Una verità irrisolta

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domenica 7 febbraio 2021

Da Vatican News:Preghiera per la liberazion dopo 4 anni

 

Suor Gloria Narvaez rapita in Mali nel 2017
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Sono ormai 4 anni, dal 7 febbraio del 2017, che è stata rapita la suora della congregazione delle Francescane di Maria Immacolata. Dietro la sua scomparsa, ci ... 

Patrick Zaki, un anno dopo

 Quando il governo Gentiloni commise l’errore di rimandare l’ambasciatore italiano in Egitto, il giorno di Ferragosto del 2017, affinché l’opinione pubblica fosse sufficientemente distratta e in vacanza per non scendere in piazza indignata, il mio primo pensiero andò ai genitori di Giulio Regeni. Il secondo, tuttavia, andò alle regole essenziali della geo-politica e delle relazioni internazionali. Ebbene, lo dicemmo allora e lo confermiamo adesso: quella scelta fu un clamoroso errore, non solo per la disumanità che reca con sé quanto, più che mai, per le conseguenze che essa avrebbe avuto per il nostro Paese. Chiunque conosca l’importanza dei rapporti di forza, sa infatti che in politica estera, specie con nazioni rette da regimi dittatoriali in cui non esiste proprio il concetto di diritti umani, l’unica possibilità che si ha di prevalere su bande, ras locali, capitribù e tagliagole di varia natura è quella di non mostrare mai la propria debolezza, dovuta al fatto di avere remore che una dittatura non si pone minimamente. Serve anche una buona capacità diplomatica, ma da questo punto di vista siamo forse i migliori al mondo, considerando la qualità dei nostri ambasciatori e l’esperienza e la preparazione di tutto il personale della Farnesina.

Serve, tuttavia, anche un minimo di fermezza, la cognizione di essere l’Italia, un paese del G7, un paese cui non si può continuare a mentire impunemente come sta facendo il regime di al-Sisi in merito al caso Regeni, un paese che non si può prendere in giro fino al punto di tenere in prigione un ragazzo accusato di non si è ancora ben capito cosa. Ebbene, la vicenda di Patrick Zaki è emblematica della nostra fragilità, dell’ingiustizia di una tirannia invereconda, della necessità di concedergli subito la cittadinanza italiana e del dovere morale che ha la nostra categoria di tenere accesi i riflettori su una tragedia che non può essere derubricata a questione secondaria, neanche in una fase così travagliata della nostra vita politica e civile.
Perché Patrick, al pari di Giulio Regeni, ci riguarda. Studiava in Italia, precisamente a Bologna, ed è nostro dovere far sì che vi torni quanto prima, che cessi la vera e propria tortura che sta subendo e che il nostro paese faccia sentire con vigore la propria voce, senza nazionalismi da operetta o nostalgie ducesche ma con l’autorevolezza di una sana politica mediterranea che favorisca la crescita della democrazia là dove sta attecchendo e non si pieghi al cospetto di despoti contro cui battersi è un preciso dovere.
Patrick Zaki, un anno dopo. Guai ad abbassare la guardia su un dramma che coinvolge da vicino tutti noi.

domenica 24 gennaio 2021

Cinque anni senza Giulio Regeni

 


Cinque anni senza Giulio Regeni

110 associazioni del territorio si uniscono alla famiglia del ricercatore per chiedere il richiamo dell'ambasciatore in Egitto


Alla vigilia del quinto anniversario dal rapimento, delle torture e della morte - il 25 gennaio 2016 - di Giulio Regeni, una parte importante e rappresentativa della società civile del Friuli Venezia Giulia si mobilita a sostegno della richiesta della famiglia per il rapido richiamo dell’ambasciatore italiano dall’Egitto.

Ben 110 associazioni, gruppi, cooperative, comitati, reti, circoli culturali, aggregativi, sociali, sindacali o politici con sede in Fvg hanno sottoscritto l’appello (in allegato) al Presidente della Repubblica, al Presidente del Consiglio e al Ministro degli Esteri affinché, proprio alla luce delle ultime iniziative della Procura delle Repubblica di Roma per il rinvio a giudizio degli indagati, membri dei servizi e delle forze armate egiziane, siano assunte quelle misure diplomatiche adeguate alla gravità della situazione.

Ugualmente si chiede che tutta la Comunità europea assuma forti iniziative per il rispetto dei diritti umani in Egitto, e altrove, per tutte e tutti le Giulia e i Giulio. 110 realtà associative della nostra regione che si affiancano alla richiesta di mamma e papà Regeni e della loro avvocata Alessandra Ballerini, che condividono la proposta partita dalla Rete Dasi Fvg e dal Centro di Accoglienza Ernesto Balducci di Zugliano.

L’appello con le sottoscrizioni sarà spedito agli interlocutori. "Attendiamo, fiduciosi, una loro pronta accoglienza alle richieste", fanno sapere da Rete Dasi Fvg.