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lunedì 24 febbraio 2020
Vatican NewsGuerra in Siria. L'Onu: macchia indelebile sulla coscienza di tutti
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sabato 19 febbraio 2011
Il Papa ai vescovi delle Filippine
Città del Vaticano (Agenzia Fides) – “Mentre le Filippine continuano ad affrontare molte sfide nell’ambito dello sviluppo economico, dobbiamo riconoscere che questi ostacoli a una vita di gioia e di realizzazione non sono gli unici sassi d’inciampo che la Chiesa deve fronteggiare. La cultura filippina deve anche confrontarsi con le questioni più complesse relative al secolarismo, al materialismo e al consumismo dei nostri tempi”. Lo ha ricordato il Santo Padre Benedetto XVI rivolgendosi al secondo gruppo di Vescovi delle Filippine ricevuti in udienza il 18 febbraio, in occasione della loro visita Ad Limina.
Il Santo Padre ha sottolineato l’importanza della predicazione dei Vescovi e dei sacerdoti “affinché ogni cattolico comprenda nel profondo il fatto, capace di trasformare la vita, che Dio esiste, che ci ama e che in Cristo risponde alle domande più profonde della nostra vita”. Quindi ha ricordato i “benefici effetti” del secondo Concilio Plenario delle Filippine, che ha stimolato molte diocesi a realizzare “programmi pastorali incentrati sulla trasmissione della buona novella della salvezza. Allo stesso tempo, occorre riconoscere che le nuove iniziative nell’ambito dell’evangelizzazione saranno feconde solo se, per grazia di Dio, coloro che le propongono sono persone che credono veramente nel messaggio del Vangelo e lo vivono personalmente.” Benedetto XVI ha poi citato la positiva esperienza delle comunità ecclesiali di base, che laddove sono guidate da persone motivate dalla forza dell’amore di Cristo, “si sono dimostrate degni strumenti di evangelizzazione operando insieme alle parrocchie locali”. Molto positiva è anche la fioritura di numerose organizzazioni laicali: “i laici devono ascoltare il messaggio del Vangelo nella sua pienezza, comprenderne le implicazioni per la loro vita personale e per la società in generale, e quindi essere costantemente convertiti al Signore” ha detto il Pontefice.
Riguardo poi all’evangelizzazione dei giovani, Benedetto XVI ha lodato “il paziente lavoro della Chiesa locale per avvicinarsi ai giovani a tutti i livelli”, incoraggiando “a continuare a ricordare ai giovani che le seduzioni di questo mondo non soddisferanno il loro desiderio naturale di felicità”. “Occorre anche preoccuparsi di mostrare ai giovani l’importanza dei sacramenti come strumenti della grazia e dell’aiuto di Dio. Ciò vale in modo particolare per il sacramento del matrimonio, che santifica la vita coniugale sin dai suoi inizi, affinché la presenza di Dio possa sostenere le giovani coppie nelle loro difficoltà”. Nell’ambito della pastorale giovanile rientra anche la promozione vocazionale, che ha prodotto numerose vocazioni al sacerdozio e alla vita religiosa. “Tuttavia – ha evidenziato il Papa -, il bisogno di servitori di Cristo sempre più impegnati sia in patria sia all’estero è ancora pressante… Insieme a voi, dunque, prego affinché i giovani filippini che si sentono chiamati al sacerdozio e alla vita religiosa rispondano con generosità ai suggerimenti dello Spirito. Possa la missione evangelizzatrice della Chiesa essere sostenuta dai meravigliosi doni che il Signore offre a coloro che chiama! Da parte vostra, come Pastori desidererete offrire a queste giovani vocazioni un piano di formazione integrale ben sviluppato e attentamente applicato, di modo che la loro inclinazione iniziale verso una vita di servizio a Cristo e ai suoi fedeli possa giungere a una piena maturazione spirituale e umana.” (SL) (Agenzia Fides 19/02/2011)
lunedì 13 dicembre 2010
VATICANO - Verso la canonizzazione del beato mons. Conforti, fondatore dei Missionari Saveriani
VATICANO - Verso la canonizzazione del beato mons. Conforti, fondatore dei Missionari Saveriani
Città del Vaticano (Agenzia Fides) – Il Santo Padre Benedetto XVI ha autorizzato la promulgazione di alcuni Decreti, il primo dei quali riconosce un miracolo attribuito all’intercessione del Beato Guido Maria Conforti, fondatore dei Missionari Saveriani. “Il prossimo passo – scrive p. Rino Benzoni, Superiore Generale dei Missionari Saveriani - sarà il Concistoro pubblico in cui il Papa chiederà l’opinione dei Cardinali per la canonizzazione del Beato, definendone anche la data. Ringraziamo il Signore di questo fatto ‘per noi argomento non dubbio della santità ed opportunità della Istituzione alla quale abbiamo dato il nome’ (LT 1), oltre che della grandezza del nostro Padre e Fondatore Mons. Guido M. Conforti. Ci prepariamo fin d’ora al grande evento con la preghiera ma soprattutto con un rinnovato impegno per la nostra stessa santificazione nella fedeltà crescente alla missione che il Signore ci ha trasmesso attraverso Mons. Conforti.”Guido M. Conforti nacque vicino a Parma il 30 marzo 1865. Entra in seminario a 11 anni, una seria malattia mette in forse la sua ordinazione e gli preclude la vocazione missionaria. Sostenuto dal rettore Don Andrea Ferrari (in seguito Cardinale Arcivescovo di Milano, beatificato nel 1987), nel 1888 è ordinato sacerdote. Non ancora trentenne è nominato Vicario generale. Nel 1895, incoraggiato dal suo Vescovo e dal prefetto di Propaganda Fide, fonda la Congregazione di S. Francesco Saverio per le Missioni Estere (Missionari Saveriani). Nel 1899 invia in Cina i primi due missionari. Nel 1902, a 37 anni, è Arcivescovo di Ravenna, incarico che lascia per gravi problemi di salute nel 1904. Nel 1907 Pio X lo nomina Vescovo di Parma, diocesi che guiderà per 24 anni.
Svolge nel contempo una grande attività per sostenere il crescente spirito missionario della Chiesa Italiana. Nel 1916 collabora con Padre Manna alla fondazione della Pontificia Unione Missionaria del Clero di cui diviene il primo presidente. Invia vari missionari in Cina dove egli stesso si reca in visita nel 1928. Muore a Parma il 5 novembre 1931. Viene beatificato a Roma il 17 marzo 1996. I Missionari Saveriani, nati con l'unico scopo di annunciare il Vangelo a chi ancora non lo conosce, sono attualmente 832 (di cui 652 sacerdoti) presenti in 173 comunità. (S.L.) (Agenzia Fides 13/12/2010)
mercoledì 1 dicembre 2010
AMERICA/BRASILE - La solidarietà del Papa alla Chiesa di Rio per le violenze dei giorni scorsi
AMERICA/BRASILE - La solidarietà del Papa alla Chiesa di Rio per le violenze dei giorni scorsi
Rio di Janeiro (Agenzia Fides) – La mattina di domenica 28 novembre, l'Arcivescovo di Rio, Mons. Orani João Tempesta ha ricevuto un fax dal Nunzio Apostolico, Mons. Lorenzo Baldisseri, che trasmetteva la solidarietà di Papa Benedetto XVI alla Chiesa di Rio de Janeiro, a firma del Segretario di Stato Vaticano, Cardinale Tarcisio Bertone. Nel testo è scritto: “Il Santo Padre segue con profondo dolore i gravi scontri e le violenze di questi giorni a Rio de Janeiro, in particolare nella comunità "Vila Cruzeiro". Il Sommo Pontefice assicura le Sue preghiere per i defunti e anche per le loro famiglie, e invita i responsabili a porre fine ai disordini, mentre incoraggia a ristabilire il rispetto della legge e del Bene Comune”. Trasmettendo il messaggio del Papa, l’Arcivescovo Baldisseri si unisce nella preghiera “in questa circostanza così dolorosa per la sua arcidiocesi”.Secondo le ultime informazioni raccolte dall’Agenzia Fides, le favelas di Rio tornate sotto il controllo della polizia, hanno ripreso la loro attività con la presenza degli agenti di polizia nella vita quotidiana della gente. La popolazione prova ancora paura e sfiducia dopo l'espulsione dei trafficanti di droga. Il presidente Luiz Inacio Lula da Silva ha annunciato la presenza dei militari per un tempo indefinito nella zona occupata. Resteranno "il tempo necessario per assicurare la pace", ha detto. L’arcivescovo di Rio, Mons. Orani João Tempesta, aveva chiesto pace per la convivenza della città (vedi Fides 27/11/2010). (CE) (Agenzia Fides, 01/12/2010)
domenica 26 settembre 2010
Radivaticana: Discorso del Papa ai vescovi Brasiliani
“O núcleo da crise espiritual do nosso tempo…”
“Il nucleo della crisi spirituale del nostro tempo – ha affermato il Papa – ha le sue radici nell’oscuramento della grazia del perdono”. Quando questo non viene riconosciuto come “reale ed efficace”, ha soggiunto, si tende a liberare la persona dalla colpa. Ma, nel suo intimo, ha osservato, le persone sanno che questo tipo di libertà non è vera, che il peccato esiste e che noi siamo peccatori. Il Papa ha anche rilevato che alcune correnti della psicologia vorrebbero cancellare il senso della colpa. D’altro canto, ha aggiunto, Gesù è venuto a salvare non quelli che si sono liberati da sé pensando di non aver bisogno di Lui, ma quanti sentivano di essere peccatori e di aver bisogno di lui:
“A verdade é que todos nós temos necessidade d’Ele…”
“La verità – ha ribadito – è che tutti abbiamo bisogno” del Signore, come di uno Scultore divino che rimuove le incrostazioni che si posano sull’immagine di Dio che è inscritta dentro di noi. “Abbiamo bisogno del perdono”, ha detto ancora, quale fondamento di una vera riforma, che rinnovandoci nel nostro intimo, rinnova anche la nostra comunità. Solo con il perdono, è stata la sua riflessione, torneremo somiglianti a Cristo e come San Paolo potremo allora dire: “Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me”:
“Somente a partir desta profundidade de renovação…”
“Solamente a partire da questa profondità di rinnovamento dell’individuo – ha soggiunto Benedetto XVI – nasce la Chiesa”. Ed ha messo l’accento sulla gioia che deriva da questa purificazione. Una gioia che deve trasparire dalla Chiesa, contagiando il mondo, giacché la Chiesa è “la giovinezza del mondo”. Proprio i giovani sono stati l’altro tema forte del discorso del Papa ai vescovi brasiliani:
“Rica de um longo passado sempre vivo…”
“Ricca di un lungo passato sempre in essa vivente”, ha detto il Papa richiamando il Concilio Vaticano II, la Chiesa è “la vera giovinezza del mondo”. Guardatela, ha detto rivolgendosi ai giovani e “voi ritroverete in essa il volto di Cristo, il vero eroe, umile e saggio, il profeta della verità e dell'amore, il compagno e l'amico dei giovani”. Benedetto XVI ha ricordato quanto il suo predecessore Giovanni Paolo II tenesse alla gioventù. In particolare, ha rammentato la toccante immagine dei giovani in fila al Circo Massimo, nell’anno 2000, per andarsi a confessare. Per convincere il mondo che la Chiesa è giovane, ha concluso, è dunque necessario puntare sui giovani di oggi.
martedì 6 luglio 2010
VATICANO - Annunciato il viaggio di Benedetto XVI nel Regno Unito per la beatificazione del Card. Newman
Città del Vaticano (Agenzia Fides) – La sala stampa della Santa Sede ha annunciato il viaggio apostolico di Sua Santità Benedetto XVI nel Regno Unito, che si svolgerà dal 16 al 19 settembre, in occasione della beatificazione del Cardinale John Henry Newman, che avrà luogo nel Cofton Park di Birmingham. Il Santo Padre farà visita a Sua Maestà la Regina nel Palazzo Reale di Holyroodhouse, a Edinburgh, presiederà la Celebrazione Eucaristica nel Bellahouston Park di Glasgow, incontrerà i rappresentanti del mondo politico, culturale e imprenditoriale nella Westminster Hall, parteciperà ad una Celebrazione Ecumenica nella Westminster Abbey, presiederà la Celebrazione Eucaristica nella Westminster Cathedral e la Veglia di Preghiera nell’Hyde Park a Londra. Infine presiederà la Celebrazione per il rito di beatificazione del Card. Newman.John Henry Newman (1801-1890) nacque a Londra, in una famiglia anglicana. Dopo gli studi a Oxford divenne sacerdote della Chiesa anglicana nel 1824. Mentre seguiva gli studenti universitari proseguì anche gli studi filosofici e teologici, che lo portarono alla conversione al cattolicesimo nel 1845. Il Collegio Urbano, che aveva all’epoca sede nel Palazzo di Propaganda Fide a Roma, lo ospitò tra i suoi seminaristi provenienti da tutto il mondo. Newman fu ordinato sacerdote cattolico nella Cappella del palazzo, dedicata ai Re Magi, il 30 maggio 1847, festa della Santissima Trinità. Affascinato dalla figura di San Filippo Neri fondò in Inghilterra la Congregazione dell'Oratorio. Fu Rettore dell'Università Cattolica di Dublino dal 1851 al 1857. Nel 1879 Leone XIII lo creò Cardinale. Continuò a vivere in Inghilterra fino alla morte che lo colse nell'Oratorio di Edgbaston. Ha lasciato un gran numero di opere che toccano le più grandi questioni teologiche e filosofiche del suo tempo, anticipandone gli sviluppi che si sarebbero compiuti soltanto nel secolo seguente.
In occasione della loro visita Ad Limina Apostolorum, i Vescovi di Inghilterra e Galles avevano visitato il 3 febbraio scorso il Palazzo di Propaganda Fide, soffermandosi in particolare nei luoghi legati al Cardinal Newman. Il 24 novembre 2006 l’Arcivescovo di Canterbury e Primate della Comunione Anglicana, Sua Grazia il Dr. Rowan Williams, in occasione della commemorazione del 40.mo anniversario dello storico incontro tra Paolo VI e l’allora Arcivescovo di Canterbury Michael Ramsey, visitò la Cappella Newman, allora recentemente restaurata, e la Cappella dei Re Magi. (SL) (Agenzia Fides 6/07/2010)
mercoledì 17 febbraio 2010
ASIA/CINA - L’augurio del Papa per il capodanno ha commosso i cattolici cinesi; tra le diverse iniziative anche il ricordo dei missionari defunti
Pechino (Agenzia Fides) – La solenne Eucaristia di ringraziamento, la preghiera per il mondo e per il paese, la commemorazione dei sacerdoti e dei missionari defunti, la visita pastorale dei Vescovi e dei sacerdoti alle Comunità ecclesiali di base, le opere di carità hanno contraddistinto la celebrazione del Capodanno cinese da parte dei cattolici del continente. Inoltre l’augurio del Papa, pronunciato all’Angelus di domenica 14 febbraio, ha suscitato ulteriore felicità e commozione tra i fedeli. Come conferma un sacerdote di Pechino all’Agenzia Fides, “a qualcuno potrebbe sembrare il consueto messaggio d’augurio, ma per noi cattolici cinesi, soprattutto noi che viviamo in continente, ogni volta suscita un’emozione enorme, ogni volta ci fa scaturire un ringraziamento dal profondo del cuore: grazie Santo Padre! Lei ci fa fatto sentire così vicini a Lei, vicini alla Chiesa Universale. Siamo sempre con Lei!”.
Secondo le informazioni pervenute alla nostra Agenzia, la solenne Eucaristia celebrata la mattina del 14 febbraio, il primo giorno del capodanno cinese, in tutte le comunità cattoliche, ha visto una larghissima partecipazione di fedeli. Molte famiglie si sono presentate al completo, hanno pregato insieme, ringraziando il Signore per l’anno passato e hanno invocato la materna protezione della Madonna perché il mondo e il paese abbiano pace e prosperità.
Tra le iniziative di questa giornata di festa, citiamo quella della parrocchia di Fan Ga Da, nella provincia dell’He Bei, dove sacerdoti e fedeli sono andati al cimitero cattolico a rendere omaggio ai sacerdoti e ai missionari che hanno dedicato tutta la loro vita per la Chiesa. Inoltre hanno visitato i genitori di diversi sacerdoti e religiose, per ringraziarli del loro sostegno alla vocazione dei figli.
La comunità cattolica di Zhong Shan ha lanciato sul suo sito un messaggio per il Capodanno cinese, rivolto a tutti i popoli, in cui si ricordano i missionari venuto dall’estero e, a nome dei cattolici, si ringraziano tutti coloro che hanno aiutato e sostenuto la crescita della comunità cattolica, auspicando una ulteriore incremento dell’armonia e dell’impegno sociale perché i cattolici aiutino la gente a conoscere meglio Gesù Cristo e la Chiesa. Infine invocano la benedizione del Signore sul popolo cinese. (NZ) (Agenzia Fides 16/02/2010 - righe 31, parole 359)
martedì 16 febbraio 2010
Angelus del 14 e discorso del Papa all'ostello della Caritas alla stazione Termini di Roma
VATICANO - "Dove i poveri sono consolati e ammessi al banchetto della vita, lì si manifesta la giustizia di Dio” afferma il Papa all’Angelus; gli auguri per il Capodanno lunare a Cina e Vietnam
Città del Vaticano (Agenzia Fides) – “Dove i poveri sono consolati e ammessi al banchetto della vita, lì si manifesta la giustizia di Dio. E’ questo il compito che i discepoli del Signore sono chiamati a svolgere anche nella società attuale” ha ribadito il Santo Padre Benedetto XVI nel suo discorso prima dell’Angelus, domenica 14 febbraio. Appena tornato dalla visita all’Ostello della Caritas Romana alla Stazione Termini, il Papa ha detto: “di cuore incoraggio quanti operano in tale benemerita istituzione e quanti, in ogni parte del mondo, si impegnano gratuitamente in simili opere di giustizia e di amore”. Commentando il brano evangelico delle Beatitudini, proclamato nella liturgia di questa domenica, il Santo Padre ha ricordato che “le beatitudini si basano sul fatto che esiste una giustizia divina, che rialza chi è stato a torto umiliato e abbassa chi si è esaltato… perché, come afferma Gesù, le cose si ribalteranno, gli ultimi diventeranno primi, e i primi ultimi. Questa giustizia e questa beatitudine si realizzano nel ‘Regno dei cieli’, o ‘Regno di Dio’, che avrà il suo compimento alla fine dei tempi ma che è già presente nella storia”.
Quindi Benedetto XVI ha detto di consegnare idealmente a tutti il suo Messaggio per la Quaresima, ormai prossima, dedicato proprio al tema della giustizia: “Il Vangelo di Cristo risponde positivamente alla sete di giustizia dell’uomo, ma in modo inatteso e sorprendente. Gesù non propone una rivoluzione di tipo sociale e politico, ma quella dell’amore, che ha già realizzato con la sua Croce e la sua Risurrezione. Su di esse si fondano le beatitudini, che propongono il nuovo orizzonte di giustizia, inaugurato dalla Pasqua, grazie al quale possiamo diventare giusti e costruire un mondo migliore.”
Dopo l’Angelus, il Santo Padre ha rivolto gli auguri a quanti nel mondo celebrano il capodanno lunare con queste parole: “In vari Paesi dell’Asia, penso, ad esempio, alla Cina e al Vietnam, e in molte comunità sparse nel mondo si celebra oggi il capodanno lunare. Sono giorni di festa, che quei popoli vivono come occasione privilegiata per rinsaldare i vincoli familiari e generazionali. Auguro a tutti di mantenere e accrescere la ricca eredità di valori spirituali e morali, che si radicano saldamente nella cultura di quei popoli.” (SL) (Agenzia Fides 15/02/2010)
VATICANO - Il Papa all’Ostello della Caritas: “La testimonianza della carità appartiene alla missione della Chiesa insieme con l’annuncio della verità del Vangelo”
Città del Vaticano (Agenzia Fides) – “Sappiate che la Chiesa vi ama profondamente e non vi abbandona, perché riconosce nel volto di ognuno di voi il volto di Cristo” è quanto ha assicurato il Santo Padre Benedetto XVI a “coloro che si trovano nella povertà e nell’indigenza” e trovano ospitalità presso l’Ostello della Caritas diocesana di Roma "Don Luigi Di Liegro" alla Stazione Termini, visitato nella mattina di domenica 14 febbraio. “La testimonianza della carità, che in questo luogo trova speciale concretizzazione, appartiene alla missione della Chiesa insieme con l’annuncio della verità del Vangelo – ha detto il Pontefice nel suo discorso -. L’uomo non ha soltanto bisogno di essere nutrito materialmente o aiutato a superare i momenti di difficoltà, ma ha anche la necessità di sapere chi egli sia e di conoscere la verità su se stesso, sulla sua dignità... La Chiesa, con il suo servizio a favore dei poveri, è dunque impegnata ad annunciare a tutti la verità sull’uomo, che è amato da Dio, creato a sua immagine, redento da Cristo e chiamato alla comunione eterna con Lui. Tante persone hanno potuto così riscoprire, e tuttora riscoprono, la propria dignità, smarrita a volte per tragici eventi, e ritrovano fiducia in se stessi e speranza nell’avvenire”.
Ai volontari che prestano servizio presso l’Ostello, il Papa ha raccomandato di avere sempre davanti agli occhi e nel cuore “l’esempio di Gesù, che per amore si fece nostro servo”, di essere “gioiosi testimoni dell’infinita carità di Dio” e, imitando l’esempio del diacono san Lorenzo, di considerare questi “amici uno dei tesori più preziosi” della loro vita.
Nel suo discorso il Santo Padre ha ricordato che la visita avviene nell’Anno europeo della lotta alla povertà e all’esclusione sociale, indetto dal Parlamento Europeo e dalla Commissione Europea, ed ha quindi incoraggiato “non solo i cattolici, ma ogni uomo di buona volontà, in particolare quanti hanno responsabilità nella pubblica amministrazione e nelle diverse istituzioni, ad impegnarsi nella costruzione di un futuro degno dell’uomo, riscoprendo nella carità la forza propulsiva per un autentico sviluppo e per la realizzazione di una società più giusta e fraterna”.
Infine, dopo aver sottolineato che “l’Ostello manifesta concretamente che la comunità cristiana, attraverso i propri organismi e senza venir meno alla Verità che annuncia, collabora utilmente con le istituzioni civili per la promozione del bene comune”, il Santo Padre ha ricordato che “nel suo servizio alle persone in difficoltà la Chiesa è mossa unicamente dal desiderio di esprimere la propria fede in quel Dio che è il difensore dei poveri e che ama ogni uomo per quello che è e non per quello che possiede o realizza. La Chiesa vive nella storia con la consapevolezza che le angosce e i bisogni degli uomini, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono, sono pure quelli dei discepoli di Cristo e per questo, nel rispetto delle competenze proprie dello Stato, si adopera perché ad ogni essere umano venga garantito ciò che gli spetta”. Concludendo il suo discorso, il Pontefice ha detto: “per Roma l’Ostello della Caritas diocesana è un luogo dove l’amore non è solo una parola o un sentimento, ma una realtà concreta, che consente di far entrare la luce di Dio nella vita degli uomini e dell’intera comunità civile”. (SL) (Agenzia Fides 15/02/2010)
venerdì 1 gennaio 2010
BENEDETTO XVI PER LA CELEBRAZIONE DELLA XLIII GIORNATA MONDIALE DELLA PACE
MESSAGGIO DEL SANTO PADRE
1° GENNAIO 2010
SE VUOI COLTIVARE LA PACE, CUSTODISCI IL CREATO
1. In occasione dell’inizio del Nuovo Anno, desidero rivolgere i più fervidi auguri di pace a tutte le comunità cristiane, ai responsabili delle Nazioni, agli uomini e alle donne di buona volontà del mondo intero. Per questa XLIII Giornata Mondiale della Pace ho scelto il tema: Se vuoi coltivare la pace, custodisci il creato. Il rispetto del creato riveste grande rilevanza, anche perché «la creazione è l’inizio e il fondamento di tutte le opere di Dio» [1] e la sua salvaguardia diventa oggi essenziale per la pacifica convivenza dell’umanità. Se, infatti, a causa della crudeltà dell’uomo sull’uomo, numerose sono le minacce che incombono sulla pace e sull’autentico sviluppo umano integrale – guerre, conflitti internazionali e regionali, atti terroristici e violazioni dei diritti umani –, non meno preoccupanti sono le minacce originate dalla noncuranza – se non addirittura dall’abuso – nei confronti della terra e dei beni naturali che Dio ha elargito. Per tale motivo è indispensabile che l’umanità rinnovi e rafforzi «quell’alleanza tra essere umano e ambiente, che deve essere specchio dell’amore creatore di Dio, dal quale proveniamo e verso il quale siamo in cammino» [2].
2. Nell’Enciclica Caritas in veritate ho posto in evidenza che lo sviluppo umano integrale è strettamente collegato ai doveri derivanti dal rapporto dell’uomo con l’ambiente naturale, considerato come un dono di Dio a tutti, il cui uso comporta una comune responsabilità verso l’umanità intera, in special modo verso i poveri e le generazioni future. Ho notato, inoltre, che quando la natura e, in primo luogo, l’essere umano vengono considerati semplicemente frutto del caso o del determinismo evolutivo, rischia di attenuarsi nelle coscienze la consapevolezza della responsabilità [3]. Ritenere, invece, il creato come dono di Dio all’umanità ci aiuta a comprendere la vocazione e il valore dell’uomo. Con il Salmista, pieni di stupore, possiamo infatti proclamare: «Quando vedo i tuoi cieli, opera delle tue dita, la luna e le stelle che hai fissato, che cosa è mai l’uomo perché di lui ti ricordi, il figlio dell’uomo, perché te ne curi?» (Sal 8,4-5). Contemplare la bellezza del creato è stimolo a riconoscere l’amore del Creatore, quell’Amore che «move il sole e l’altre stelle» [4].
3. Vent’anni or sono, il Papa Giovanni Paolo II, dedicando il Messaggio della Giornata Mondiale della Pace al tema Pace con Dio creatore, pace con tutto il creato, richiamava l’attenzione sulla relazione che noi, in quanto creature di Dio, abbiamo con l’universo che ci circonda. «Si avverte ai nostri giorni – scriveva – la crescente consapevolezza che la pace mondiale sia minacciata... anche dalla mancanza del dovuto rispetto per la natura». E aggiungeva che la coscienza ecologica «non deve essere mortificata, ma anzi favorita, in modo che si sviluppi e maturi, trovando adeguata espressione in programmi ed iniziative concrete» [5]. Già altri miei Predecessori avevano fatto riferimento alla relazione esistente tra l’uomo e l’ambiente. Ad esempio, nel 1971, in occasione dell’ottantesimo anniversario dell’Enciclica Rerum Novarum di Leone XIII, Paolo VI ebbe a sottolineare che «attraverso uno sfruttamento sconsiderato della natura, (l’uomo) rischia di distruggerla e di essere a sua volta vittima di siffatta degradazione». Ed aggiunse che in tal caso «non soltanto l’ambiente materiale diventa una minaccia permanente: inquinamenti e rifiuti, nuove malattie, potere distruttivo totale; ma è il contesto umano, che l’uomo non padroneggia più, creandosi così per il domani un ambiente che potrà essergli intollerabile: problema sociale di vaste dimensioni che riguarda l’intera famiglia umana» [6].
4. Pur evitando di entrare nel merito di specifiche soluzioni tecniche, la Chiesa, «esperta in umanità», si premura di richiamare con forza l’attenzione sulla relazione tra il Creatore, l’essere umano e il creato. Nel 1990, Giovanni Paolo II parlava di «crisi ecologica» e, rilevando come questa avesse un carattere prevalentemente etico, indicava l’«urgente necessità morale di una nuova solidarietà» [7]. Questo appello si fa ancora più pressante oggi, di fronte alle crescenti manifestazioni di una crisi che sarebbe irresponsabile non prendere in seria considerazione. Come rimanere indifferenti di fronte alle problematiche che derivano da fenomeni quali i cambiamenti climatici, la desertificazione, il degrado e la perdita di produttività di vaste aree agricole, l’inquinamento dei fiumi e delle falde acquifere, la perdita della biodiversità, l’aumento di eventi naturali estremi, il disboscamento delle aree equatoriali e tropicali? Come trascurare il crescente fenomeno dei cosiddetti «profughi ambientali»: persone che, a causa del degrado dell’ambiente in cui vivono, lo devono lasciare – spesso insieme ai loro beni – per affrontare i pericoli e le incognite di uno spostamento forzato? Come non reagire di fronte ai conflitti già in atto e a quelli potenziali legati all’accesso alle risorse naturali? Sono tutte questioni che hanno un profondo impatto sull’esercizio dei diritti umani, come ad esempio il diritto alla vita, all’alimentazione, alla salute, allo sviluppo.
5. Va, tuttavia, considerato che la crisi ecologica non può essere valutata separatamente dalle questioni ad essa collegate, essendo fortemente connessa al concetto stesso di sviluppo e alla visione dell’uomo e delle sue relazioni con i suoi simili e con il creato. Saggio è, pertanto, operare una revisione profonda e lungimirante del modello di sviluppo, nonché riflettere sul senso dell’economia e dei suoi fini, per correggerne le disfunzioni e le distorsioni. Lo esige lo stato di salute ecologica del pianeta; lo richiede anche e soprattutto la crisi culturale e morale dell’uomo, i cui sintomi sono da tempo evidenti in ogni parte del mondo [8]. L’umanità ha bisogno di un profondo rinnovamento culturale; ha bisogno di riscoprire quei valori che costituiscono il solido fondamento su cui costruire un futuro migliore per tutti. Le situazioni di crisi, che attualmente sta attraversando – siano esse di carattere economico, alimentare, ambientale o sociale –, sono, in fondo, anche crisi morali collegate tra di loro. Esse obbligano a riprogettare il comune cammino degli uomini. Obbligano, in particolare, a un modo di vivere improntato alla sobrietà e alla solidarietà, con nuove regole e forme di impegno, puntando con fiducia e coraggio sulle esperienze positive compiute e rigettando con decisione quelle negative. Solo così l’attuale crisi diventa occasione di discernimento e di nuova progettualità.
6. Non è forse vero che all’origine di quella che, in senso cosmico, chiamiamo «natura», vi è «un disegno di amore e di verità»? Il mondo «non è il prodotto di una qualsivoglia necessità, di un destino cieco o del caso... Il mondo trae origine dalla libera volontà di Dio, il quale ha voluto far partecipare le creature al suo essere, alla sua saggezza e alla sua bontà» [9]. Il Libro della Genesi, nelle sue pagine iniziali, ci riporta al progetto sapiente del cosmo, frutto del pensiero di Dio, al cui vertice si collocano l’uomo e la donna, creati ad immagine e somiglianza del Creatore per «riempire la terra» e «dominarla» come «amministratori» di Dio stesso (cfr Gen 1,28). L’armonia tra il Creatore, l’umanità e il creato, che la Sacra Scrittura descrive, è stata infranta dal peccato di Adamo ed Eva, dell’uomo e della donna, che hanno bramato occupare il posto di Dio, rifiutando di riconoscersi come sue creature. La conseguenza è che si è distorto anche il compito di «dominare» la terra, di «coltivarla e custodirla» e tra loro e il resto della creazione è nato un conflitto (cfr Gen 3,17-19). L’essere umano si è lasciato dominare dall’egoismo, perdendo il senso del mandato di Dio, e nella relazione con il creato si è comportato come sfruttatore, volendo esercitare su di esso un dominio assoluto. Ma il vero significato del comando iniziale di Dio, ben evidenziato nel Libro della Genesi, non consisteva in un semplice conferimento di autorità, bensì piuttosto in una chiamata alla responsabilità. Del resto, la saggezza degli antichi riconosceva che la natura è a nostra disposizione non come «un mucchio di rifiuti sparsi a caso» [10], mentre la Rivelazione biblica ci ha fatto comprendere che la natura è dono del Creatore, il quale ne ha disegnato gli ordinamenti intrinseci, affinché l’uomo possa trarne gli orientamenti doverosi per «custodirla e coltivarla» (cfr Gen 2,15) [11]. Tutto ciò che esiste appartiene a Dio, che lo ha affidato agli uomini, ma non perché ne dispongano arbitrariamente. E quando l’uomo, invece di svolgere il suo ruolo di collaboratore di Dio, a Dio si sostituisce, finisce col provocare la ribellione della natura, «piuttosto tiranneggiata che governata da lui» [12]. L’uomo, quindi, ha il dovere di esercitare un governo responsabile della creazione, custodendola e coltivandola [13].
7. Purtroppo, si deve constatare che una moltitudine di persone, in diversi Paesi e regioni del pianeta, sperimenta crescenti difficoltà a causa della negligenza o del rifiuto, da parte di tanti, di esercitare un governo responsabile sull’ambiente. Il Concilio Ecumenico Vaticano II ha ricordato che «Dio ha destinato la terra e tutto quello che essa contiene all’uso di tutti gli uomini e di tutti i popoli» [14]. L’eredità del creato appartiene, pertanto, all’intera umanità. Invece, l’attuale ritmo di sfruttamento mette seriamente in pericolo la disponibilità di alcune risorse naturali non solo per la generazione presente, ma soprattutto per quelle future [15]. Non è difficile allora costatare che il degrado ambientale è spesso il risultato della mancanza di progetti politici lungimiranti o del perseguimento di miopi interessi economici, che si trasformano, purtroppo, in una seria minaccia per il creato. Per contrastare tale fenomeno, sulla base del fatto che «ogni decisione economica ha una conseguenza di carattere morale» [16], è anche necessario che l’attività economica rispetti maggiormente l’ambiente. Quando ci si avvale delle risorse naturali, occorre preoccuparsi della loro salvaguardia, prevedendone anche i costi – in termini ambientali e sociali –, da valutare come una voce essenziale degli stessi costi dell’attività economica. Compete alla comunità internazionale e ai governi nazionali dare i giusti segnali per contrastare in modo efficace quelle modalità d’utilizzo dell’ambiente che risultino ad esso dannose. Per proteggere l’ambiente, per tutelare le risorse e il clima occorre, da una parte, agire nel rispetto di norme ben definite anche dal punto di vista giuridico ed economico, e, dall’altra, tenere conto della solidarietà dovuta a quanti abitano le regioni più povere della terra e alle future generazioni.
8. Sembra infatti urgente la conquista di una leale solidarietà inter-generazionale. I costi derivanti dall’uso delle risorse ambientali comuni non possono essere a carico delle generazioni future: «Eredi delle generazioni passate e beneficiari del lavoro dei nostri contemporanei, noi abbiamo degli obblighi verso tutti e non possiamo disinteressarci di coloro che verranno dopo di noi ad ingrandire la cerchia della famiglia umana. La solidarietà universale, ch’è un fatto e per noi un beneficio, è altresì un dovere. Si tratta di una responsabilità che le generazioni presenti hanno nei confronti di quelle future, una responsabilità che appartiene anche ai singoli Stati e alla Comunità internazionale» [17]. L’uso delle risorse naturali dovrebbe essere tale che i vantaggi immediati non comportino conseguenze negative per gli esseri viventi, umani e non umani, presenti e a venire; che la tutela della proprietà privata non ostacoli la destinazione universale dei beni [18]; che l’intervento dell’uomo non comprometta la fecondità della terra, per il bene di oggi e per il bene di domani. Oltre ad una leale solidarietà inter-generazionale, va ribadita l’urgente necessità morale di una rinnovata solidarietà intra-generazionale, specialmente nei rapporti tra i Paesi in via di sviluppo e quelli altamente industrializzati: «la comunità internazionale ha il compito imprescindibile di trovare le strade istituzionali per disciplinare lo sfruttamento delle risorse non rinnovabili, con la partecipazione anche dei Paesi poveri, in modo da pianificare insieme il futuro» [19]. La crisi ecologica mostra l’urgenza di una solidarietà che si proietti nello spazio e nel tempo. È infatti importante riconoscere, fra le cause dell’attuale crisi ecologica, la responsabilità storica dei Paesi industrializzati. I Paesi meno sviluppati e, in particolare, quelli emergenti, non sono tuttavia esonerati dalla propria responsabilità rispetto al creato, perché il dovere di adottare gradualmente misure e politiche ambientali efficaci appartiene a tutti. Ciò potrebbe realizzarsi più facilmente se vi fossero calcoli meno interessati nell’assistenza, nel trasferimento delle conoscenze e delle tecnologie più pulite.
9. È indubbio che uno dei principali nodi da affrontare, da parte della comunità internazionale, è quello delle risorse energetiche, individuando strategie condivise e sostenibili per soddisfare i bisogni di energia della presente generazione e di quelle future. A tale scopo, è necessario che le società tecnologicamente avanzate siano disposte a favorire comportamenti improntati alla sobrietà, diminuendo il proprio fabbisogno di energia e migliorando le condizioni del suo utilizzo. Al tempo stesso, occorre promuovere la ricerca e l’applicazione di energie di minore impatto ambientale e la «ridistribuzione planetaria delle risorse energetiche, in modo che anche i Paesi che ne sono privi possano accedervi» [20]. La crisi ecologica, dunque, offre una storica opportunità per elaborare una risposta collettiva volta a convertire il modello di sviluppo globale in una direzione più rispettosa nei confronti del creato e di uno sviluppo umano integrale, ispirato ai valori propri della carità nella verità. Auspico, pertanto, l’adozione di un modello di sviluppo fondato sulla centralità dell’essere umano, sulla promozione e condivisione del bene comune, sulla responsabilità, sulla consapevolezza del necessario cambiamento degli stili di vita e sulla prudenza, virtù che indica gli atti da compiere oggi, in previsione di ciò che può accadere domani [21].
10. Per guidare l’umanità verso una gestione complessivamente sostenibile dell’ambiente e delle risorse del pianeta, l’uomo è chiamato a impiegare la sua intelligenza nel campo della ricerca scientifica e tecnologica e nell’applicazione delle scoperte che da questa derivano. La «nuova solidarietà», che Giovanni Paolo II propose nel Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace del 1990 [22], e la «solidarietà globale», che io stesso ho richiamato nel Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace del 2009 [23], risultano essere atteggiamenti essenziali per orientare l’impegno di tutela del creato, attraverso un sistema di gestione delle risorse della terra meglio coordinato a livello internazionale, soprattutto nel momento in cui va emergendo, in maniera sempre più evidente, la forte interrelazione che esiste tra la lotta al degrado ambientale e la promozione dello sviluppo umano integrale. Si tratta di una dinamica imprescindibile, in quanto «lo sviluppo integrale dell’uomo non può aver luogo senza lo sviluppo solidale dell’umanità» [24]. Tante sono oggi le opportunità scientifiche e i potenziali percorsi innovativi, grazie ai quali è possibile fornire soluzioni soddisfacenti ed armoniose alla relazione tra l’uomo e l’ambiente. Ad esempio, occorre incoraggiare le ricerche volte ad individuare le modalità più efficaci per sfruttare la grande potenzialità dell’energia solare. Altrettanta attenzione va poi rivolta alla questione ormai planetaria dell’acqua ed al sistema idrogeologico globale, il cui ciclo riveste una primaria importanza per la vita sulla terra e la cui stabilità rischia di essere fortemente minacciata dai cambiamenti climatici. Vanno altresì esplorate appropriate strategie di sviluppo rurale incentrate sui piccoli coltivatori e sulle loro famiglie, come pure occorre approntare idonee politiche per la gestione delle foreste, per lo smaltimento dei rifiuti, per la valorizzazione delle sinergie esistenti tra il contrasto ai cambiamenti climatici e la lotta alla povertà. Occorrono politiche nazionali ambiziose, completate da un necessario impegno internazionale che apporterà importanti benefici soprattutto nel medio e lungo termine. È necessario, insomma, uscire dalla logica del mero consumo per promuovere forme di produzione agricola e industriale rispettose dell’ordine della creazione e soddisfacenti per i bisogni primari di tutti. La questione ecologica non va affrontata solo per le agghiaccianti prospettive che il degrado ambientale profila all’orizzonte; a motivarla deve essere soprattutto la ricerca di un’autentica solidarietà a dimensione mondiale, ispirata dai valori della carità, della giustizia e del bene comune. D’altronde, come ho già avuto modo di ricordare, «la tecnica non è mai solo tecnica. Essa manifesta l’uomo e le sue aspirazioni allo sviluppo; esprime la tensione dell’animo umano al graduale superamento di certi condizionamenti materiali. La tecnica, pertanto, si inserisce nel mandato di «coltivare e custodire la terra» (cfr Gen 2,15), che Dio ha affidato all’uomo, e va orientata a rafforzare quell’alleanza tra essere umano e ambiente che deve essere specchio dell’amore creatore di Dio» [25].
11. Appare sempre più chiaramente che il tema del degrado ambientale chiama in causa i comportamenti di ognuno di noi, gli stili di vita e i modelli di consumo e di produzione attualmente dominanti, spesso insostenibili dal punto di vista sociale, ambientale e finanche economico. Si rende ormai indispensabile un effettivo cambiamento di mentalità che induca tutti ad adottare nuovi stili di vita «nei quali la ricerca del vero, del bello e del buono e la comunione con gli altri uomini per una crescita comune siano gli elementi che determinano le scelte dei consumi, dei risparmi e degli investimenti» [26]. Sempre più si deve educare a costruire la pace a partire dalle scelte di ampio raggio a livello personale, familiare, comunitario e politico. Tutti siamo responsabili della protezione e della cura del creato. Tale responsabilità non conosce frontiere. Secondo il principio di sussidiarietà, è importante che ciascuno si impegni al livello che gli corrisponde, operando affinché venga superata la prevalenza degli interessi particolari. Un ruolo di sensibilizzazione e di formazione spetta in particolare ai vari soggetti della società civile e alle Organizzazioni non-governative, che si prodigano con determinazione e generosità per la diffusione di una responsabilità ecologica, che dovrebbe essere sempre più ancorata al rispetto dell’ «ecologia umana». Occorre, inoltre, richiamare la responsabilità dei media in tale ambito, proponendo modelli positivi a cui ispirarsi. Occuparsi dell’ambiente richiede, cioè, una visione larga e globale del mondo; uno sforzo comune e responsabile per passare da una logica centrata sull’egoistico interesse nazionalistico ad una visione che abbracci sempre le necessità di tutti i popoli. Non si può rimanere indifferenti a ciò che accade intorno a noi, perché il deterioramento di qualsiasi parte del pianeta ricadrebbe su tutti. Le relazioni tra persone, gruppi sociali e Stati, come quelle tra uomo e ambiente, sono chiamate ad assumere lo stile del rispetto e della «carità nella verità». In tale ampio contesto, è quanto mai auspicabile che trovino efficacia e corrispondenza gli sforzi della comunità internazionale volti ad ottenere un progressivo disarmo ed un mondo privo di armi nucleari, la cui sola presenza minaccia la vita del pianeta e il processo di sviluppo integrale dell’umanità presente e di quella futura.
12. La Chiesa ha una responsabilità per il creato e sente di doverla esercitare, anche in ambito pubblico, per difendere la terra, l’acqua e l’aria, doni di Dio Creatore per tutti, e, anzitutto, per proteggere l’uomo contro il pericolo della distruzione di se stesso. Il degrado della natura è, infatti, strettamente connesso alla cultura che modella la convivenza umana, per cui «quando l’«ecologia umana» è rispettata dentro la società, anche l’ecologia ambientale ne trae beneficio» [27]. Non si può domandare ai giovani di rispettare l’ambiente, se non vengono aiutati in famiglia e nella società a rispettare se stessi: il libro della natura è unico, sia sul versante dell’ambiente come su quello dell’etica personale, familiare e sociale [28]. I doveri verso l’ambiente derivano da quelli verso la persona considerata in se stessa e in relazione agli altri. Volentieri, pertanto, incoraggio l’educazione ad una responsabilità ecologica, che, come ho indicato nell’Enciclica Caritas in veritate, salvaguardi un’autentica «ecologia umana» e, quindi, affermi con rinnovata convinzione l’inviolabilità della vita umana in ogni sua fase e in ogni sua condizione, la dignità della persona e l’insostituibile missione della famiglia, nella quale si educa all’amore per il prossimo e al rispetto della natura [29]. Occorre salvaguardare il patrimonio umano della società. Questo patrimonio di valori ha la sua origine ed è iscritto nella legge morale naturale, che è fondamento del rispetto della persona umana e del creato.
13. Non va infine dimenticato il fatto, altamente indicativo, che tanti trovano tranquillità e pace, si sentono rinnovati e rinvigoriti quando sono a stretto contatto con la bellezza e l’armonia della natura. Vi è pertanto una sorta di reciprocità: nel prenderci cura del creato, noi constatiamo che Dio, tramite il creato, si prende cura di noi. D’altra parte, una corretta concezione del rapporto dell’uomo con l’ambiente non porta ad assolutizzare la natura né a ritenerla più importante della stessa persona. Se il Magistero della Chiesa esprime perplessità dinanzi ad una concezione dell’ambiente ispirata all’ecocentrismo e al biocentrismo, lo fa perché tale concezione elimina la differenza ontologica e assiologica tra la persona umana e gli altri esseri viventi. In tal modo, si viene di fatto ad eliminare l’identità e il ruolo superiore dell’uomo, favorendo una visione egualitaristica della «dignità» di tutti gli esseri viventi. Si dà adito, così, ad un nuovo panteismo con accenti neopagani che fanno derivare dalla sola natura, intesa in senso puramente naturalistico, la salvezza per l’uomo. La Chiesa invita, invece, ad impostare la questione in modo equilibrato, nel rispetto della «grammatica» che il Creatore ha inscritto nella sua opera, affidando all’uomo il ruolo di custode e amministratore responsabile del creato, ruolo di cui non deve certo abusare, ma da cui non può nemmeno abdicare. Infatti, anche la posizione contraria di assolutizzazione della tecnica e del potere umano, finisce per essere un grave attentato non solo alla natura, ma anche alla stessa dignità umana [30].
14. Se vuoi coltivare la pace, custodisci il creato. La ricerca della pace da parte di tutti gli uomini di buona volontà sarà senz’altro facilitata dal comune riconoscimento del rapporto inscindibile che esiste tra Dio, gli esseri umani e l’intero creato. Illuminati dalla divina Rivelazione e seguendo la Tradizione della Chiesa, i cristiani offrono il proprio apporto. Essi considerano il cosmo e le sue meraviglie alla luce dell’opera creatrice del Padre e redentrice di Cristo, che, con la sua morte e risurrezione, ha riconciliato con Dio «sia le cose che stanno sulla terra, sia quelle che stanno nei cieli» (Col 1,20). Il Cristo, crocifisso e risorto, ha fatto dono all’umanità del suo Spirito santificatore, che guida il cammino della storia, in attesa del giorno in cui, con il ritorno glorioso del Signore, verranno inaugurati «nuovi cieli e una terra nuova» (2 Pt 3,13), in cui abiteranno per sempre la giustizia e la pace. Proteggere l’ambiente naturale per costruire un mondo di pace è, pertanto, dovere di ogni persona. Ecco una sfida urgente da affrontare con rinnovato e corale impegno; ecco una provvidenziale opportunità per consegnare alle nuove generazioni la prospettiva di un futuro migliore per tutti. Ne siano consapevoli i responsabili delle nazioni e quanti, ad ogni livello, hanno a cuore le sorti dell’umanità: la salvaguardia del creato e la realizzazione della pace sono realtà tra loro intimamente connesse! Per questo, invito tutti i credenti ad elevare la loro fervida preghiera a Dio, onnipotente Creatore e Padre misericordioso, affinché nel cuore di ogni uomo e di ogni donna risuoni, sia accolto e vissuto il pressante appello: Se vuoi coltivare la pace, custodisci il creato.
Dal Vaticano, 8 dicembre 2009
BENEDICTUS PP. XVI
sabato 26 dicembre 2009
Pranzo con i poveri(Radiovaticana)
Domani, Festa della Sacra Famiglia, il Papa visiterà la Comunità di Sant’Egidio, nella sede di via Dandolo 10, per pranzare con i poveri. Un evento che ha creato un clima di particolare gioia tra gli amici della Comunità di Sant’Egidio. Grandi i preparativi che stanno precedendo questa giornata. Ma cosa rappresenta questo incontro con il Papa per la Comunità di Sant’Egidio? Tiziana Campisi lo ha chiesto ad Alberto Quattrucci:
R. - Il fatto che il Papa si sieda a mensa con i poveri e con gli amici dei poveri, che sono i membri di Sant’Egidio, significa per noi un grosso sostegno, un grosso incoraggiamento alla vita della Comunità, a quell’amicizia con i poveri che ogni anno vede seduti alla mensa dei giorni di Natale oltre 100 mila fra zingari, barboni, anziani, gente che vive per strada insieme a noi.
D. - Come vi siete preparati alla visita di Benedetto XVI?
R. - Ci siamo preparati anzitutto annunciando l’evento, che è una gioia per tutti noi di Sant’Egidio ma anche una gioia per tanti poveri di vedere il Papa stare assieme a loro. Dunque, l’abbiamo comunicato a tanti. Poi, l’abbiamo preparato allestendo la mensa, preparando il pranzo di Natale come si rispetti in ogni grande famiglia: e la nostra famiglia è veramente grande, senza confini. Insomma, abbiamo preparato la festa in tutti i modi...
D. - Come è nata l’idea di invitare Benedetto XVI a pranzo in una comunità di Sant’Egidio?
R. - L’idea nasce dal senso del Natale, che è la festa della famiglia. Per noi, la famiglia sono le nostre famiglie ma c’è anche una grande famiglia, che è la famiglia di Gesù: la famiglia con tutti i poveri, con tutti coloro che hanno bisogno. E a questa mensa noi invitiamo tanti, di ogni livello, di ogni fascia sociale, tanti amici dei poveri… E allora, perché non invitare lui, il nostro vescovo di Roma, il Papa, che è grande amico dei poveri e lo ha ripetuto in tante occasioni, coinvolgendolo in una dimensione di testimonianza personale? Quindi, è un invito che nasce dal profondo del cuore di Sant’Egidio, e insieme dal gesto del pranzo di Natale che è la festa principale dell’anno dove si raccoglie tutta la famiglia.
D. - Come ripartirà la Comunità di Sant’Egidio dopo la visita del Papa?
R. - Ripartirà con una grande felicità, con una grande gioia, con un incoraggiamento in più: una gioia da comunicare a tanti e, in fondo, anche un esempio da comunicare a tanti, perché il sogno è quello di trovare sempre più compagni per i poveri, in ogni angolo del mondo. E poi ripartirà con il passo della pace: come ogni anno, il primo gennaio saremo in ogni città del mondo con la Giornata mondiale della pace. Cominceremo con manifestazioni, con momenti di preghiera, con momenti di assemblea sul tema della pace, sul messaggio del Papa di quest’anno. E’ un nuovo impegno: l’anno nuovo deve iniziare con il passo della pace.
Il Papa all’Angelus: il martirio di Santo Stefano esempio di amore che non si arrende alla violenza. Sostegno ai cristiani che soffrono per la fede
◊ Il martirio di Santo Stefano, che la Chiesa ricorda e celebra nella liturgia di oggi, testimonia il senso più profondo del Natale: l’affermazione di una “civiltà dell’amore” più forte del male e della violenza. Con questo pensiero, Benedetto XVI ha accompagnato questa mattina la recita dell’Angelus, durante la quale ha avuto parole di incoraggiamento per quei “tanti credenti” che, ha detto, nel mondo soffrono a causa della fede. Il servizio di Alessandro De Carolis:
Vivere senza senso - quasi un’esistenza “morta” - o vivere per Cristo sapendo con "certezza", anche se la fede costasse la morte, di aver scelto “la parte migliore della vita”. Due rive opposte, sulle quali il Papa colloca, da un lato, una parte della gente dei nostri tempi e dall’altro la figura del martire per eccellenza, il diacono Stefano. Il suo sacrificio, ha affermato Benedetto XVI all’Angelus, ci aiuta a capire meglio il Natale, la “meravigliosa grandezza” della nascita di Gesù:
“Colui che vagisce nella mangiatoia, infatti, è il Figlio di Dio fatto uomo, che ci chiede di testimoniare con coraggio il suo Vangelo, come ha fatto Santo Stefano il quale, pieno di Spirito Santo, non ha esitato a dare la vita per amore del suo Signore. Egli, come il suo Maestro, muore perdonando i propri persecutori e ci fa comprendere come l’ingresso del Figlio di Dio nel mondo dia origine ad una nuova civiltà, la civiltà dell’amore, che non si arrende di fronte al male e alla violenza e abbatte le barriere tra gli uomini, rendendoli fratelli nella grande famiglia dei figli di Dio”.
Stefano, ha detto il Papa alle molte persone radunatesi in Piazza San Pietro nonostante la pioggia, è un “modello” di cristiano perché, in quanto diacono, si apre all’accoglienza dei poveri, che resta -ha ripetuto il Pontefice – “una delle vie privilegiate per vivere il Vangelo e testimoniare agli uomini in modo credibile il Regno di Dio che viene”:
“La testimonianza di Stefano, come quella dei martiri cristiani, indica ai nostri contemporanei spesso distratti e disorientati, su chi debbano porre la propria fiducia per dar senso alla vita. Il martire, infatti, è colui che muore con la certezza di sapersi amato da Dio e, nulla anteponendo all’amore di Cristo, sa di aver scelto la parte migliore”.
Ancora, ha osservato Benedetto XVI, la Festa di Santo Stefano “ci ricorda anche i tanti credenti, che in varie parti del mondo, sono sottoposti a prove e sofferenze a causa della loro fede”. “Impegniamoci - ha esortato il Papa - a sostenerli con la preghiera e a non venir mai meno alla nostra vocazione cristiana". Dopo la recita dell'Angelus, il Pontefice ha salutato i fedeli in sei lingue, concludendo con queste parole in lingua italiana:
“Auguro che la sosta di questi giorni presso il presepio per ammirare Maria e Giuseppe accanto al Bambino, possa suscitare in tutti un rinnovato impegno di amore vicendevole e di reciproca comprensione, affinché all’interno delle famiglie e dell’intera Nazione si viva quel clima di intesa e di comunione che tanto giova al bene comune. Buona festa a voi tutti!”.
martedì 2 giugno 2009
Per il mese di giugno, il Papa chiede ai fedeli di pregare affinché i Paesi più poveri siano liberati dal peso del debito estero. Il commento di Sergio Marelli
◊ “Perché l’attenzione internazionale verso i Paesi più poveri susciti un più concreto aiuto, in particolare per sollevarli dallo schiacciante onere del debito estero”: è l’intenzione generale di preghiera di Benedetto XVI per il mese di giugno. Il Papa torna quindi a chiedere un supplemento di solidarietà verso chi è nel bisogno, specie in un periodo di crisi economica. Sul richiamo del Pontefice, Alessandro Gisotti ha intervistato Sergio Marelli, direttore generale della Focsiv:
R. - Penso che sia una costante dei messaggi dei Pontefici, che all’avvicinarsi dei grandi appuntamenti internazionali - in questo caso il vertice del G8 all’Aquila, che si terrà il prossimo 6-8 luglio - richiamano questa necessità di preoccuparsi anche dei Paesi poveri. Mi sembra che quest’anno, in questa congiuntura economica finanziaria così grave, tale richiamo sia oltremodo opportuno. Pensare di trovare delle soluzioni a questa crisi, che si è abbattuta anche su noi, in Italia, senza pensare a delle soluzioni globali che coinvolgano anche i Paesi poveri sia, fondamentalmente, come pensare a una “non soluzione”.
D. - Nel recente discorso ad otto ambasciatori ricevuti in Vaticano per le lettere credenziali, il Papa ha messo l’accento su due punti: solidarietà verso i più bisognosi e sobrietà nello stile di vita. E’ lungo queste due direttrici che si può davvero invertire la rotta?
R. - E’ un messaggio che noi accogliamo con grande favore perché Focsiv con i suoi volontari, in qualche modo, ha sempre cercato di incarnare esattamente questa idea, cioè che insieme alle grandi scelte che bisogna fare - la cancellazione del debito, stanziare risorse adeguate per aiutare i Paesi poveri, mettere in atto dei meccanismi e riformare le strutture perché ci sia più giustizia a livello planetario - occorra anche un atteggiamento personale. Molti cittadini che incontriamo nel nostro lavoro ci dicono: “Ma noi che cosa possiamo fare?” Il nostro messaggio è sempre quello che Benedetto XVI ha ricordato: ci vogliono le grandi scelte ma occorrono anche delle scelte di vita quotidiane, piccole, costanti, che vengono fatte a livello individuale… quello che il Papa definisce giustamente “uno stile di vita più sobrio”, perché questo livello di consumi non ci consentirà di lasciare alle generazioni prossime un futuro che sia sostenibile.
D. - Nella Messa di Pentecoste il Papa ha sottolineato che, accanto a un inquinamento ecologico, c’è anche un “inquinamento del cuore e dello spirito”. Non è possibile un’economia senza etica, ci ricorda il Papa…
R. - L’etica viene prima di tutto. I fondamenti dei valori devono essere quelli che orientano e che guidano le scelte in tutti i campi della vita politica e sociale. Un’economia e una finanza che non siano ispirate e orientate al bene comune e, quindi, a dei valori etici, portano a dei risultati e a delle situazioni che purtroppo oggi stiamo constatando anche noi nei nostri Paesi ma che, soprattutto, stanno vivendo i Paesi poveri e le popolazioni povere del Sud del mondo. La massimizzazione del profitto, anche a costo di violare, di calpestare i diritti umani, è una di quelle storture che portano a un sistema malato. Porta a quelle che Giovanni Paolo II chiamava le “strutture di peccato”. Penso che riporre l’etica, oggi, nei fondamenti delle scelte personali e delle scelte collettive sia il grande imperativo e la grande urgenza cui giustamente la Chiesa ci richiama.
venerdì 10 aprile 2009
Venerdì Santo 2009: 10 aprile
MEDITAZIONI E PREGHIERE DI
Sua Eccellenza Reverendissima Monsignor
THOMAS MENAMPARAMPIL, S.D.B
Arcivescovo di Guwahati (India)
Anche nella nostra Parrocchia queste meditazioni sono state lette con momenti di silenzio per la meditazione.
Riporto qui il Link per chi vuole approfondirne il contenuto
lunedì 16 marzo 2009
Africa per Benedetto XVI: dalla Radiovaticana

Dalle Carmelitane di Yaoundé 50 mila ostie per la visita del Papa in Camerun
◊ Sono le monache carmelitane del monastero che si trova nel quartiere Etoudi di Yaoundé ad aver preparato le 50 mila ostie che saranno distribuite ai fedeli durante la visita di Benedetto XVI in Camerun. Per i sacerdoti sono pronte invece 1.800 particole. Per la Messa allo stadio Ahmadou Ahidjio, dove il Papa consegnerà ai vescovi dell’Africa l’Instrumentum Laboris della II Assemblea Speciale per l’Africa, il 19 marzo, le religiose sono state incaricate anche dei paramenti sacri. Intanto nelle diverse diocesi del Camerun proseguono momenti di preghiera e celebrazioni per il buon esito della visita pastorale del Pontefice, mentre gruppi di sacerdoti, religiosi e laici si preparano a raggiungere la capitale il 16 marzo. A Douala, invece, i fedeli seguiranno le tappe del Papa attraverso Radio Veritas. “Il Camerun è l’Africa in miniatura – ha dichiarato qualche giorno fa il nunzio apostolico mons. Eliseo Antonio Ariotti – è un Paese bilingue che presenta una grande diversità culturale e religiosa. Un Paese ideale per il Pontefice per rivolgersi all’Africa”. E in questi giorni sono sempre più numerosi i fedeli che a Yaoundé stanno acquistando le stoffe realizzate appositamente per la visita di Benedetto XVI commissionate dall’arcidiocesi e t-shirt con l’effige del Papa. (T.C.)
La Chiesa dell’Angola si prepara ad incontrare il Papa
◊ Sono attesi 500 mila fedeli alla celebrazione che sarà presieduta dal Papa il 23 marzo a Cimangola, una delle tappe della sua visita pastorale in Angola. A spiegare ai giornalisti i dettagli dell’organizzazione è stato mons. Filomeno Vieira Dias, coordinatore della Commissione delle attività per il viaggio di Benedetto XVI in Angola. Almeno 4 mila persone rappresenteranno le diverse arcidiocesi del Paese e troveranno ospitalità nelle scuole cattoliche, organizzate per l’occasione in centri d’accoglienza. Per mons. Vieira Dias la visita del Papa in Angola è una grande opportunità perché gli angolani offrano al mondo l’immagine di un popolo unito e speciale. “Questa visita – ha detto – animerà i fedeli ed aiuterà la Chiesa Cattolica ad unire e sviluppare la sua missione di evangelizzazione in Angola. Incoraggerà, conforterà e stimolerà gli angolani sulla necessità di integrare gli sforzi per la ricostruzione nazionale, la riconciliazione e la pacificazione”. Mons. Vieira Dias ha aggiunto che l’arrivo del Papa darà vita a momenti di riflessione collettiva su diverse questioni, specialmente sulle questioni sociali. “Il nostro Paese si dibatte ancora per il radicamento della fame e talvolta questo problema è provocato dalla mancanza di coscienza di alcune persone che non vogliono fare nulla pur avendo le forze e i mezzi. Spero che le sagge parole del Pontefice aiutino le persone a rimboccarsi le maniche e a lavorare” ha detto l’artista angolano Tomás Ana che nella visita del Papa vede un momento importante per il Paese. Per Ana Benedetto XVI darà un messaggio di pace e di gioia e bisognerà accoglierlo a braccia aperte. (T.C.)