Approfondimento su Avvenire
Esperti di Yale trovano in Russia 210 “prigioni” di piccoli ucraini
di Nello Scavo
I ricercatori dell’università, lasciata senza fondi da Trump, hanno individuato centri per la “rieducazione “ dei minorenni. Nel Donbass un catalogo offre adozioni alle famiglie russe
Socievole, giocherellone, docile, esegue gli ordini. Oppure vigile, coraggioso, indole da leader, ma incline a riconoscere l’autorità dell’adulto? Da scegliere ce ne sono 310. A patto di recarsi sul posto durante gli orari d’ufficio, indicando il preferito dalle foto sul catalogo. A Luhansk il centro per l’adozione dei bambini ucraini controllato dalle autorità di occupazione sembra gestito da cinofili, più che da educatori. A migliaia di chilometri, nel vasto territorio della Russia, altre 210 strutture per la “rieducazione” dei minori deportati sono state censite dall’università americana di Yale, a cui Trump ha cancellato i fondi necessari per tracciare la rete del trasferimento forzato.
Alcuni dei campi su cui indaga la Corte penale internazionale, che a Putin e ai suoi collaboratori ha destinato un mandato di cattura, si trovano non lontano da Vladivostok, sulle coste del Pacifico.
E qui ieri un imprecisato numero di soldati russi sono rimasti uccisi in due esplosioni, a 6mila chilometri dal confine russo più vicino con l’Ucraina. Una vendetta attribuita all’intelligence di Kiev, che sta moltiplicando le azioni di rappresaglia a distanza. «Devono pensare che per loro non esiste più un luogo sicuro - riferisce una fonte militare ucraina -, che possiamo raggiungerli dove meno se lo aspettano quando meno se lo aspettano». Secondo fonti del Direttorato per i servizi segreti di Kiev, ci sono stati degli scoppi all’esterno delle caserme. Le brigate colpite sono accusate di esecuzioni sommarie, abusi sui civili, appropriazione di beni nei primi mesi fi guerra: da Mariupol a Bucha a Irpin. Le autorità russe negano che si sia trattato di un attacco ucraino avvenuto così in profondità, e parlano di un malaugurato malfunzionamento di alcune caldaie.
La guerra ai piccoli è lo specchio fedele di quella dei grandi. Il presidente Volodymyr Zelensky ha chiesto a Donald Trump una «posizione chiara» per porre fine al conflitto. Segno che dalle parti della capitale ucraina le ondivaghe uscite del tycoon siano percepite come un’arma a disposizione del Cremlino. Dopo l’incontro di agosto in Alaska tra Putin e il presidente Usa, le operazioni russe sono state intensificate, si sono moltiplicate le minacce sul fianco Est dell’Europa, senza che a Mosca abbiano dovuto patire ritorsioni. E ieri Putin in persona si è presentato in tenuta militare da combattimento per sorvegliare l’esercitazione congiunta Russia-Bielorussia a cui hanno partecipato 100 mila uomini.
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