioni e allora abbiamo dato loro un piccolo libro chiamato 'Acqua della vita' con alcuni estratti dal Nuovo Testamento. Non c'è niente di blasfemo in quel libro. Uno di loro ci ha chiesto di smettere di leggere e parlare della Bibbia in un luogo aperto, poiché non sarebbe consentito. Siamo rimasti scioccati nel sentire questo, perché non li abbiamo invitati ad ascoltarci. Abbiamo detto loro di non interferire poiché stavano , secondo i nostri diritti di cittadini, semplicemente parlando tra noi. A quel punto il confronto è diventato una discussione accesa e abbiamo preferito abbandonare il luogo".
Prosegue l'avvocato: "Alcuni dei giovani musulmani, però, hanno preso Salamat e lo hanno portato al responsabile della sicurezza del parco, accusandolo proditoriamente i due di aver predicato il cristianesimo e aver bestemmiato contro l'islam, ma questo è del tutto falso. Così lo hanno portato alla polizia ed è scattata la denuncia". Haroon Masih ha dichiarato: "Leggo la Bibbia con i miei fratelli, serviamo Dio in diversi luoghi del Pakistan. Non ho mai parlato contro nessuna religione. Rispetto il Profeta Maometto ”.
L'avvocato Anthony riferisce un altro aspetto delicato: la denuncia è registrata è firmata da Haroon Ahmad che non era presente sul luogo , non è un testimone oculare dei fatti, ma che è membro del movimento estremista "Tehrik-e Labaik", che ha voluto assumersi la responsabilità di accusare i due cristiani, affermando di "voler continuare a proteggere l'Islam da ogni male".
L'avvocato informa che la prima udienza sul caso è prevista il 24 febbraio e che, intanto ha ottenuto una cauzione provvisoria per Haroon Ayub Masih. E conclude: "Cerchiamo giustizia per due giovani cristiani innocenti. Il gruppo Tehrik e Labaik sembra aver preso il caso molto seriamente e violentemente e agisce in maniera minacciosa. Non ci lasceremo intimorire ma abbiamo bisogno del sostegno e della preghiera di tanti".
(PA-AG) (Agenzia Fides 17/2/2021)

martedì 2 febbraio 2021

Da Agenzia Fides 2 febbraio 2021

 


ASIA/PAKISTAN - Leader religiosi islamici difendono l'infermiera cristiana accusata di blasfemia

 

Karachi (Agenzia Fides) - “A nessuno deve essere permesso di farsi giustizia da sé, né di abusare delle leggi sulla blasfemia. Tutte le organizzazioni religiose e i leader hanno condannato le torture inflitte all'infermiera cristiana in ospedale. Il Governo del Pakistan non tollererà questi abusi": come appreso dall'Agenzia Fides, è quanto ha dichiarato Hafiz Tahir Mehmood Ashrafi, assistente speciale del Primo Ministro per l'armonia religiosa. Hafiz Tahir Mehmood Ashrafi, religioso musulmano a capo del Consiglio degli Ulema del Pakistan, ha espresso indignazione e dolore per il trattamento violento riservato a Tabitha Nazir Gill, donna cristiana accusata di blasfemia il 28 gennaio mentre lavorava al Sobhraj Maternity Hospital, e ha promesso una attenta indagine sull'incidente, per scandagliare ogni abuso.
Tabitha Nazir Gill è stata accusata di aver commesso blasfemia dai suoi colleghi il 28 gennaio mattina, dopodiché è stata trascinata sul pavimento dell'ospedale, percossa, minacciata, legata e torturata per ore, fino a quando la polizia non ha raggiunto l'istituto e l'ha presa in custodia. I funzionari di polizia, dopo una prima indagine, l'avevano rilasciata senza alcun addebito (vedi Fides 29/01/2021), ma il giorno successivo hanno registrato una denuncia (First Information Report) contro dei lei dopo le proteste dei gruppi musulmani (vedi Fides 30/01/2021), che la accusano di aver usato termini dispregiativi sui profeti Adamo, Abramo e Maometto, reato punibile secondo l'articolo 295 C del Codice penale pakistano.
Il leader islamico Allama Shehryar Raza Abidi ha condannato l'attacco e la violenza e, in un videomessaggio consultato da Fides, afferma:
“È stato vergognoso vedere donne musulmane che picchiano una donna cristiana e usano un linguaggio offensivo verso di lei. Quella violenza mostra il loro estremismo e fondamentalismo, che non sono insegnamenti dell'Islam, e comunica un messaggio e un'immagine sbagliata dell'Islam. Questo fondamentalismo non ha nulla a che fare con l'Islam, che non diffonde violenza".
Condividendo le sue preoccupazioni sul recente caso di Tabitha Gill, Shehryar Raza Abidi cita uccisioni extragiudiziali avvenute in passato, ricordando il caso del governatore del Punjab, Salam Taseer, ucciso nel 2011, che aveva solo rimarcato l' uso improprio delle leggi sulla blasfemia . E aggiunge: “Se poi si trasformano gli assassini in eroi dell'Islam, è un'altra cosa triste che rovina l'immagine dell'Islam e del Pakistan. L'Islam ci insegna a stare con gli oppressi, ad opporci alla violenza, a proteggere i deboli: come seguaci del Profeta Maometto, dobbiamo essere misericordiosi ”.
Il leader musulmano, esprimendo preoccupazioni per il crescente estremismo e fondamentalismo nel paese, chiosa: “Le azioni violente non offrono il vero messaggio dell'Islam e danneggeranno anche le nostre generazioni future. Esorto tutti i miei fratelli musulmani ad essere messaggeri di misericordia e amano testimoniare l'autentico Islam ”.
(AG-PA) (Agenzia Fides 2/2/2021)

martedì 3 novembre 2020

La polizia salva Arzoo


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ASIA/PAKISTAN - La polizia salva Arzoo, la minorenne cattolica rapita e costretta a convertirsi e sposarsi
 
Karachi (Agenzia Fides) - “Siamo grati a Dio perché la polizia del Sindh, su ordine dell'Alta Corte della provincia del Sindh, ha salvato Arzoo Raja, una ragazza cattolica di 13 anni rapita il 13 ottobre 2020. È un grande risultato dopo due settimane di impegno continuo dei leader della Chiesa, con il sostegno dei leader dei partiti politici, degli attivisti e delle organizzazioni per i diritti umani e della società civile. Esprimo apprezzamento ai funzionari di polizia e ringrazio anche tutti i nostri fratelli musulmani che ci aiutano a chiedere giustizia per Arzoo”: lo ha detto il Vicario generale dell'arcidiocesi di Karachi, Mons. Diego Saleh, parlando all'Agenzia Fides dopo aver incontrato la minorenne cattolica salvata ieri, 2 novembre, in tarda serata.
Mons. Saleh prosegue: “Apprezzo enormemente le forze di sicurezza per aver salvato la minorenne lo stesso giorno in cui sono stati impartiti gli ordini dall'Alta Corte, e per aver tenuto la minorenne in custodia presso la stazione di polizia per le donne e i bambini, da qui verrà inviata alla casa rifugio per la sua protezione”. Il Vicario generale aggiunge: “Tutta la comunità cristiana pakistana è grata al governo del Sindh, ai giudici dell'Alta Corte e ai funzionari della sicurezza per la loro rapida risposta agli ordini del tribunale impartiti ieri mattina per salvare Arzoo”. Quindi esorta “tutta la comunità cristiana a continuare a pregare fino a quando non otterremo giustizia per Arzoo, e spero che presto la otterremo".
La polizia ha anche arrestato il rapitore Ali Azhar, che aveva rapito la ragazza il 13 ottobre mattina, l'aveva convertita con la forza e l’aveva sposata lo stesso giorno (vedi Fides 21, 22, 24, 29, 30/10/2020).
Anthony Naveed, un cristiano membro dell'Assemblea provinciale del Sindh e a capo della Commissione congiunta della Chiesa cattolica e protestante creatasi per il caso di Arzoo Raja, parlando a Fides afferma: “Siamo grati a Bilawal Zardari, Presidente del Pakistan Peoples Party e al Governo del Sindh per averci sostenuto, perché la legge esistente nella provincia del Sindh non ammette matrimoni sotto i 18 anni”. Aggiunge: "Nella precedente petizione presentata in tribunale il 27 ottobre 2020, la firmataria Arzoo Fatima (nome musulmano di Arzoo Raja) ha chiesto la protezione del suo matrimonio e al giudice non sono stati comunicati dettagli fondamentali, che lei avesse meno di 18 anni, per cui è stata presa la decisione a suo favore per la sua protezione”. Anthony Naveed inoltre spiega: "Nella petizione seguente, che abbiamo presentato da parte della famiglia, ci sono tutti i documenti autentici che dimostrano che Arzoo è minorenne ed è stata costretta a sposare il suo rapitore, per questo il tribunale ha ordinato di liberare immediatamente Arzoo dal suo rapitore Ali Azhar".
P. James Channan, OP, Direttore del Peace Center di Lahore, parlando a Fides, ha commentato: “Il salvataggio di Arzoo è occasione per ringraziare Dio per la lotta dei leader religiosi cristiani, degli attivisti per i diritti umani, dei promotori della giustizia e dell’armonia interreligiosa che ha prodotto questo risultato positivo. Le preghiere di innumerevoli cristiani e di tanti uomini e donne musulmani sono state esaudite”.
P. James Channan osserva ancora: “È una vittoria della legge e della giustizia che possiamo sperimentare in Pakistan se e quando presa sul serio e in modo giusto. Il rapimento, la conversione forzata e il matrimonio forzato con Azhar Ali, una persona malvagia di 44 anni, è stato un duro colpo e una sfida per il nostro sistema giudiziario e politico”. P. Channan conclude: “Il rilascio in tempi così brevi di Arzoo è un segno della lotta comune, delle preghiere, delle manifestazioni pacifiche e della protesta della comunità cristiana”. (AG) (Agenzia Fides 3/11/2020)


giovedì 29 ottobre 2020

ASIA/PAKISTAN - Un tribunale approva il rapimento della minorenne cattolica: vibranti proteste della Chiesa e della società civile

 

 
Karachi (Agenzia Fides) - “Chiediamo alle autorità del governo del Sindh, ai funzionari di polizia e alla magistratura, giustizia e un giusto processo. Auspichiamo severe misure da adottare per fermare la crescente ondata di rapimenti e conversioni forzate e matrimoni forzati delle ragazze che appartengono alle minoranze religiose del Pakistan. Al momento i cittadini delle minoranze non si considerano sicuri e con eguali diritti”: lo dice in un messaggio inviato all'Agenzia Fides, il Cardinale Joseph Coutts, Arcivescovo di Karachi, intervenendo sul caso della ragazza cattolica Arzoo Raja, sequestrata, convertita all'islam e costretta alle nozze da un uomo musulmano, a Karachi (vedi Fides 21/10, 22/10 e 24/10/2020)
Padre Saleh Diego, Vicario generale dell'Arcidiocesi di Karachi e anche a capo della Commissione diocesana per la giustizia e la pace, ha guidato la protesta di oltre 300 persone tra cristiani, indù e musulmani all'ingresso della cattedrale di San Patrizio, ieri 28 ottobre. P. Diego ha detto: “Chiediamo giustizia per la minorenne Arzoo Raja, che ha solo 13 anni. L'ordinanza del tribunale che di fatto legittima il rapimento ha rattristato la comunità cristiana del Pakistan; secondo l'ordinanza la ragazza dovrà convivere con il suo rapitore e la polizia garantirà loro protezione”. P. Diego informa: “La ragazza rapita è già con il rapitore da due settimane e il tribunale ha deliberato in favore del rapitore, è terribile. Per renderle giustizia faremo ogni sforzo possibile”.
Arzoo Raja è stato rapita il 13 ottobre 2020 da un uomo musulmano di nome Ali Azhar, che viveva in una casa vicina della ragazza cristiana, e lo stesso giorno ha rapito la ragazza, la ragazza si è convertita all'Islam e lo ha sposato.
L'ordinanza del tribunale, emessa il 27 ottobre, afferma che Arzoo Fatima (il nome musulmano) è firmataria e consenziente presso la Corte. Nell'ordinanza emessa si menziona che Arzoo Fatima era inizialmente di religione cattolica tuttavia, con il passare del tempo, avrebbe compreso che l'Islam è una religione universale e ha chiesto ai suoi genitori e ad altri membri della famiglia di abbracciare l'Islam, ma essi hanno rifiutato categoricamente. Arzoo successivamente ha accettato l'Islam per sua libera volontà, Arzoo ha contratto un matrimonio con un uomo musulmano, Ali Azhar, suo rapitore.
Nella stesso ordinanza, la polizia è invitata a non effettuare alcun arresto in relazione alla denuncia (First Information Report) registrata ai sensi dell'articolo 364-A del codice penale pakistano (ovvero rapimento di una persona di età inferiore ai 14 anni). Anzi, la polizia è tenuta a fornire protezione alla ragazza appena sposata.
Shema Kirmani, musulmana e attivista per i diritti umani ha detto a Fides: "Condanniamo fermamente tali atti che vengono compiuti in nome della religione. Nessuna religione permette di costringere qualcuno a convertirsi e di sposarsi con il rapitore. Si tratta di rapimento e stupro". E aggiunge: "Secondo il Child Marriage Act della provincia del Sindh, non si può permettere a nessuno di contrarre matrimonio in età inferiore ai 18 anni, le autorità devono arrestare e punire i colpevoli".
La cristiana Ghazala Shafiq, attivista per i diritti umani e delle donne, parlando a Fides rimarca: “Questa ordinanza del tribunale accetta la conversione forzata di Arzoo Raja, una ragazza di 13 anni. Il giudice non ha nemmeno chiesto il suo certificato di nascita per dimostrare l'età e non le hanno permesso di incontrare i suoi genitori. Si tratta di un ordine ingiusto, in cui non viene data priorità ai documenti presentati dai genitori che dimostrano la corretta età della ragazza"
(AG-PA) (Agenzia Fides 29/10/2020)

mercoledì 7 ottobre 2020

Assolto un cristiano accusato falsamente di blasfemia

 



ASIA/PAKISTAN - Assolto un cristiano accusato falsamente di blasfemia. Ora si chiede giustizia per la violenza commessa alla Joseph Colony

 
Lahore (Agenzia Fides) - Sawan Masih, l'uomo cristiano che era stato falsamente accusato di blasfemia nel 2013, è stato assolto ieri, 6 ottobre 2020, dalla Corte di appello di Lahore. Come appreso dall'Agenzia Fides, dopo 7 anni di carcere e una sentenza di condanna in primo grado, la Corte ha riconosciuto che Sawan era stato falsamente implicato in questo caso con intenzioni illecite dalla mafia legata al "land grabbing", prosciogliendolo da ogni accusa e disponendone l'immediato rilascio.
L'avvocato della difesa ha sottolineato il fatto che esisteva un ritardo di trentaquattro ore tra il presunto reato di blasfemia e la denuncia presentata alla polizia: questo elemento va a confermare la tesi di un'accusa orchestrata a tavolino per incastrare l'uomo, abusando della legge sulla blasfemia. Inoltre, i testimoni chiamati in causa per convalidare le accuse di blasfemia, hanno reso dichiarazioni contraddittorie e non coerenti. Basandosi su questi elementi, il giudice ha ribaltato la sentenza di primo grado.
Sawan Masih è stato accusato di blasfemia nel marzo 2013. In seguito al suo caso, oltre 178 case del quartiere cristiano Joseph Colony a Lahore furono bruciate da una folla di musulmani. Nel 2014 è giunta la condanna a morte per blasfemia (vedi Fides 4/4/2014), mentre nessun musulmano è stato ancora punito per la devastazione compiuta nel quartiere cristiano. L'uomo dall’aprile del 2014 era nel braccio della morte nel carcere di Faisalabad ma "restava fiducioso sulla sua liberazione e sulla sua salvezza" dice, in una nota inviata all’Agenzia Fides, il cristiano Joseph Francis, leader dell’Ong CLAAS (Centre for Legal Aid Assistance & Settlement) che segue e assiste casi di cristiani discriminati o bisognosi di assistenza legale in Pakistan. Afferma a Fides l'Ong CLAAS: "Siamo estremamente orgogliosi e felici perchè oggi, dopo otto anni di incessante impegno, è stata resa giustizia a un uomo innocente. Continuiamo a lavorare per tutti i cristiani accusati ingiustamente, vittime di una legge draconiana che andrebbe modificata per evitare gli abusi". Masih ha detto di aver pregato ogni giorno in carcere "per i giudici, perché Dio infondesse in loro coraggio, e potessero applicare la vera giustizia nelle loro decisioni".
Ricorda all'Agenzia Fides il Domenicano p. James Channan, Direttore del "Peace Center" a Lahore: “I cristiani, così come gli induisti e altri membri di fedi minoritarie, in Pakistan sono oggetto di discriminazione e ingiustizie che si consumano spesso sfruttando in modo scorretto le leggi sulla blasfemia, causando poi attacchi gratuiti e immotivati sulle comunità cristiane innocenti. Grazie ai buoni rapporti con leader musulmani, come Abdul Khabir Azad, l’imam della Moschea reale di Lahore, abbiamo lavorato insieme per risolvere situazioni di tensione, come l’attacco al quartiere cristiano 'Joseph Colony' nel cuore di Lahore, a marzo 2013. Siamo grati alla Corte per aver prosciolto reso la libertà a Masih, riconoscendone l'innocenza. Ora occorre rendere giustizia alle famiglie che persero le loro case e proprietà, nelle aggressione generata da una falsa accusa di blasfemia verso Sawan Masih".
Vi sono attualmente almeno 80 persone in prigione in Pakistan per il reato di "blasfemia", e almeno la metà di loro rischia l'ergastolo o la pena di morte. Le persone accusate in base alle legge sono principalmente musulmani, in un paese in cui il 98% della popolazione segue l'Islam ma, come notano la gli attivisti cristiani della Commissione "Giustizia e pace" dei Vescovi cattolici pakistani, "la legge prende di mira in modo sproporzionato membri di minoranze religiose come cristiani e indù".
non va sottovalutato il caso di esecuzioni extragiudiziali, dato che leader radicali esortano i militanti a "farsi giustizia da soli", uccidendo persone ritenute colpevoli di blasfemia, anche se non sono condannate in tribunale o sono accusate falsamente. Secondo la Ong "Centro per la giustizia sociale", fondata e guidata dal cattolico pakistano Peter Jacob, a partire dal dal 1990, almeno 77 persone sono state uccise in esecuzioni extragiudiziali, in relazione ad accuse di blasfemia: tra gli uccisi vi sono persone accusate di blasfemia, i loro familiari, avvocati e giudici che hanno assolto gli accusati del reato.
(PA) (Agenzia Fides 7/10/2020)

mercoledì 9 settembre 2020

Cristiano condannato a morte per "blasfemia" ieri: il pakistano Asif Pervaiz

 

ASIA/PAKISTAN - Cristiano condannato a morte per "blasfemia"; i Vescovi chiedono una campagna del governo per i diritti delle minoranze
 
Lahore (Agenzia Fides) - Un tribunale di Lahore, capitale della provincia del Punjab pakistano, ha condannato a morte un cristiano per aver commesso "blasfemia": si tratta di Asif Pervaiz, 37 anni, è in carcere dal 2013 con l'accusa di aver inviato messaggi di testo SMS "blasfemi" al datore di lavoro Muhammad Saeed Khokher. Come riferito dall'avvocato Saif-ul-Malook, il legale musulmano che ha difeso anche la cristiana Asia Bibi, il tribunale non ha dato credito alla sua testimonianza, in cui l'uomo negava ogni addebito, e lo ha condannato a morte ieri, 8 settembre. Secondo la versione di Pervaiz, riferita dall'avvocato Malook, "Khokher voleva convincerlo a convertirsi all'Islam e, quando egli non ha acconsentito, lo ha accusato falsamente di blasfemia". Secondo Malook, "si tratta di un altro caso in cui la legge viene utilizzata ingiustamente contro le minoranze religiose". In Pakistan la "Legge di blasfemia" (gli articoli 295 "b" e "c" del Codice penale") prevede l'ergastolo o la pena di morte per il reato di vilipendio al Profeta Maometto, all'Islam o al Corano.
P. Qaisar Feroz OFM Cap, Segretario esecutivo della Commissione per le comunicazioni sociali dei Vescovi cattolici del Pakistan, rileva in un colloquio con l'Agenzia Fides: "La comunità cristiana del Pakistan è profondamente addolorata per la condanna a morte di Asif Pervaiz. Chiediamo vivamente al governo del Pakistan di far sì che si possa riconsiderare la decisione della Corte in modo che sia fatta giustizia. I casi di blasfemia aumentano di giorno in giorno in Pakistan, il che non è affatto un buon segno, per una società dove regna la tolleranza. Raccomandiamo vivamente al Primo Ministro Imran Khan di lanciare una campagna di sensibilizzazione in video per promuovere i diritti delle minoranze e la dignità umana".
Raggiunto dall'Agenzia Fides, padre Mario Rodrigues, prete e parroco a Karachi, commenta: "Pur non conoscendo direttamente il caso, non crediamo alle accuse. Ci sono troppi precedenti e casi di false accuse, in cui si strumentalizza la legge. Nessun cristiano in Pakistan si sognerebbe mai di insultare l'Islam o il Profeta Maometto. Siamo un popolo di persone rispettose verso tutte le religioni, tantopiù nella condizione in cui viviamo, sapendo che quello della blasfemia è un tasto molto delicato. Siamo tristi perchè le strumentalizzazioni e gli abusi della legge continuano. E' tempo di fare giustizia e reale uguaglianza per tutti i cittadini pakistani: anche i musulmani sono spesso vittime di false accuse".
Vi sono attualmente almeno 80 persone in prigione in Pakistan per il reato di "blasfemia", e almeno la metà di lro rischia l'ergastolo o la pena di morte. le persone accusate in base alle legge sono principalmente musulmani, in un paese in cui il 98% della popolazione segue l'Islam ma, come notano la gli attivisti cristiani della Commissione "Giustizia e pace" dei Vescovi cattolici pakistani, "la legge prende di mira in modo sproporzionato membri di minoranze religiose come cristiani e indù".
Vi sono inoltre casi di esecuzioni extragiudiziali, dato che leader radicali esortano i militanti a "farsi giustizia da soli", uccidendo persone ritenute colpevoli di blasfemia, anche se non sono condannate in tribunale o sono accusate falsamente. Secondo la Ong "Centro per la giustizia sociale", fondata e guidata dal cattolico pakistano Peter Jacob, a partire dal dal 1990, almeno 77 persone sono state uccise in esecuzioni extragiudiziali, in relazione ad accuse di blasfemia: tra gli uccisi vi sono persone accusate di blasfemia, i loro familiari, avvocati e giudici che hanno assolto gli accusati del reato. L'ultimo clamoroso omicidio del genere è avvenuto alla fine luglio, quando un uomo pakistano, ma con cittadinanza americana, Tahir Ahmad Naseem, 57 anni, accusato di blasfemia e sotto processo a Peshawar, è stato colpito a morte con sei colpi di arma da fuoco dal 19enne musulmano Faisal, mentre si trovava dentro al palazzo del tribunale di Peshawar.
A partire dal 2017, dopo una serie di sit-in di protesta su larga scala, i partiti politici di matrice islamica hanno incluso con sempre maggiore frequenza la questione della "difesa della legge di blasfemia" nelle loro piattaforme e agende politiche. Il partito politico Tehreek-e-Labbaik Pakistan (TLP), formato dal leader Khadim Hussain Rizvi conduce una dura aperta campagna per la difesa delle legge sulla blasfemia. Attivisti, Ong, gruppi religiosi non islamici ne chiedono la revisione per evitare gli abusi della legge e l'uso improprio come "arma" per vendette private.
(PA) (Agenzia Fides 9/9/2020)

lunedì 2 marzo 2020

Agenzia fides ASIA/PAKISTAN - Cristiano ucciso per aver usato l'acqua di un pozzo: la Chiesa chiede misure urgenti a tutela delle minoranze



ASIA/PAKISTAN - Cristiano ucciso per aver usato l'acqua di un pozzo: la Chiesa chiede misure urgenti a tutela delle minoranze
Lahore (Agenzia Fides) - “Condanniamo fermamente l'uccisione brutale di Saleem Masih: tale atto di discriminazione e pregiudizio rivela l'ignoranza e la massima altezza di intolleranza delle persone coinvolte nell'uccisione di giovani cristiani”: così p. Qaisar Feroz OFM Cap, Segretario esecutivo della Commissione episcopale per le comunicazioni sociali, commenta all'Agenzia Fides l'episodio dell'omicidio del 22enne Saleem Masih, torturato e ucciso perché reo di "aver contaminato” il pozzo da cui aveva attinto acqua per lavarsi dopo il lavoro. Il giovane, apostrofato con il termine dispregiativo “choora” (sporco, intoccabile), è stato percosso e torturato con una sbarra di ferro rovente. Trasportato all’ospedale di Lahore, capoluogo del Punjab, è deceduto il 28 febbraio, tre giorni dopo l’aggressione subita nel villaggio di Baguyana, all'interno del distretto di Kasur, in Punjab. Prosegue P. Qaisar: "È triste sapere che una persona viene uccisa per essersi lavata ad un pozzo, con l'accusa di aver inquinato l'acqua del pozzo. Saleem si stava sciacquando dopo aver lavorato nei campi agricoli. Urge cambiare questa mentalità: dobbiamo trattare tutti come esseri umani, ma molta gente è piena di odio per i non musulmani. Ora ha perso la vita un altro essere umano".
Sabir Michael, rinomato attivista per i diritti umani e per i diritti delle minoranze, parlando con Fides dichiara: “Esprimo la mia seria preoccupazione per questo incidente perché tali incidenti si verificano in sequenza contro le minoranze religiose in Pakistan che sono socialmente, economicamente e politicamente svantaggiate. Questo omicidio mostra che il governo e le autorità statali sono incapaci di controllare tali discriminazioni e persecuzioni a causa della fede". Michael inoltre afferma: "Noi, come comunità cristiana, chiediamo giustizia per Saleem Masih e chiediamo l'arresto immediato dei colpevoli. Il caso deve essere condotto in un tribunale antiterrorismo: questo è un atto di terrore, non si può uccidere la gente per questioni di tale entità”.
Nasir Saeed, direttore dell'Ong "CLAAS" (Centre for Legal Aid, Assistance and Settlement) nota a Fides: “Vogliamo che la famiglia di Saleem ottenga giustizia e gli assassini stiano dietro le sbarre. Ma, poiché gli autori del crimine sono persone influenti, non sarà facile, perché la polizia pakistana è spesso di parte quando si tratta di casi tra musulmani e non musulmani". "In questo stesso distretto - ricorda - i coniugi cristiani Shama e Shahzad Masih furono bruciati vivi dopo false accuse di blasfemia nel 2014. Il noto caso di Asia Bibi era simile: la lite iniziò per una fonte d'acqua. Il giovane studente Javed Anjum è stato torturato per cinque giorni per aver bevuto acqua dal rubinetto di una madrasa (scuola islamica), ma non è riuscito a sopravvivere ed è morto dopo 11 giorni in ospedale".
Nasir Saeed rileva che "questo non è un caso isolato, ma tali casi si verificano ogni giorno in tutto il Pakistan e spesso non sono stati riportati dai media. “È necessario prendere provvedimenti e ristabilire la giustizia, fermare la tortura e il trattamento discriminatorio su base religiosa", conclude. (AG-PA) (Agenzia Fides 2/3/2020)

giovedì 9 dicembre 2010

La Giornata per i Diritti Umani 2010

ASIA/PAKISTAN - La “legge sulla blasfemia” al centro della Giornata per i Diritti Umani
Karachi (Agenzia Fides) – “La Giornata per i Diritti Umani 2010 è l’occasione per focalizzare l’attenzione sugli articoli del Codice Penale che costituiscono la cosiddetta legge sulla blasfemia. La legge è una patente violazione dei diritti umani, consentita e legittimata dallo stato. E’ un provvedimento che permette e giustifica ingiustizie, discriminazioni e persecuzioni. E’ una legge da abolire”: è quanto dichiara all’Agenzia Fides p. Mario Rodrigues, Direttore delle Pontificie Opere Missionarie in Pakistan, alla vigilia della Giornata Mondiale per i Diritti Umani, promossa dall’Onu, che si celebra domani, 10 dicembre. La Giornata, nota a Fides il Direttore, “cade in un periodo di grande tensione nel paese, dovuta agli echi del caso di Asia Bibi, la donna cristiana condannata a morte proprio per un uso iniquo della legge sulla blasfemia. L’incertezza e le minacce dei gruppi terroristi sono un vero incubo per tutti coloro che difendono la donna”.
“La legge sulla blasfemia – spiega p. Rodrigues – contraddice apertamente la Dichiarazione Universale per i Diritti Umani, di cui il Pakistan è firmatario. E’ una legge promulgata dal dittatore Zia e mai approvata da alcun Parlamento. Le leggi vano fatte per proteggere i cittadini, non per perseguitarli”, aggiunge.
La legge colpisce le minoranze religiose, ma non solo: “Ne sono vittime anche moltissimi fedeli musulmani”, sottolinea. “Per questo vorrei ricordare quanto affermano eminenti leader islamici moderati: la legge rappresenta un tradimento anche dell’islam, in quanto non è contenuta nel Corano, e il profeta Maometto non vorrebbe certo si commettessero violenze e omicidi in suo nome”.
“Come cristiani del Pakistan, riteniamo importante per la giustizia e la convivenza civile che la legge sia abolita e sosteniamo comunque ogni progetto di revisione”, continua.
La Giornata per i Diritti Umani 2010 è dedicata dall’Onu in particolare agli attivisti e a tutti coloro che si impegnano a difendere e promuovere i diritti umani. P. Rodrigues rimarca: “Pensando alla storia del Pakistan, vorrei dedicarla al Vescovo John Joseph, che vent’anni fa ha lanciato la grande campagna per il rispetto dei diritti umani e delle minoranze religiose nel nostro paese. Siamo tutti eredi e debitori della sua battaglia e del suo coraggio. Vorrei menzionare, inoltre, due alfieri per i diritti umani che oggi continuano quest’opera: P. Emmanuel Mani e Peter Jacob, rispettivamente Direttore e Segretario esecutivo della ‘Commissione missione Nazionale Giustizia e Pace’ dei Vescovi del Pakistan. Sono due persone che, con il coraggio della verità, difendono tutte le vittime degli abusi per i diritti umani, a qualsiasi comunità religiosa appartengono”. (PA) (Agenzia Fides 9/12/2010)

sabato 2 ottobre 2010

Suore in azione!

ASIA/PAKISTAN - L’assistenza medica ai profughi migliora, anche grazie alle suore
Lahore (Agenzia Fides) – “Nel campo dell’assistenza medica, la situazione generale va migliorando, anche se ancora molti profughi, nelle aree remote, restano esclusi dagli aiuti ed esposti a malattie. Nell’opera della Caritas, un aiuto decisivo viene dalle suore: molte religiose di numerose congregazioni sono in prima linea nella cura dei malati”: è quanto dichiara all’Agenzia Fides Anila Gill, Segretario Esecutivo della Caritas Pakistan, in un aggiornamento sulla situazione degli aiuti umanitari ai rifugiati.
Anila Gill spiega a Fides: “Per quanto riguarda l’opera della Caritas Pakistan, curiamo la situazione sanitaria di oltre 5.000 famiglie in 7 diocesi del paese. Vorrei segnalare l’impegno instancabile di centinaia di religiose che stanno lavorando nei campi medici: grazie a loro migliaia di profughi, di tutte le religioni, ricevono cure mediche. I più vulnerabili sono donne e bambini. Stiamo facendo il possibile, e cominciano a vedersi i primi buoni risultati. Ma molti sfollati sono ancor tagliati fuori da ogni assistenza. Non possiamo fermarci”.
Le epidemie sono considerate dagli esperti spesso “inevitabili”, quando si affrontano disastri umanitari su vasta scala, come quello delle inondazioni che hanno colpito oltre 20 milioni di persone in Pakistan. Il governo ha diffuso, in proposito, notizie rassicuranti, affermando che, grazie all’azione congiunta di strutture mediche governative private, “la performance sanitaria nel dopo alluvioni costituisce un successo”. Tanto che, per ora, si è riusciti ad evitare nella provincia di Punjab epidemie di malaria e colera. “Vi sono invece casi di scabbia e gastroenterite, ma la situazione è sotto controllo”, ha dichiarato Muhammad Saeed Amir, direttore del Dipartimento di Sanità di Muzaffargarh, in Punjab.
Grazie alla proficua collaborazione fra settore pubblico e Ong private, internazionali e locali, è stata lanciata una vasta campagna di vaccinazioni che sembra aver dato buoni risultati. Solo nel distretto di Muzaffargarh, 80 team medici hanno trattato e curato oltre 600mila pazienti. Sono impegnati sul terreno enti come World Health Organization, Unicef, Rabta Aalam-e-Islami, Muslim Aid, MERLIN (Australia), MSF-Francia, ADRA (Regno Unito), Islamic Help (Regno Unito) e team medici provenienti da Germania, Giappone, Giordania, Arabia Saudita, Emirati Arabi e Australia.
Allo sforzo partecipa anche l’esercito, che offre nel settore sanitario standard di altissimo livello: l’esercito lavora con oltre 40 campi medici nelle zone colpite, curando 5.000 pazienti a settimana. I veterinari militari, inoltre, hanno vaccinato oltre 65 milioni di capi di bestiame in Sud Punjab.
Un importante contributo di volontari e di medicinali è giunto anche da associazioni professionali come Pakistan Medical Association (PMA), Pakistan Islamic Medical Association (PIMA), Famid Foundation. (PA) (Agenzia Fides 2/10/2010)

venerdì 24 settembre 2010

Tasse in Pakistan

ASIA/PAKISTAN - La società civile: più tasse ai ricchi per aiutare gli alluvionati
Islamabad (Agenzia Fides) – Il Pakistan dovrebbe riformare radicalmente il sistema di tassazione dei cittadini, aumentando il prelievo fiscale sui più ricchi, in modo da poter destinare maggiori risorse all’emergenza alluvioni: è quanto chiedono la società civile del Pakistan, la Chiesa, e organizzazioni internazionali, mentre il paese si trova ad affrontare la più grandi emergenza umanitaria della sua storia.
“Occorre un grande sforzo di solidarietà nazionale: se lo stato induce le persone benestanti a rinunciare a parte della loro ricchezza, a beneficio della collettività, oggi, in particolare, per gli alluvionati, sarebbe certo un buon passo avanti per l’intera nazione”, dice a Fides Peter Jacob, Segretario Esecutivo della Commissione “Giustizia e Pace”, in seno alla Conferenza Episcopale.
Secondo gli osservatori, il Pakistan ha un sistema di prelievo fiscale fra i più leggeri al mondo, pari a circa il 9% del valore dell’economia. Secondo Akbar Zaidi, economista che di recente ha pubblicato un rapporto sul sistema fiscale pakistano per il centro studi internazionale “Carnegie Endowment for International Peace”, uno dei problemi principali è che “molti cittadini evitano del tutto di pagare le tasse”. Meno del 2% dei 175 milioni di cittadini paga una tassa sui propri introiti, nota il Rapporto. E un comparto produttivo come l’agricoltura – uno dei principali nell’economia del paese, in mano a grandi famiglie di latifondisti – è totalmente esente da un prelievo fiscale.
“E’ giunto il momento che la piccola élite ricca del paese, che include l’esercito, i proprietari terrieri, le classi medie urbane, diano parte della loro ricchezza per il benessere dell’intera popolazione”, dice in una nota inviata a Fides un forum di organizzazioni nella società civile pakistana.
Secondo le organizzazioni, una modifica del sistema, che porti il livello del prelievo fiscale intorno al 15%, consentirebbe allo stato di generare 10 miliardi di dollari, che potrebbero essere immediatamente destinate alla gestione dell’emergenza, che ha colpito 20 milioni di persone e distrutto oltre 1,8 milioni di abitazioni. Quel denaro, si afferma, potrebbe servire per ricostruire le infrastrutture come ponti, strade e scuole, tutti beni primari per la riabilitazione economica e sociale della nazione.
Su spinta del Fondo Monetario Internazionale, il governo pakistano aveva promesso che avrebbe introdotto una riforma del sistema fiscale nel luglio scorso, ma proprio l’abbattersi delle alluvioni ha fatto rinviare il progetto. Oggi si dibatte su una possibile “tassa una tantum” sulle proprietà urbane e agricole, a carico dei cittadini non colpiti dalle inondazioni, ma non è chiaro se la proposta passerà, nè quanto denaro potrà generare per le casse dello stato. (PA) (Agenzia Fides 24/9/2010)

martedì 21 settembre 2010

Comitato per la pace

ASIA/PAKISTAN - Paura fra i cristiani di Karachi, condannati alla “precarietà”
Karachi (Agenzia Fides) – “Non ci sono minacce imminenti, ma la paura nella comunità cristiana è comunque palpabile. In Pakistan noi cristiani siamo in una condizione di forte precarietà: non sappiamo cosa potrà accadere nei prossimi cinque minuti”, dice all’Agenzia Fides p. Saleh Diego, Presidente della “Commissione Giustizia e Pace” della diocesi di Karachi, all’indomani della notizia di un attacco, avvenuto la sera del 18 settembre, a una chiesa cristiana Pentecostale, nel quartiere di Shah Latif Town, a Karachi.
La chiesa è stata attaccata e saccheggiata da un gruppo di estremisti islamici che hanno bruciato arredi e libri sacri. Secondo fonti locali, l’attacco è legato alla vicenda della “Giornata del rogo del Corano”, che non ha ancora spento la sua eco, e che tuttora viene utilizzata da alcuni leader musulmani estremisti per alimentare l’odio anticristiano.
P. Saleh Diego aggiunge: “Condanniamo l’attacco, chiediamo la protezione del governo e, come comunità cristiana in Pakistan, la possibilità di vivere tranquillamente e liberamente nel nostro paese. Esigiamo il rispetto per tutti i luoghi sacri e per i libri sacri, di qualsiasi religione”.
Il sacerdote, che è anche Cancelliere della diocesi di Karachi, racconta a Fides: “Ho appena parlato con il Vescovo, S. Ecc. Mons. Evarist Pinto, che ha espresso la sua preoccupazione: vogliamo evitare che, come accaduto nei mesi passati, episodi di violenza contro luoghi o quartieri cristiani possano espandersi ad altre parti della città”.
Certo, nota p. Diego, non si possono tralasciare i “gesti avventati” di alcune denominazioni cristiane protestanti, che hanno un atteggiamento ben poco dialogico verso i musulmani: “La chiesa attaccata, nata due o tre anni fa, sorgeva nel bel mezzo di un quartiere musulmano, non aveva un Pastore e ben pochi cristiani la frequentavano. Era molto esposta ed era un facile bersaglio per gli estremisti”, spiega.
In questa situazione, la Chiesa cattolica di Karachi è attiva nel dialogo con le altre comunità religiose e con le istituzioni per disinnescare altre tensioni. “Stiamo costituendo, a livello cittadino, uno speciale ‘Comitato per la pace’ che riunirà leader cristiani di diverse confessioni, e che coinvolgerà leader musulmani e leader civili. Continuiamo a lavorare per l’armonia religiosa e sociale, un bene prezioso, da tutelare nella nostra città”. (PA) (Agenzia Fides 21/9/2010)

venerdì 17 settembre 2010

Annuncio cristiano

ASIA/PAKISTAN - Un Pastore cristiano aggredito “perché predica la salvezza in Cristo”
Lahore (Agenzia Fides) – E’ un attentato contro la libertà religiosa, che lo stato deve tutelare: così fonti di Fides in Pakistan commentano la recente aggressione subita dal Pastore Emmanuel Beshir, della “Chiesa Pentecostale della Città Santa”. Il Pastore guida una comunità e predica l’annuncio cristiano nella zona di Kasur, a Sud di Lahore, nel Punjab.
Come racconta una nota inviata all’Agenzia Fides dall’ “International Christian Concern” – organizzazione che monitora le violenze sui cristiani nel mondo – il 13 settembre, alle nove di sera, il Pastore stava rientrando dal villaggio di Bahmani Wala, quando cinque uomini lo hanno fermato chiedendogli: “Perchè predichi che Gesù Cristo è il Signore e che nessuno può salvarsi senza di Lui?”. Il Pastore ha replicato: “Non smetteremo mai di predicare il Signore Gesù Cristo a tutte le nazioni”. A queste parole, i cinque uomini lo hanno assalito e percosso, procurandogli fratture alla mano destra e diverse ferite. Il Pastore Beshir è attualmente ricoverato al Farooq Hospital a Lahore. “Non sono riuscito a identificare gli aggressori per l’oscurità”, ha detto, affermando che “chi predica il Vangelo va incontro a difficoltà e persecuzioni”.
Nell’insediamento cristiano di Bahamani Wala i fedeli sono già stati vittime di aggressioni a giugno del 2009, quando oltre 600 musulmani estremisti hanno attaccato i residenti del villaggio, con false accuse di blasfemia, distruggendo case, negozi e proprietà. (PA) (Agenzia Fides 17/9/2010)

giovedì 16 settembre 2010

Ancora Estremismo da Fides

Lahore (Agenzia Fides) – Sono molte, ben organizzate, efficaci; assistono solo profughi di religione musulmana; al loro interno si celano associazioni legate all’estremismo islamico, bandite dal governo, che agiscono “con secondi fini”: è questo il quadro descritto all’Agenzia Fides da Vescovi, sacerdoti e volontari cristiani che parlano dell’assistenza dei gruppi musulmani agli alluvionati. Secondo fonti di Fides, solo nella provincia del Punjab sono almeno 65 i campi gestiti da organizzazioni islamiste radicali, dichiarate illegali.
“I gruppi islamici di carità sono molto attivi e si muovono molto bene. Riescono a conquistare le simpatie della popolazione e ci riescono. Prestano le loro attenzioni agli sfollati musulmani”, dice a Fides S. Ecc. Mons. Lawrence Saldanha, Arcivescovo di Lahore e Presidente della Conferenza Episcopale.
“Le numerosissime organizzazioni musulmane impegnate oggi in soccorso agli sfollati delle alluvioni si occupano solo dei musulmani. Quando i cristiani si avvicinano loro, vengono allontanati”, precisa in un colloquio con Fides p. Mario Rodrigues, Direttore delle Pontificie Opere Missionarie in Pakistan.
P. Robert McCulloch, missionario di San Colombano a Hyderabad, sottolinea i distinguo: “La grande maggioranza dei musulmani mostra grande generosità nell'assistenza. Pochi gruppi estremisti perseguono i loro fini anche in questa tragedia e vogliono sfruttare la disperazione dei profughi a proprio vantaggio”.
Alwin Murad, volontario cattolico, spiega a Fides: “Alcune organizzazioni fondamentaliste distribuiscono cibo e invitano a pregare Allah. E’ possibile che, se si avvicinano sfollati non musulmani, chiedano loro di convertirsi all’islam. Soprattutto in aree come Charsadda, Peshawar, nella provincia di Khyber Pakhtunkhwa o nel Sud Punjab. Gruppi banditi dal governo hanno cambiato nome e sono registrati come Ong islamiche. Questi strumentalizzando l'assistenza umanitaria. I profughi sono un bersaglio facile”.
Ayub Sajid, cattolico, direttore della Ong “Organization for Development and Peace”, rimarca a Fides: “Questi gruppi cercano spazio nella società e lo trovano, per le dimensioni della tragedia e per la fatica del governo nei soccorsi. Operano anche in funzione elettorale, cercando consenso e voti. Ai cristiani viene detto di andare a cercare assistenza dai loro rappresentanti”.
Conferme giungono dalle drammatiche testimonianze inviate a Fides dalle Ong locali. Abid Masih, padre di 4 figli profugo dal Muzaffargarh, racconta: “Dopo alcune peregrinazioni, ci siamo ritrovati in un campo profughi dell’organizzazione religiosa islamica ‘Sip-e-Sahaba’. Ci hanno detto di andarcene o se volevamo diventare musulmani”.
Basharat Gill, residente a Shakargarh, nel Punjab, afferma: “Con la mia famiglia di 12 persone, ci siamo diretti a Narowal. Abbiamo raggiunto un campo amministrato dal gruppo legato alla Lashkar-e-Taiba. Ci hanno dato cibo per un giorno. Poi, nel bel mezzo della notte ci hanno cacciato”. (PA) (Agenzia Fides 16/9/2010)

Estremismo

Islamabad (Agenzia Fides) – Mentre la macchina degli aiuti umanitari arranca, gruppi islamisti radicali prendono piede e trovano sempre maggiore spazio nella operazioni di assistenza agli sfollati: è l’allarme giunto all’Agenzia Fides dal mondo delle Ong, da volontari e leader cattolici, nonché dalle istituzioni civili pakistane. Mentre le piogge e inondazioni continuano nel Sud del paese, e il governo è in difficoltà, “i gruppi islamici vanno a riempire il vuoto lasciato dalle istituzioni. I campi organizzati dal governo e gestiti dalla protezione civile non riesono ad accogliere tutti gli sfollati. Una buona parte del lavoro lo fanno le agenzie internazionali e le Ong private. In tale contesto si infiltrano anche organizzazioni caritative diretta espressione di gruppi islamisti radicali, che usano una diversa denominazione”, spiega all’Agenzia Fides un membro della “Commissione per i Diritti umani del Pakistan”, nota Ong pakistana.
“Vi sono ancora milioni di persone esposte a fame e malnutrizione”, ha detto ieri Valerie Amos inviato speciale dell’Onu in Pakistan. A sette settimane dall’inizio della tragedia, crescono nella società civile, nella politica e nell’opinione pubblica i timori che i gruppi radicali islamici utilizzino l’assistenza umanitaria per conquistare consenso e reclutare nuovi volontari.
Secondo l’Institute for Conflict Management (ICF), think tank specializzato sull’Asia meridionale, sono attive sul terreno anche formazioni dichiarate illegali alivello internazionale: “Gruppi militanti come Harkat-ul-Jihad-al-Islami (HuJI), Jaish-e-Mohammad (JeM), Harkat-ul-Mujahideen (HUM), Jama’at-ud-Da’awa (JUD), Lashkar-e-Toiba (LeT), e formazioni islamiste radicali come Jamaat-e-Islami (JeI), stanno traendo vantaggio dalla situazione delle inondazioni, raccogliendo denaro da destinare agli alluvionati”.
Gli aiuti dai paesi musulmani e dai fedeli musulmani in tutto il mondo si sono moltiplicati nel mese del Ramadan, attraverso il meccanismo della “Zakah”, l’elemosina obbligatoria che ogni musulmano è tenuto a versare, soprattutto alla fine del Ramadan (la “Zakat al-Fitr”), offerta destinata alle persone bisognose.
L’Organizzazione della Conferenza Islamica (OIC), formata da 57 paesi musulmani, ha annunciato aiuti per oltre un miliardo di dollari provenienti per la maggior parte da paesi come Arabia Saudita, Turchia , Kuwait, Emirati Arabi e Qatar, senza specificare se tali aiuti passeranno attraverso il governo pakistano o organizzazioni indipendenti. Il Primo Ministro Yousuf Raza Gilani ha criticato apertamente le donazioni compiute a Ong private. D’altro canto, membri dell’associazioni musulmana “Falah Insaniat Foundation”, molto attiva nel soccorso agli sfollati su tutto il territorio – diretta espressione della “Jamaat au-Dawa” – dichiarano apertamente alla stampa: “La gente si fida più di noi che del governo”.
Molti osservatori sottolineano che organizzazioni islamiche, legali o illegali, stanno lavorando con grande efficacia. “Per contrastare l’estremismo islamico, urge una azione umanitaria comprensiva e coordinata fra stato, agenzia internazionali, e Ong, per lasciare poco spazio a questo opportunismo”, dicono a Fides volontari cattolici impegnati sul terreno. (PA) (Agenzia Fides 16/9/2010)

La situazione in Pakistan Intervista al Vescovo di Islamabad-Rawalpindi.

Città del Vaticano (Agenzia Fides) – I gruppi che danno cibo con secondi fini, “non fanno carità, non agiscono secondo Dio. Quella non è carità, né misericordia, è ben altro”: dice in una intervista all’Agenzia Fides S. Ecc. Mons. Rufin Anthony Vescovo di Islamabad-Rawalpindi.

Com’è la situazione dei cristiani dopo le alluvioni?

Molti cristiani sono ospitati da altre famiglie cristiane. Molti sono nei campi profughi. Gli aiuti, per quanto ho potuto constatare nella mia diocesi, sono distribuiti tramite l'esercito: le organizzazioni di assistenza, inclusa la Caritas, passano attraverso i militari, che li distribuiscono senza discriminazioni. In altre aree, laddove il governo non arriva, operano spesso Ong locali legate ai gruppi islamici. Questi chiedono elemosina per gli aiuti e, come ho udito raccontare, si occupano solo di profughi musulmani.

Cosa dire delle associazioni di carità legate ai gruppi islamisti radicali?

Questi gruppi non fanno carità. Se un aiuto non è disinteressato, non è carità, non è misericordia. Vi sono altre ragioni dietro: crearsi una buona immagine, acquistare consenso e popolarità presso la gente; ricevere aiuto dall'estero, reclutare volontari.

Le risulta che facciano anche proselitismo?

Non ne ho notizia. Ma se fanno proselitismo, se chiedono alla gente di altre religioni di convertirsi, la loro opera non andrà a buon fine. I cristiani pakistani, anche se in situazioni di estrema necessità, non accetteranno di convertirsi, di abbandonare la loro fede. La fede dei cristiani è forte: preferiranno rifiutare tali aiuti condizionati. E poi mi chiedo: che valore avrebbe la conversione di un uomo che lo fa solo perché sta morendo?

Come vivono oggi la loro fede i cristiani del Pakistan?

I cristiani vivono fra la gente, testimoniando la loro fede con convinzione, anche in mezzo alle persecuzioni. Anzi, posso dire che fra le difficoltà e le persecuzioni, la fede fiorisce: le nostre chiese sono piene. I cristiani si sentono autentici pakistani. Il Pakistan è la nostra terra, è la terra che Dio ci ha dato. Anche se i loro diritti sono negati, questi diritti restano tali, sono inalienabili e nessuno potrà toglierli.

C’è un raggio di speranza anche in questa tragedia delle inondazioni?

La speranza c’è perché Dio è il Signore della storia, anche negli eventi dolorosi che l'umanità non comprende. Ogni evento, anche tragico, serve alla nostra salvezza e redenzione. Questa tragedia dice a ogni uomo di tornare a Dio e di mettere in pratica la sua misericordia, come ripeto ai fedeli della diocesi.
(PA) (Agenzia Fides 16/9/2010)