Una verità irrisolta

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giovedì 23 dicembre 2021

ASIA/PAKISTAN - Ragazza cristiana rapita e convertita si riunisce alla sua famiglia

 


ASIA/PAKISTAN - Ragazza cristiana rapita e convertita si riunisce alla sua famiglia
 
Karachi (Agenzia Fides) - Arzoo Raja, 14enne ragazza cristiana rapita, convertita all'Islam e sposata forzatamente con il 44enne musulmano Azhar Ali, il suo rapitore, si riunisce con la sua famiglia . Lo ha stabilito l'Alta Corte della provincia del Sindh con una ordinanza ieri 22 dicembre 2021. La famiglia l'ha ricondotta a casa dopo aver ottenuto l'ordinanza del tribunale, assicurando che si prenderà cura della figlia con amore. Il caso scoppiò nell'ottobre 2020 (vedi Fides 21/10/2020) ed ebbe vasta risonanza mediatica, sociale e politica.
Nell'udienza tenutasi ieri mattina, il ricorso presentato dalla famiglia chiedeva che Arzoo Raja potesse lasciare l'istituto governativo di Panah Gah, dove viveva, affidata ai servizi sociali, tornando a vivere con i suoi genitori, dopo un anno di riflessione sulle sue scelte di vita (vedi Fides 23/11/2020).
Durante l'udienza il giudice ha parlato alla ragazza e ai genitori. Arzoo Raja, che al momento del matrimonio e della controversia aveva 13 anni, ha mostrato la sua disponibilità a tornare con i suoi genitori. Alla domanda sulla sua conversione all'Islam ha risposto che si era convertita "di sua spontanea volontà".
Il giudice ha chiesto ai genitori di Arzoo di riportarla a casa e i genitori hanno affermato che accolgono con gioia la ragazza, si impegnano a prendersene cura, a non farle pressioni sul tema della conversione religiosa.
Dilawar Bhatti, presidente della "Christian Peoples Alliance", presente all'udienza, ha accolto con favore la decisione della Corte. Parlando all'Agenzia Fides ha detto: “E' una buona notizia che Arzoo vivrà di nuovo con la sua famiglia e trascorrerà il Natale in serenità. Tante persone, avocati, assistenti sociali, cittadini hanno alzato la voce, si sono impegnate e hanno pregato per questo caso. Ringraziamo Dio tutti costoro”.
Dilawer Bhatti informa: “In tribunale i genitori si sono impegnati a non fare alcuna violenza sulla ragazza e a riferire ogni tre mesi alla polizia, anche versando una cauzione come pegno del rispetto di tali impegni. La Corte ha disposto che Arzoo non debba incontrare il suo presunto marito che sta affrontando un processo ai sensi del Child Marriage Restraint Act 2013, per violazione della legge dei matrimoni precoci".
(AG-PA) (Agenzia Fides 23/12/2021)

martedì 21 settembre 2021

Da Agenzia Fides 21 settembre 2021

 

ASIA/PAKISTAN - Minorenne cristiana violentata sfugge all'aguzzino: arrestato il colpevole
 
Sahiwal (Agenzia Fides) - Dopo una indagine condotta con raid in diversi villaggi nell'area di Sahiwal (città nella provincia pakistana del Punjab), la polizia del Pakistan ha arrestato un uomo musulmano per aver rapito, violentato e tramortito una bambina cristiana di 8 anni, liza Younas. Come appreso dall'Agenzia Fides, secondo i funzionari di polizia il colpevole è Muhammad Bota, arrestato e imputato ai sensi dell'articolo 376 del Codice penale, che punisce lo stupro e la violenza privata. La pena prevista dall'ordinamento è la reclusione per un periodo tra 10 e 25 anni o anche la pena di morte.
Ashiknaz Khokhar, promotore dei diritti umani che ha sostenuto e accompagnato la famiglia della vittima nell'iter legale, condannando il brutale attacco, dice a Fides: “Si tratta della crudeltà di un uomo musulmano, che la sera del 2 settembre ha rapito una ragazza minorenne per strada, l'ha violentata e, per nascondere il suo crimine, ha tentato di uccidere la ragazza colpendola con una pietra e lasciandola priva di sensi a terra. Poi è fuggito"
Così Khokhar ricostruisce la vicenda: “Il 2 settembre, la bambina è stata mandata dai genitori a compiere una commissione in un negozio e, non rientrando dopo mezz'ora, i genitori insieme ai vicini di casa hanno iniziato a cercarla. La ragazza è stata ritrovata ferita e in stato confusionale in una strada vicina. E' quindi stata portata all'Ospedale di Sahiwal per esami medici. Il referto medico informa che è stata violentata e riporta gravi ferite anche in altre parti del corpo. Tuttavia la bambina è stata in grado di riconosce il suo aggressore e ha riferito che Mohammad Bota l'ha adescata e l'ha portata in un edificio dove l'ha violentata, aggredita con una pietra ed poi è fuggito”.
Khokhar rileva : “I casi di abuso sessuale sono particolarmente atroci e lo sono ancora di più quando un abominevole atto di violenza sessuale viene commesso contro un bambino. La minorenne è traumatizzata ed è devastata psicologicamente. È in cura da uno psicologo e da altri medici per essere curata da questo trauma e dalle ferite”. Khokhar aggiunge: “Il processo di guarigione di Liza potrebbe richiedere anni. Ringraziamo i funzionari di polizia, il ministro cristiano Ejaz Alam Augustine e il personale medico per la piena collaborazione nel perseguire il colpevole e risolvere il caso”.
L'organizzazione non governativa "Sahil", che opera in Pakistan per proteggere i bambini da tutti i tipi di violenza, nel suo Rapporto per l'anno 2020 riferisce che ogni giorno più di 8 bambini subiscono abusi in Pakistan. I casi di azioni criminali ufficialmente denunciate contro i bambini sono aumentati da 2.846 nell'anno 2019 a 2.960 nell'anno 2020. Il rapporto menziona anche che l'80% degli abusi è compiuto da qualcuno che il bambino conosce.
In tale quadro si inserisce la violenza perpetrata a danno delle bambine e ragazze di religione cristiana o indù, compiuta da persone di religione musulmana che disprezzano, discriminano e abusano delle ragazze appartenenti a comunità delle minoranze religiose, con l'idea che tali crimini di violenza , sequestro e stupro possano facilmente restare impuniti. Per questo gli avvocati e le organizzazioni della società civile tengono a segnalare, denunciare e perseguire tali casi, per stroncare la cultura dell'impunità.
(AG-PA) (Agenzia Fides 21/9/2021)

mercoledì 21 luglio 2021

Da Agenzia Fides 21 luglio 2021

 

ASIA/PAKISTAN - Limite di età per la conversione religiosa: il Ministero per gli affari religiosi frena
 
Lahore (Agenzia Fides) - Il Ministero per gli affari religiosi del Pakistan non intende porre limiti di età alla conversione religiosa. Come appreso da Fides, nel corso di una recente riunione della Commissione parlamentare per i diritti delle minoranze del Senato, il Ministro per gli Affari religiosi, Noorul Haq Qadri, ha affermato di non voler sostenere un possibile limite minimo di età di 18 anni per la conversione religiosa. Se qualcuno vuole cambiare religione prima dei 18 anni, quella è una libera scelta, ha asserito, mentre per il matrimonio si tratterebbe di una questione diversa. La questione relativa al limite di età minima per il matrimonio era stata sottoposta al Consiglio per l'Ideologia Islamica, organo consultivo. Ma, come notano le organizzazioni cristiane in Pakistan, la questione è strettamente connessa alla conversione religiosa.
In un messaggio inviato all'Agenzia Fides, Nasir Saeed, Direttore della Ong "CLAAS" (Centre for Legal Aid Assistance & Settlement), spiega che i casi di giovani ragazze cristiane e indù costrette a convertirsi sono aumentati vertiginosamente nell'ultimo anno. E nota: “Tenere in considerazione lo scenario complessivo e considerare l'attuale impostazione di un'età minima di 18 anni per la conversione è fondamentale. Ho riscontrato personalmente almeno due dozzine di casi di conversione forzata di giovani ragazze cristiane nel Punjab, e il 90% delle ragazze ha meno di sedici anni". Secondo il Direttore di CLAAS, "spesso la polizia trasforma i casi di rapimento in casi di 'conversione religiosa' e poi, invece di intraprendere le necessarie azioni contro il rapitore, consegna un certificato di conversione ai genitori della ragazza rapita, dicendo che la ragazza si è convertita all'Islam di sua spontanea volontà, quindi essi non possono fare nulla ed è tutto legale".
“In alcuni casi la polizia ha perfino detto ai genitori che dovevano essere felici perché la loro figlia si era convertita all'Islam. Anche i tribunali pakistani spesso non rendono giustizia alle vittime e alle loro famiglie poiché, invece di decidere e applicare le leggi vigenti nel paese, i casi vengono decisi sulla base della dichiarazione estorte alle ragazze rapite. I giudici ignorano completamente le leggi nazionali e internazionali e danneggiano l'intero paese".
Dato questo scenario, "è opportuno e urgente che il governo agisca in base alle raccomandazioni della Commissione parlamentare sui diritti delle minoranze del Senato, fissando a 18 anni l'età minima per una conversione religiosa", nota Nasir Saeed.
Secondo i leader cristiani della società civile in Pakistan, un provvedimento che limiti l'età della conversione religiosa a 18 anni può risultare utile ad arginare il fenomeno del rapimento, conversione e matrimonio delle ragazze cristiane e indù. Ma la via migliore per risolvere la questione alla radice, si afferma, è frenare i matrimoni forzati garantendo l'applicazione di un'età minima di 18 anni per il matrimonio, secondo la legge sulla protezione delle donne.
(PA) (Agenzia Fides 21/7/2021)

domenica 7 febbraio 2021

Da Vatican News:Preghiera per la liberazion dopo 4 anni

 

Suor Gloria Narvaez rapita in Mali nel 2017
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Sono ormai 4 anni, dal 7 febbraio del 2017, che è stata rapita la suora della congregazione delle Francescane di Maria Immacolata. Dietro la sua scomparsa, ci ... 

domenica 10 gennaio 2021

Agenzia Fides 10 gennaio 2021

 

AMERICA/HAITI - Rapita una religiosa, il Vescovo invita alla preghiera e invoca: “si fermino questi orribili atti disumani”
 
Carrefour (Agenzia Fides) – La sera di venerdì 8 gennaio è stata rapita da sconosciuti una religiosa delle Piccole suore di Santa Teresa di Gesù Bambino, nella residenza delle suore a Brochette 99, Comune di Carrefour, nell'arrondissement di Port-au-Prince. Fides ha ricevuto l’appello di Mons. Pierre André Dumas, Vescovo di Anse-à-Veau/Miragoâne, che esorta: "Preghiamo per lei, per la sua congregazione, per la sua famiglia, per la Chiesa e per il Paese. Possano questi orribili atti disumani fermarsi nella terra di Haiti, che è stata la prima al mondo a porre fine alla schiavitù e al traffico di esseri umani. Pregate che il Signore Dio tocchi l'umanità dei suoi rapitori e li conduca alla compassione e all'empatia!”
Il Vescovo esprime inoltre “la nostra comunione, la nostra solidarietà e la nostra vicinanza spirituale alla sua grande Famiglia religiosa e alla Conferenza dei religiosi haitiani! E soprattutto, preghiamo per la sua liberazione! I miracoli si ottengono piegando le ginocchia! Affidiamoci a Dio e restiamo uniti nella preghiera perché questo stato di disgrazia e disumanità finisca subito!”
Il 10 novembre sempre ad Haiti era stato rapito nella città di Delmas, Padre Sylvain Ronald, dei missionari di Scheut (CICM), poi rilasciato il 13 novembre nel cuore della capitale haitiana (vedi Fides 13 e 16/11/2020).
Haiti soffre una grave crisi socio-economica che porta in molti casi alla disperazione e all'insicurezza totale. La popolazione, da diversi mesi, viene flagellata dalle bande armate che hanno seminato il terrore in alcuni quartieri della capitale e adesso anche in altre città. I volontari cattolici e le congregazioni religiose non sanno più come distribuire i pochi aiuti disponibili ai più bisognosi senza essere attaccati, derubati o ricattati. La Confederazione dei Religiosi di Haiti ha fatto diversi appelli alle autorità per avere un minimo di sicurezza e di coerenza nella lotta contra la corruzione. Rimane viva la speranza nel paese grazie a molti religiosi e missionari che continuare ad aiutare il popolo sofferente nell'isola più povera d'America anche in mezzo a tante difficoltà.
(CE) (Agenzia Fides 10/01/2021)