Una verità irrisolta

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mercoledì 21 luglio 2021

Da Agenzia Fides 21 luglio 2021

 

ASIA/PAKISTAN - Limite di età per la conversione religiosa: il Ministero per gli affari religiosi frena
 
Lahore (Agenzia Fides) - Il Ministero per gli affari religiosi del Pakistan non intende porre limiti di età alla conversione religiosa. Come appreso da Fides, nel corso di una recente riunione della Commissione parlamentare per i diritti delle minoranze del Senato, il Ministro per gli Affari religiosi, Noorul Haq Qadri, ha affermato di non voler sostenere un possibile limite minimo di età di 18 anni per la conversione religiosa. Se qualcuno vuole cambiare religione prima dei 18 anni, quella è una libera scelta, ha asserito, mentre per il matrimonio si tratterebbe di una questione diversa. La questione relativa al limite di età minima per il matrimonio era stata sottoposta al Consiglio per l'Ideologia Islamica, organo consultivo. Ma, come notano le organizzazioni cristiane in Pakistan, la questione è strettamente connessa alla conversione religiosa.
In un messaggio inviato all'Agenzia Fides, Nasir Saeed, Direttore della Ong "CLAAS" (Centre for Legal Aid Assistance & Settlement), spiega che i casi di giovani ragazze cristiane e indù costrette a convertirsi sono aumentati vertiginosamente nell'ultimo anno. E nota: “Tenere in considerazione lo scenario complessivo e considerare l'attuale impostazione di un'età minima di 18 anni per la conversione è fondamentale. Ho riscontrato personalmente almeno due dozzine di casi di conversione forzata di giovani ragazze cristiane nel Punjab, e il 90% delle ragazze ha meno di sedici anni". Secondo il Direttore di CLAAS, "spesso la polizia trasforma i casi di rapimento in casi di 'conversione religiosa' e poi, invece di intraprendere le necessarie azioni contro il rapitore, consegna un certificato di conversione ai genitori della ragazza rapita, dicendo che la ragazza si è convertita all'Islam di sua spontanea volontà, quindi essi non possono fare nulla ed è tutto legale".
“In alcuni casi la polizia ha perfino detto ai genitori che dovevano essere felici perché la loro figlia si era convertita all'Islam. Anche i tribunali pakistani spesso non rendono giustizia alle vittime e alle loro famiglie poiché, invece di decidere e applicare le leggi vigenti nel paese, i casi vengono decisi sulla base della dichiarazione estorte alle ragazze rapite. I giudici ignorano completamente le leggi nazionali e internazionali e danneggiano l'intero paese".
Dato questo scenario, "è opportuno e urgente che il governo agisca in base alle raccomandazioni della Commissione parlamentare sui diritti delle minoranze del Senato, fissando a 18 anni l'età minima per una conversione religiosa", nota Nasir Saeed.
Secondo i leader cristiani della società civile in Pakistan, un provvedimento che limiti l'età della conversione religiosa a 18 anni può risultare utile ad arginare il fenomeno del rapimento, conversione e matrimonio delle ragazze cristiane e indù. Ma la via migliore per risolvere la questione alla radice, si afferma, è frenare i matrimoni forzati garantendo l'applicazione di un'età minima di 18 anni per il matrimonio, secondo la legge sulla protezione delle donne.
(PA) (Agenzia Fides 21/7/2021)

martedì 26 ottobre 2010

ASIA/INDIA - Accuse di “conversioni forzate”: cristiani percossi e arrestati
New Delhi (Agenzia Fides) – Fedeli cristiani che operano nel sociale, nelle scuole o che predicano il Vangelo sono l’obiettivo privilegiato di gruppi estremisti indù (ma anche buddisti) che li accusano di “conversioni forzate e fraudolente”. Recenti episodi riferiti all’Agenzia Fides riguardano gli stati di Karnataka (India sudoccidetale) e Jammu e Kashmir (India nordoccidentale).
Il 24 ottobre a Bengaluru, in Karantaka, un insegnante cristiano, impiegato nella scuola cattolica della Santa Croce è stato assalito da membri di gruppi estremisti indù che lo accusavano di operare conversioni fra gli studenti. Gli estremisti – proclamatisi vicini al partito nazionalista indù “Baratiya Janata Party”, al governo nello stato – lo hanno bloccato all’uscita di scuola e lo hanno percosso con violenza. I militanti hanno anche chiamato i mass-media locali esponendo le loro accuse e lamentele. L’insegnante si trova in ospedale. Alcuni esponenti del “All India Christian Council”, forum che riunisce leader cristiani di tutte le confessioni, lo hanno visitato, spiegando a Fides che le motivazioni dell’aggressione sono pretestuose e che l’assalto è dovuto solo alla sua fede cristiana.
Sempre in Karnataka, un grave atto di intimidazione ha colpito il Pastore protestante Andrew Mallappa Hanumanthappa, nel villaggio di Bellakatte, sito nel distretto di Chitrdurga . Il 20 ottobre scorso sei militanti radicali lo hanno fermato per strada e lo hanno malmenato. Successivamente si sono recati presso la sala liturgica utilizzata dalla piccola comunità cristiana locale e l’hanno bruciata. La polizia ha arrestato 4 uomini, che sono poi stati rilasciati, grazie all’intervento di influenti politici locali.
Il problema, nota a Fides una fonte nella Chiesa locale, è che “il governo dello stato di Karnataka, in mano al Baratiya Janata Party (BJP), gioca su due tavoli: da un lato dice di voler mantenere ordine, sicurezza e legalità; dall’altro protegge i gruppi fondamentalisti indù (sotto le diverse sigle) che costituiscono la base del proprio elettorato. I cristiani soffrono per le conseguenze di questa ambiguità”.
Le accuse di conversioni, prosegue la fonte, “sono ingigantite con il preciso intento di creare insicurezza e animosità fra le comunità di diverse religioni nei riguardi dei cristiani. Queste accuse sono motivate politicamente”.
In Jammu e Kashmir, invece sei membri della “Sunehara Kal” (“Futuro dorato”), Organizzazione non governativa di ispirazione cristiana, sono stati arrestati il 23 ottobre scorso con l’accusa di aver rapito dei bambini e di volerli convertire al cristianesimo. I piccoli, fra i quali alcuni orfani, sono vittime delle alluvioni che hanno colpito la zona di Leh, e i membri dell’Ong se ne stavano prendendo cura. Come riferito a Fides dal Global Council of Indian Christians (GCIC), associazione che difende i diritti dei cristiani in India, a denunciare alla polizia l’Ong sono stati i membri della “Ladakh Buddhist Association”. Questi hanno convinto alcuni fra i genitori dei ragazzi a dichiarare che i bambini erano stati presi senza il loro consenso. I cristiani locali, deplorando tale atto di disinformazione compiuto dalla “Ladakh Buddhist Association” – che in passato ha già accusato ingiustamente i fedeli cristiani – invitano i buddisti a riflettere sulla loro sofferenza in Tibet, prima di perseguitare i cristiani. (PA) (Agenzia Fides 26/10/2010)