Una verità irrisolta

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giovedì 11 novembre 2021

Da Agenzia Fides 11 novembre 2021: “Dio vuole che non ci sia più spargimento di sangue, il dialogo è la via privilegiata”: i Vescovi di fronte alle violenze

 


AMERICA/BOLIVIA - “Dio vuole che non ci sia più spargimento di sangue, il dialogo è la via privilegiata”: i Vescovi di fronte alle violenze
 
Cochabamba (Agenzia Fides) – “Dio vuole che non ci sia più spargimento di sangue; la nostra posizione è quella di invitare entrambe le parti a sedersi al dialogo, non ci siano posizioni di scontro, non dobbiamo più piangere i morti. Ogni vita umana è unica e irripetibile, il dialogo è la via privilegiata, esponendo idee e raggiungendo accordi, non optando per la violenza e lo scontro”: lo ha dichiarato padre Diego Plá, Segretario generale aggiunto della Conferenza episcopale boliviana durante una conferenza stampa alla vigilia dell’Assemblea dei Vescovi.
I gruppi dell’opposizione al governo del Movimento Al Socialismo (MAS), hanno indetto uno sciopero nazionale a tempo indeterminato a partire dall’8 novembre, contro la legge 1386 sulla “Strategia nazionale di lotta contro la legittimazione dei guadagni illeciti e il finanziamento del terrorismo”. Il governo ha definito lo sciopero come un tentativo di destabilizzare la governabilità della nazione, e ha dispiegato ingenti forze di polizia in tutto il paese per assicurare il libero transito di beni e persone. In alcuni dipartimenti si sono accesi scontri violenti tra manifestanti e forze di polizia. L'Ufficio della Defensoria del pueblo ha informato che negli incidenti avvenuti a Potosi, un giovane contadino è morto e altre 63 persone sono rimaste ferite.
"Ci dispiace che ci sia un morto a Potosí, i Vescovi chiedono sempre che ci sia la possibilità di sedersi al dialogo, crediamo che la violenza non sia la strada" ha detto padre Diego Plá, secondo la nota della Conferenza episcopale giunta a Fides. Il sacerdote ha ribadito che la Chiesa avrà sempre una posizione di facilitatore, qualora entrambe le parti lo richiedano: "la Chiesa è al servizio del Popolo di Dio, sia i sacerdoti che i Vescovi sono servi del nostro popolo, e se il popolo ci chiede un servizio, saremo lì per aiutare e collaborare".
Riguardo agli interventi della polizia, ha esortato le forze dell'ordine ad evitare ogni tipo di violenza, in modo che non si debbano più piangere perdite umane: "Ogni istituzione eserciti sempre il suo servizio in modo corretto, coerente, responsabile, e sempre, guardando a quello che siamo, tutti fratelli, siamo boliviani, e da entrambe le parti ci sono genitori, fratelli e familiari, chiedete sempre loro un atteggiamento di pace, non di confronto e violenza, la vita è un bene di cui prendersi cura".
La 109.a Assemblea della Conferenza Episcopale Boliviana si svolge in presenza, dall’11 al 16 novembre, nella Casa “Cardenal Clemente Maurer” dell’arcidiocesi di Cochabamba. Come sempre i Vescovi si riuniscono per analizzare e riflettere sulla situazione sociale, politica e religiosa del paese, “perché vogliamo essere una Chiesa incarnata nella realtà del suo popolo e non una Chiesa lontana dalla realtà” ha detto padre Plá. Durante questa Assemblea, i Vescovi procederanno anche alle elezioni delle autorità per il prossimo triennio. (SL) (Agenzia Fides 11/11/2021)

sabato 10 ottobre 2020

Arrestato Padre Swamy, la solidarietà della Chiesa 

 

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L'anziano sacerdote è accusato di avere legami con i gruppi Maoisti. La Compagnia dei Gesuiti di Jamshedpur a cui appartiene, condanna l'arresto da parte delle ... 

venerdì 10 dicembre 2010

Il grande esodo verso la Chiesa cattolica

di Andrea Tornielli
07-12-2010

C’è voluto un anno esatto, ma ora i primi frutti si cominciano a vedere. Lo scorso 8 novembre, infatti, cinque vescovi anglicani hanno reso nota la loro decisione di entrare in comunione con la Chiesa cattolica secondo le modalità previste dalla Costituzione Anglicanorum coetibus, promulgata da Benedetto XVI proprio un anno fa. Domenica 19 settembre, incontrando i vescovi britannici nella cappella dell’Oscott College a Birmingham, il Papa aveva accennato alla Costituzione, definendola «un gesto profetico che può contribuire positivamente allo sviluppo delle relazioni fra anglicani e cattolici. Ci aiuta a volgere lo sguardo allo scopo ultimo di ogni attività ecumenica: la restaurazione della piena comunione ecclesiale nel contesto della quale il reciproco scambio di doni dai nostri rispettivi patrimoni spirituali, serve da arricchimento per noi tutti».

Qualche settimana dopo quell’auspicio è diventato realtà. I cinque presuli anglicani sono il vescovo di Ebbsfleet, Andrew Burnham; il vescovo di Richborough, Keith Newton (le cui diocesi sono suffraganee dell’arcivescovo di Canterbury Rowan Williams); il vescovo di Fulham e ausiliare di Londra John Broadhurst, e i vescovi emeriti Edwin Barnes e David Silk, attualmente assistenti onorari dei vescovi di Winchester ed Exeter. Insieme a loro intendono entrare nella comunione con la Chiesa cattolica circa cinquecento fedeli.

Le motivazioni della loro decisione sono le stesse che negli ultimi anni hanno provocato tensioni e divisioni all’interno della comunione anglicana, mettendo sempre più a disagio l’ala più fedele alla tradizione: vale a dire le svolte «liberal» della comunità anglicana, l’ultima delle quali è la decisione di aprire alle donne l’accesso all’episcopato.

Il passaggio formale, con la costituzione di un nuovo Ordinariato anglo-cattolico avverrà all’inizio del 2011. I cinque vescovi anglicani, essendo tutti sposati, non potranno essere nuovamente consacrati vescovi nella Chiesa cattolica, saranno invece ordinati sacerdoti. Com’è noto, la Santa Sede ha dei dubbi sulla continuità della successione apostolica nella Chiesa anglicana e dunque sulla validità delle ordinazioni anglicane: per questo preti e vescovi che in passato si sono individualmente avvicinati al cattolicesimo, come ora coloro che costituiranno un ordinariato, devono essere nuovamente ordinati. Uno dei cinque ex vescovi anglicani dovrà svolgere la funzione di ordinario. E dunque, pur diventando soltanto prete cattolico e non vescovo, a motivo del suo matrimonio, svolgerà di fatto funzioni vescovili per quanto riguarda la giurisdizione: sarà cioè a tutti gli effetti a capo dell’ordinariato, farà parte della conferenza episcopale cattolica inglese, sarà l’autorità referente per la Santa Sede.

La novità più significativa sarà questa: per la prima volta entrerà a far parte di una conferenza episcopale di una Chiesa cattolica di rito latino un ordinario sposato. Com’è noto, il clero uxorato esiste già nella Chiesa cattolica, nelle comunità orientali in comunione con Roma. Nella Chiesa cattolica di rito latino esistono dei singoli casi di ex pastori o ex preti anglicani che sono approdati al cattolicesimo e sono stati ordinati sacerdoti pur non essendo celibi. Ora per la prima volta questo avverrà anche per un ordinario, un prete che pur non essendo vescovo, avrà alcuni dei poteri vescovili. Ciò non va considerato come una rinuncia della Chiesa alla legge del celibato, la cui validità anche di recente Benedetto XVI ha riaffermato e che sarà fatta valere anche per i futuri preti anglo-cattolici.

Molte altre comunità anglicane del mondo si stanno muovendo per creare ordinariati, come si legge in un documento del primate della TAC, la Traditional Anglican Communion, che annuncia la richiesta di istituirne uno in Australia. Nel documento, oltre a invitare alla preghiera per il Papa, il primate della TAC, John Hepworth, spiega che nuovi ordinariati nasceranno negli Stati Uniti, dove già 51 preti anglicani hanno chiesto di entrare nella piena comunione con la Chiesa cattolica. Su questa scia si muovono anche vescovi a Puerto Rico e nell’america centrale, tre vescovi anglicani canadesi (seguiti da 43 preti) e si segnalano richieste anche in Giappone.

Ora è certo, la Madonna è apparsa negli Stati Uniti

di Massimo Introvigne
10-12-2010

Il decreto di approvazione – letto dal vescovo diocesano nella data molto significativa dell’8 dicembre 2010 – delle apparizioni della Madonna a Champion, nel Wisconsin, avvenute nel 1859, costituisce un evento storico: si tratta della prima apparizione mariana che l’autorità ecclesiastica riconosce negli Stati Uniti, dove ce ne sono state decine che la Chiesa non ha approvato o su cui mantiene riserve.

Il gesto di monsignor David Ricken, vescovo di Green Bay – una cittadina, di cui Champion è un sobborgo, nota a tutti gli americani soprattutto per la sua leggendaria e pluriscudettata squadra di football, i Green Bay Packers – s’inquadra in un clima diverso da quello di venti o trent’anni fa. Oggi le apparizioni mariane non solo sono oggetto di studi accademici rispettosi anche da parte di studiosi non cattolici ma sono state commentate dal Papa, nei suoi viaggi a Lourdes e a Fatima, con un’esegesi minuta dei testi e delle parole di solito riservata ai testi biblici. Anche la Chiesa americana è molto cambiata: dopo l’ubriacatura progressista e la crisi dei preti pedofili – che hanno portato molti ad abbandonare il cattolicesimo –, chi è rimasto si è spesso stretto intorno al Papa e al suo insegnamento, anche in materia di apparizioni mariane. Il vescovo di Green Bay ci assicura dunque che sì, la Madonna è stata in America.

È successo nel 1859, una data molto significativa perché segue di un anno le apparizioni di Lourdes. La veggente, come a Lourdes, è una ragazza povera, Adele Brise (1831-1896), nata in Belgio a Dion-le-Val, nel Brabante, figlia di immigrati e priva di un occhio che aveva perso in un incidente da bambina. A suor Pauline LaPlante (1846-1926), l’amica del cuore che darà vita con lei alla famiglia religiosa delle Bay Settlement Sisters, dove anche Adele diventerà suora dedicandosi all’educazione dei bambini di lingua francese fino alla morte, la giovane immigrata belga racconterà più volte i fatti.

Adele vide la Madonna, un’apparizione splendente vestita di bianco, due volte nella stessa settimana, la seconda la domenica 9 ottobre 1859, mentre attraversava una zona boschiva per recarsi alla Messa. Entrambe le volte si spaventò e scappò via, senza avere il coraggio di parlare all’apparizione. Dopo la Messa, il suo confessore la incoraggiò a chiedere alla signora vestita di bianco chi fosse. Così – sempre il 9 ottobre 1859 – tornando a casa, quando nello stesso posto le apparve di nuovo – per la terza volta – la signora, Adele trovò il coraggio d’iniziare un dialogo. La signora rivelò allora la sua identità: «Sono la Regina del Cielo che prega per la conversione dei peccatori, e desidero che tu faccia lo stesso. Hai ricevuto la Santa Comunione questa mattina e questo va bene, ma devi fare di più. Fai una confessione generale e offri la Comunione per la conversione dei peccatori. Se non si convertono e non fanno penitenza, mio Figlio si vedrà costretto a punirli».

A una ragazza che accompagnava Adele e che affermava di non vedere la signora, la Madonna rispose con le parole di Gesù all’apostolo Tommaso: «Beati coloro che credono senza vedere», aggiungendo: «Che fai qui in ozio mentre le tue compagne lavorano nella vigna di mio Figlio?». L’allusione era alle parrocchiane dell’area di Green Bay che iniziavano a riunirsi per insegnare il catechismo ai bambini, nucleo della futura famiglia religiosa. Ad Adele la Madonna raccomanda l’educazione: «Riunisci i figli di questo Paese selvaggio e insegna loro quello che dovrebbero sapere per salvarsi. Insegna loro il catechismo, come fare il segno della croce e come avvicinarsi ai sacramenti; è questo che voglio che tu faccia».

Le parole della Madonna a Champion s’inseriscono nella linea delle altre apparizioni mariane riconosciute dalla Chiesa, che formano un insieme coerente. Come a La Salette, la Madonna accenna a punizioni divine cui «mio Figlio si vedrà costretto» se i peccatori «non si convertono e non fanno penitenza». Come a Fatima, chiede le preghiere anzitutto degli umili e dei semplici per la conversione dei peccatori. Come nelle apparizioni in Belgio a Beauraing e a Banneux – e anche a Champion la Vergine appare a una ragazza belga – Maria proclama la sua regalità.

Ma il tema specifico delle apparizioni di Champion è l’educazione, anzitutto quella cattolica. La Madonna invita ripetutamente Adele e le sue compagne a educare «i figli di questo Paese selvaggio». È stato uno dei grandi temi del viaggio di Benedetto XVI negli Stati Uniti nel 2008. La nazione nuova – in questo senso «selvaggia» – degli Stati Uniti ha potuto costruirsi solo con l’educazione, cui i cattolici hanno dato un decisivo contributo. E potrà sopravvivere solo con l’educazione. Purché, ha detto il Papa – ma non altro è il messaggio a Champion della Madonna – l’educazione cattolica sia davvero cattolica e abbia al centro il catechismo, la fede, i sacramenti. Tutto il resto è «ozio».

giovedì 4 novembre 2010

La più grande arma contro la violenza è il perdono

AFRICA/NIGERIA - “È possibile sconfiggere il male con il bene” scrive l’Arcivescovo di Jos, al centro dei recenti scontri
Jos (Agenzia Fides)- “È stato incredibile vedere quello che la crisi del 17 gennaio 2010 ha provocato negli abitanti di Jos e dintorni. La pazzia, che è stata lasciata libera di agire, ha provocato la distruzione di chiese e moschee, con diverse persone costrette a sfollare perché le loro abitazioni e i loro esercizi commerciali sono stati distrutti” scrive S.E. Mons. Ignatius A. Kaigama, Arcivescovo di Jos, capoluogo dello Stato nigeriano di Pleteau, dove periodicamente esplodono violenti scontri intercomunitari (vedi Fides 25/3/2010), con conseguenze molto pesanti per la popolazione locale. Mons. Kaigama, in un articolo pubblicato localmente e inviato a Fides, ricorda che “le persone hanno visto i risparmi di una vita andare in fiamme e i propri cari mutilati o uccisi. La natura comunitaria della vita familiare è stata turbata quando le famiglie divise dalla crisi sono state costrette a vivere a distanza di chilometri, incontrandosi occasionalmente per curare le proprie ferite, per poi separarsi di nuovo”.
Ma non è sempre stato così, perché come scrive Mons. Kaigama, “senza dubbio, la città di Jos è stata una delle città più tranquille della Nigeria, favorita da un clima sereno e dalle bellezze naturali. Il calore e la generosità della sua gente hanno conquistato molti. Negli ultimi decenni, a causa dello sfruttamento minerario dello stagno, si è creato un mix di attività locali, nazionali ed internazionali, che ha fatto sì che cittadini di diversi Paesi si siano installati a Jos. Non stupisce, che lo Stato stesso avesse adottato il nome di “Casa della pace e del turismo”. Purtroppo, la crisi del 2001 ha creato una diffidenza e un’animosità senza precedenti tra la minoranza costituita dalla comunità di coloni musulmani Hausa / Fulani e la maggior parte degli indigeni cristiani. Prima della crisi, entrambe le comunità condividevano in qualche misura le festività, sociali, religiose e politiche, con poco o nessun pregiudizio o discriminazione”.
La Chiesa cattolica insieme agli uomini di buona volontà di altre fedi cerca di porre fine a questa situazione e di aiutare le vittime delle violenze. L’Arcivescovo di Jos ha ricordato in particolare il suo amico, l’Emiro Haruna Abdullahi di Wase, morto di recente (vedi Fides 6/10/2010), come una delle personalità più impegnate nel costruire ponti tra le diverse comunità dell’area. Oltre alla Chiesa locale, anche la comunità cattolica universale è impegnata ad aiutare gli abitanti dello Stato di Plateau a ritrovare la pace, come testimoniato dalla recente visita a Jos di S.E. il Cardinale Peter Turkson, Presidente del Pontificio Consiglio per la Giustizia e la Pace.
Mons. Kaigama conclude descrivendo la sua visita nel villaggio di Mazah, che era stato attaccato il 17 luglio. “Sono rimasto colpito dagli striscioni con la scritta: “la più grande arma contro la violenza è il perdono”. Cosa c’è di più vero? Il bene può veramente sconfiggere il male, se c’è la volontà”. (L.M.) (Agenzia Fides 4/11/2010)

venerdì 1 gennaio 2010

BENEDETTO XVI PER LA CELEBRAZIONE DELLA XLIII GIORNATA MONDIALE DELLA PACE

MESSAGGIO DEL SANTO PADRE

1° GENNAIO 2010

SE VUOI COLTIVARE LA PACE, CUSTODISCI IL CREATO

1. In occasione dell’inizio del Nuovo Anno, desidero rivolgere i più fervidi auguri di pace a tutte le comunità cristiane, ai responsabili delle Nazioni, agli uomini e alle donne di buona volontà del mondo intero. Per questa XLIII Giornata Mondiale della Pace ho scelto il tema: Se vuoi coltivare la pace, custodisci il creato. Il rispetto del creato riveste grande rilevanza, anche perché «la creazione è l’inizio e il fondamento di tutte le opere di Dio» [1] e la sua salvaguardia diventa oggi essenziale per la pacifica convivenza dell’umanità. Se, infatti, a causa della crudeltà dell’uomo sull’uomo, numerose sono le minacce che incombono sulla pace e sull’autentico sviluppo umano integrale – guerre, conflitti internazionali e regionali, atti terroristici e violazioni dei diritti umani –, non meno preoccupanti sono le minacce originate dalla noncuranza – se non addirittura dall’abuso – nei confronti della terra e dei beni naturali che Dio ha elargito. Per tale motivo è indispensabile che l’umanità rinnovi e rafforzi «quell’alleanza tra essere umano e ambiente, che deve essere specchio dell’amore creatore di Dio, dal quale proveniamo e verso il quale siamo in cammino» [2].

2. Nell’Enciclica Caritas in veritate ho posto in evidenza che lo sviluppo umano integrale è strettamente collegato ai doveri derivanti dal rapporto dell’uomo con l’ambiente naturale, considerato come un dono di Dio a tutti, il cui uso comporta una comune responsabilità verso l’umanità intera, in special modo verso i poveri e le generazioni future. Ho notato, inoltre, che quando la natura e, in primo luogo, l’essere umano vengono considerati semplicemente frutto del caso o del determinismo evolutivo, rischia di attenuarsi nelle coscienze la consapevolezza della responsabilità [3]. Ritenere, invece, il creato come dono di Dio all’umanità ci aiuta a comprendere la vocazione e il valore dell’uomo. Con il Salmista, pieni di stupore, possiamo infatti proclamare: «Quando vedo i tuoi cieli, opera delle tue dita, la luna e le stelle che hai fissato, che cosa è mai l’uomo perché di lui ti ricordi, il figlio dell’uomo, perché te ne curi?» (Sal 8,4-5). Contemplare la bellezza del creato è stimolo a riconoscere l’amore del Creatore, quell’Amore che «move il sole e l’altre stelle» [4].

3. Vent’anni or sono, il Papa Giovanni Paolo II, dedicando il Messaggio della Giornata Mondiale della Pace al tema Pace con Dio creatore, pace con tutto il creato, richiamava l’attenzione sulla relazione che noi, in quanto creature di Dio, abbiamo con l’universo che ci circonda. «Si avverte ai nostri giorni – scriveva – la crescente consapevolezza che la pace mondiale sia minacciata... anche dalla mancanza del dovuto rispetto per la natura». E aggiungeva che la coscienza ecologica «non deve essere mortificata, ma anzi favorita, in modo che si sviluppi e maturi, trovando adeguata espressione in programmi ed iniziative concrete» [5]. Già altri miei Predecessori avevano fatto riferimento alla relazione esistente tra l’uomo e l’ambiente. Ad esempio, nel 1971, in occasione dell’ottantesimo anniversario dell’Enciclica Rerum Novarum di Leone XIII, Paolo VI ebbe a sottolineare che «attraverso uno sfruttamento sconsiderato della natura, (l’uomo) rischia di distruggerla e di essere a sua volta vittima di siffatta degradazione». Ed aggiunse che in tal caso «non soltanto l’ambiente materiale diventa una minaccia permanente: inquinamenti e rifiuti, nuove malattie, potere distruttivo totale; ma è il contesto umano, che l’uomo non padroneggia più, creandosi così per il domani un ambiente che potrà essergli intollerabile: problema sociale di vaste dimensioni che riguarda l’intera famiglia umana» [6].

4. Pur evitando di entrare nel merito di specifiche soluzioni tecniche, la Chiesa, «esperta in umanità», si premura di richiamare con forza l’attenzione sulla relazione tra il Creatore, l’essere umano e il creato. Nel 1990, Giovanni Paolo II parlava di «crisi ecologica» e, rilevando come questa avesse un carattere prevalentemente etico, indicava l’«urgente necessità morale di una nuova solidarietà» [7]. Questo appello si fa ancora più pressante oggi, di fronte alle crescenti manifestazioni di una crisi che sarebbe irresponsabile non prendere in seria considerazione. Come rimanere indifferenti di fronte alle problematiche che derivano da fenomeni quali i cambiamenti climatici, la desertificazione, il degrado e la perdita di produttività di vaste aree agricole, l’inquinamento dei fiumi e delle falde acquifere, la perdita della biodiversità, l’aumento di eventi naturali estremi, il disboscamento delle aree equatoriali e tropicali? Come trascurare il crescente fenomeno dei cosiddetti «profughi ambientali»: persone che, a causa del degrado dell’ambiente in cui vivono, lo devono lasciare – spesso insieme ai loro beni – per affrontare i pericoli e le incognite di uno spostamento forzato? Come non reagire di fronte ai conflitti già in atto e a quelli potenziali legati all’accesso alle risorse naturali? Sono tutte questioni che hanno un profondo impatto sull’esercizio dei diritti umani, come ad esempio il diritto alla vita, all’alimentazione, alla salute, allo sviluppo.

5. Va, tuttavia, considerato che la crisi ecologica non può essere valutata separatamente dalle questioni ad essa collegate, essendo fortemente connessa al concetto stesso di sviluppo e alla visione dell’uomo e delle sue relazioni con i suoi simili e con il creato. Saggio è, pertanto, operare una revisione profonda e lungimirante del modello di sviluppo, nonché riflettere sul senso dell’economia e dei suoi fini, per correggerne le disfunzioni e le distorsioni. Lo esige lo stato di salute ecologica del pianeta; lo richiede anche e soprattutto la crisi culturale e morale dell’uomo, i cui sintomi sono da tempo evidenti in ogni parte del mondo [8]. L’umanità ha bisogno di un profondo rinnovamento culturale; ha bisogno di riscoprire quei valori che costituiscono il solido fondamento su cui costruire un futuro migliore per tutti. Le situazioni di crisi, che attualmente sta attraversando – siano esse di carattere economico, alimentare, ambientale o sociale –, sono, in fondo, anche crisi morali collegate tra di loro. Esse obbligano a riprogettare il comune cammino degli uomini. Obbligano, in particolare, a un modo di vivere improntato alla sobrietà e alla solidarietà, con nuove regole e forme di impegno, puntando con fiducia e coraggio sulle esperienze positive compiute e rigettando con decisione quelle negative. Solo così l’attuale crisi diventa occasione di discernimento e di nuova progettualità.

6. Non è forse vero che all’origine di quella che, in senso cosmico, chiamiamo «natura», vi è «un disegno di amore e di verità»? Il mondo «non è il prodotto di una qualsivoglia necessità, di un destino cieco o del caso... Il mondo trae origine dalla libera volontà di Dio, il quale ha voluto far partecipare le creature al suo essere, alla sua saggezza e alla sua bontà» [9]. Il Libro della Genesi, nelle sue pagine iniziali, ci riporta al progetto sapiente del cosmo, frutto del pensiero di Dio, al cui vertice si collocano l’uomo e la donna, creati ad immagine e somiglianza del Creatore per «riempire la terra» e «dominarla» come «amministratori» di Dio stesso (cfr Gen 1,28). L’armonia tra il Creatore, l’umanità e il creato, che la Sacra Scrittura descrive, è stata infranta dal peccato di Adamo ed Eva, dell’uomo e della donna, che hanno bramato occupare il posto di Dio, rifiutando di riconoscersi come sue creature. La conseguenza è che si è distorto anche il compito di «dominare» la terra, di «coltivarla e custodirla» e tra loro e il resto della creazione è nato un conflitto (cfr Gen 3,17-19). L’essere umano si è lasciato dominare dall’egoismo, perdendo il senso del mandato di Dio, e nella relazione con il creato si è comportato come sfruttatore, volendo esercitare su di esso un dominio assoluto. Ma il vero significato del comando iniziale di Dio, ben evidenziato nel Libro della Genesi, non consisteva in un semplice conferimento di autorità, bensì piuttosto in una chiamata alla responsabilità. Del resto, la saggezza degli antichi riconosceva che la natura è a nostra disposizione non come «un mucchio di rifiuti sparsi a caso» [10], mentre la Rivelazione biblica ci ha fatto comprendere che la natura è dono del Creatore, il quale ne ha disegnato gli ordinamenti intrinseci, affinché l’uomo possa trarne gli orientamenti doverosi per «custodirla e coltivarla» (cfr Gen 2,15) [11]. Tutto ciò che esiste appartiene a Dio, che lo ha affidato agli uomini, ma non perché ne dispongano arbitrariamente. E quando l’uomo, invece di svolgere il suo ruolo di collaboratore di Dio, a Dio si sostituisce, finisce col provocare la ribellione della natura, «piuttosto tiranneggiata che governata da lui» [12]. L’uomo, quindi, ha il dovere di esercitare un governo responsabile della creazione, custodendola e coltivandola [13].

7. Purtroppo, si deve constatare che una moltitudine di persone, in diversi Paesi e regioni del pianeta, sperimenta crescenti difficoltà a causa della negligenza o del rifiuto, da parte di tanti, di esercitare un governo responsabile sull’ambiente. Il Concilio Ecumenico Vaticano II ha ricordato che «Dio ha destinato la terra e tutto quello che essa contiene all’uso di tutti gli uomini e di tutti i popoli» [14]. L’eredità del creato appartiene, pertanto, all’intera umanità. Invece, l’attuale ritmo di sfruttamento mette seriamente in pericolo la disponibilità di alcune risorse naturali non solo per la generazione presente, ma soprattutto per quelle future [15]. Non è difficile allora costatare che il degrado ambientale è spesso il risultato della mancanza di progetti politici lungimiranti o del perseguimento di miopi interessi economici, che si trasformano, purtroppo, in una seria minaccia per il creato. Per contrastare tale fenomeno, sulla base del fatto che «ogni decisione economica ha una conseguenza di carattere morale» [16], è anche necessario che l’attività economica rispetti maggiormente l’ambiente. Quando ci si avvale delle risorse naturali, occorre preoccuparsi della loro salvaguardia, prevedendone anche i costi – in termini ambientali e sociali –, da valutare come una voce essenziale degli stessi costi dell’attività economica. Compete alla comunità internazionale e ai governi nazionali dare i giusti segnali per contrastare in modo efficace quelle modalità d’utilizzo dell’ambiente che risultino ad esso dannose. Per proteggere l’ambiente, per tutelare le risorse e il clima occorre, da una parte, agire nel rispetto di norme ben definite anche dal punto di vista giuridico ed economico, e, dall’altra, tenere conto della solidarietà dovuta a quanti abitano le regioni più povere della terra e alle future generazioni.

8. Sembra infatti urgente la conquista di una leale solidarietà inter-generazionale. I costi derivanti dall’uso delle risorse ambientali comuni non possono essere a carico delle generazioni future: «Eredi delle generazioni passate e beneficiari del lavoro dei nostri contemporanei, noi abbiamo degli obblighi verso tutti e non possiamo disinteressarci di coloro che verranno dopo di noi ad ingrandire la cerchia della famiglia umana. La solidarietà universale, ch’è un fatto e per noi un beneficio, è altresì un dovere. Si tratta di una responsabilità che le generazioni presenti hanno nei confronti di quelle future, una responsabilità che appartiene anche ai singoli Stati e alla Comunità internazionale» [17]. L’uso delle risorse naturali dovrebbe essere tale che i vantaggi immediati non comportino conseguenze negative per gli esseri viventi, umani e non umani, presenti e a venire; che la tutela della proprietà privata non ostacoli la destinazione universale dei beni [18]; che l’intervento dell’uomo non comprometta la fecondità della terra, per il bene di oggi e per il bene di domani. Oltre ad una leale solidarietà inter-generazionale, va ribadita l’urgente necessità morale di una rinnovata solidarietà intra-generazionale, specialmente nei rapporti tra i Paesi in via di sviluppo e quelli altamente industrializzati: «la comunità internazionale ha il compito imprescindibile di trovare le strade istituzionali per disciplinare lo sfruttamento delle risorse non rinnovabili, con la partecipazione anche dei Paesi poveri, in modo da pianificare insieme il futuro» [19]. La crisi ecologica mostra l’urgenza di una solidarietà che si proietti nello spazio e nel tempo. È infatti importante riconoscere, fra le cause dell’attuale crisi ecologica, la responsabilità storica dei Paesi industrializzati. I Paesi meno sviluppati e, in particolare, quelli emergenti, non sono tuttavia esonerati dalla propria responsabilità rispetto al creato, perché il dovere di adottare gradualmente misure e politiche ambientali efficaci appartiene a tutti. Ciò potrebbe realizzarsi più facilmente se vi fossero calcoli meno interessati nell’assistenza, nel trasferimento delle conoscenze e delle tecnologie più pulite.

9. È indubbio che uno dei principali nodi da affrontare, da parte della comunità internazionale, è quello delle risorse energetiche, individuando strategie condivise e sostenibili per soddisfare i bisogni di energia della presente generazione e di quelle future. A tale scopo, è necessario che le società tecnologicamente avanzate siano disposte a favorire comportamenti improntati alla sobrietà, diminuendo il proprio fabbisogno di energia e migliorando le condizioni del suo utilizzo. Al tempo stesso, occorre promuovere la ricerca e l’applicazione di energie di minore impatto ambientale e la «ridistribuzione planetaria delle risorse energetiche, in modo che anche i Paesi che ne sono privi possano accedervi» [20]. La crisi ecologica, dunque, offre una storica opportunità per elaborare una risposta collettiva volta a convertire il modello di sviluppo globale in una direzione più rispettosa nei confronti del creato e di uno sviluppo umano integrale, ispirato ai valori propri della carità nella verità. Auspico, pertanto, l’adozione di un modello di sviluppo fondato sulla centralità dell’essere umano, sulla promozione e condivisione del bene comune, sulla responsabilità, sulla consapevolezza del necessario cambiamento degli stili di vita e sulla prudenza, virtù che indica gli atti da compiere oggi, in previsione di ciò che può accadere domani [21].

10. Per guidare l’umanità verso una gestione complessivamente sostenibile dell’ambiente e delle risorse del pianeta, l’uomo è chiamato a impiegare la sua intelligenza nel campo della ricerca scientifica e tecnologica e nell’applicazione delle scoperte che da questa derivano. La «nuova solidarietà», che Giovanni Paolo II propose nel Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace del 1990 [22], e la «solidarietà globale», che io stesso ho richiamato nel Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace del 2009 [23], risultano essere atteggiamenti essenziali per orientare l’impegno di tutela del creato, attraverso un sistema di gestione delle risorse della terra meglio coordinato a livello internazionale, soprattutto nel momento in cui va emergendo, in maniera sempre più evidente, la forte interrelazione che esiste tra la lotta al degrado ambientale e la promozione dello sviluppo umano integrale. Si tratta di una dinamica imprescindibile, in quanto «lo sviluppo integrale dell’uomo non può aver luogo senza lo sviluppo solidale dell’umanità» [24]. Tante sono oggi le opportunità scientifiche e i potenziali percorsi innovativi, grazie ai quali è possibile fornire soluzioni soddisfacenti ed armoniose alla relazione tra l’uomo e l’ambiente. Ad esempio, occorre incoraggiare le ricerche volte ad individuare le modalità più efficaci per sfruttare la grande potenzialità dell’energia solare. Altrettanta attenzione va poi rivolta alla questione ormai planetaria dell’acqua ed al sistema idrogeologico globale, il cui ciclo riveste una primaria importanza per la vita sulla terra e la cui stabilità rischia di essere fortemente minacciata dai cambiamenti climatici. Vanno altresì esplorate appropriate strategie di sviluppo rurale incentrate sui piccoli coltivatori e sulle loro famiglie, come pure occorre approntare idonee politiche per la gestione delle foreste, per lo smaltimento dei rifiuti, per la valorizzazione delle sinergie esistenti tra il contrasto ai cambiamenti climatici e la lotta alla povertà. Occorrono politiche nazionali ambiziose, completate da un necessario impegno internazionale che apporterà importanti benefici soprattutto nel medio e lungo termine. È necessario, insomma, uscire dalla logica del mero consumo per promuovere forme di produzione agricola e industriale rispettose dell’ordine della creazione e soddisfacenti per i bisogni primari di tutti. La questione ecologica non va affrontata solo per le agghiaccianti prospettive che il degrado ambientale profila all’orizzonte; a motivarla deve essere soprattutto la ricerca di un’autentica solidarietà a dimensione mondiale, ispirata dai valori della carità, della giustizia e del bene comune. D’altronde, come ho già avuto modo di ricordare, «la tecnica non è mai solo tecnica. Essa manifesta l’uomo e le sue aspirazioni allo sviluppo; esprime la tensione dell’animo umano al graduale superamento di certi condizionamenti materiali. La tecnica, pertanto, si inserisce nel mandato di «coltivare e custodire la terra» (cfr Gen 2,15), che Dio ha affidato all’uomo, e va orientata a rafforzare quell’alleanza tra essere umano e ambiente che deve essere specchio dell’amore creatore di Dio» [25].

11. Appare sempre più chiaramente che il tema del degrado ambientale chiama in causa i comportamenti di ognuno di noi, gli stili di vita e i modelli di consumo e di produzione attualmente dominanti, spesso insostenibili dal punto di vista sociale, ambientale e finanche economico. Si rende ormai indispensabile un effettivo cambiamento di mentalità che induca tutti ad adottare nuovi stili di vita «nei quali la ricerca del vero, del bello e del buono e la comunione con gli altri uomini per una crescita comune siano gli elementi che determinano le scelte dei consumi, dei risparmi e degli investimenti» [26]. Sempre più si deve educare a costruire la pace a partire dalle scelte di ampio raggio a livello personale, familiare, comunitario e politico. Tutti siamo responsabili della protezione e della cura del creato. Tale responsabilità non conosce frontiere. Secondo il principio di sussidiarietà, è importante che ciascuno si impegni al livello che gli corrisponde, operando affinché venga superata la prevalenza degli interessi particolari. Un ruolo di sensibilizzazione e di formazione spetta in particolare ai vari soggetti della società civile e alle Organizzazioni non-governative, che si prodigano con determinazione e generosità per la diffusione di una responsabilità ecologica, che dovrebbe essere sempre più ancorata al rispetto dell’ «ecologia umana». Occorre, inoltre, richiamare la responsabilità dei media in tale ambito, proponendo modelli positivi a cui ispirarsi. Occuparsi dell’ambiente richiede, cioè, una visione larga e globale del mondo; uno sforzo comune e responsabile per passare da una logica centrata sull’egoistico interesse nazionalistico ad una visione che abbracci sempre le necessità di tutti i popoli. Non si può rimanere indifferenti a ciò che accade intorno a noi, perché il deterioramento di qualsiasi parte del pianeta ricadrebbe su tutti. Le relazioni tra persone, gruppi sociali e Stati, come quelle tra uomo e ambiente, sono chiamate ad assumere lo stile del rispetto e della «carità nella verità». In tale ampio contesto, è quanto mai auspicabile che trovino efficacia e corrispondenza gli sforzi della comunità internazionale volti ad ottenere un progressivo disarmo ed un mondo privo di armi nucleari, la cui sola presenza minaccia la vita del pianeta e il processo di sviluppo integrale dell’umanità presente e di quella futura.

12. La Chiesa ha una responsabilità per il creato e sente di doverla esercitare, anche in ambito pubblico, per difendere la terra, l’acqua e l’aria, doni di Dio Creatore per tutti, e, anzitutto, per proteggere l’uomo contro il pericolo della distruzione di se stesso. Il degrado della natura è, infatti, strettamente connesso alla cultura che modella la convivenza umana, per cui «quando l’«ecologia umana» è rispettata dentro la società, anche l’ecologia ambientale ne trae beneficio» [27]. Non si può domandare ai giovani di rispettare l’ambiente, se non vengono aiutati in famiglia e nella società a rispettare se stessi: il libro della natura è unico, sia sul versante dell’ambiente come su quello dell’etica personale, familiare e sociale [28]. I doveri verso l’ambiente derivano da quelli verso la persona considerata in se stessa e in relazione agli altri. Volentieri, pertanto, incoraggio l’educazione ad una responsabilità ecologica, che, come ho indicato nell’Enciclica Caritas in veritate, salvaguardi un’autentica «ecologia umana» e, quindi, affermi con rinnovata convinzione l’inviolabilità della vita umana in ogni sua fase e in ogni sua condizione, la dignità della persona e l’insostituibile missione della famiglia, nella quale si educa all’amore per il prossimo e al rispetto della natura [29]. Occorre salvaguardare il patrimonio umano della società. Questo patrimonio di valori ha la sua origine ed è iscritto nella legge morale naturale, che è fondamento del rispetto della persona umana e del creato.

13. Non va infine dimenticato il fatto, altamente indicativo, che tanti trovano tranquillità e pace, si sentono rinnovati e rinvigoriti quando sono a stretto contatto con la bellezza e l’armonia della natura. Vi è pertanto una sorta di reciprocità: nel prenderci cura del creato, noi constatiamo che Dio, tramite il creato, si prende cura di noi. D’altra parte, una corretta concezione del rapporto dell’uomo con l’ambiente non porta ad assolutizzare la natura né a ritenerla più importante della stessa persona. Se il Magistero della Chiesa esprime perplessità dinanzi ad una concezione dell’ambiente ispirata all’ecocentrismo e al biocentrismo, lo fa perché tale concezione elimina la differenza ontologica e assiologica tra la persona umana e gli altri esseri viventi. In tal modo, si viene di fatto ad eliminare l’identità e il ruolo superiore dell’uomo, favorendo una visione egualitaristica della «dignità» di tutti gli esseri viventi. Si dà adito, così, ad un nuovo panteismo con accenti neopagani che fanno derivare dalla sola natura, intesa in senso puramente naturalistico, la salvezza per l’uomo. La Chiesa invita, invece, ad impostare la questione in modo equilibrato, nel rispetto della «grammatica» che il Creatore ha inscritto nella sua opera, affidando all’uomo il ruolo di custode e amministratore responsabile del creato, ruolo di cui non deve certo abusare, ma da cui non può nemmeno abdicare. Infatti, anche la posizione contraria di assolutizzazione della tecnica e del potere umano, finisce per essere un grave attentato non solo alla natura, ma anche alla stessa dignità umana [30].

14. Se vuoi coltivare la pace, custodisci il creato. La ricerca della pace da parte di tutti gli uomini di buona volontà sarà senz’altro facilitata dal comune riconoscimento del rapporto inscindibile che esiste tra Dio, gli esseri umani e l’intero creato. Illuminati dalla divina Rivelazione e seguendo la Tradizione della Chiesa, i cristiani offrono il proprio apporto. Essi considerano il cosmo e le sue meraviglie alla luce dell’opera creatrice del Padre e redentrice di Cristo, che, con la sua morte e risurrezione, ha riconciliato con Dio «sia le cose che stanno sulla terra, sia quelle che stanno nei cieli» (Col 1,20). Il Cristo, crocifisso e risorto, ha fatto dono all’umanità del suo Spirito santificatore, che guida il cammino della storia, in attesa del giorno in cui, con il ritorno glorioso del Signore, verranno inaugurati «nuovi cieli e una terra nuova» (2 Pt 3,13), in cui abiteranno per sempre la giustizia e la pace. Proteggere l’ambiente naturale per costruire un mondo di pace è, pertanto, dovere di ogni persona. Ecco una sfida urgente da affrontare con rinnovato e corale impegno; ecco una provvidenziale opportunità per consegnare alle nuove generazioni la prospettiva di un futuro migliore per tutti. Ne siano consapevoli i responsabili delle nazioni e quanti, ad ogni livello, hanno a cuore le sorti dell’umanità: la salvaguardia del creato e la realizzazione della pace sono realtà tra loro intimamente connesse! Per questo, invito tutti i credenti ad elevare la loro fervida preghiera a Dio, onnipotente Creatore e Padre misericordioso, affinché nel cuore di ogni uomo e di ogni donna risuoni, sia accolto e vissuto il pressante appello: Se vuoi coltivare la pace, custodisci il creato.

Dal Vaticano, 8 dicembre 2009

BENEDICTUS PP. XVI


mercoledì 30 dicembre 2009

L'Agenzia Fides News ci fornisce un triste elenco...con i fatti!

ELENCO DEGLI OPERATORI PASTORALI

SACERDOTI, RELIGIOSI,

RELIGIOSE E LAICI,

UCCISI NELL’ANNO 2009

“La Chiesa annuncia ovunque il Vangelo di Cristo nonostante le persecuzioni, le discriminazioni, gli attacchi e l’indifferenza, talvolta ostile, che – anzi – le consentono di condividere la sorte del suo Maestro e Signore.”

(Papa Benedetto XVI, Messaggio natalizio, 25 dicembre 2009)

GLI OPERATORI PASTORALI UCCISI NELL’ANNO 2009

Città del Vaticano (Agenzia Fides) – Come è consuetudine, l’Agenzia Fides pubblica alla fine dell’anno l’elenco degli operatori pastorali che hanno perso la vita in modo violento nel corso degli ultimi 12 mesi. Secondo le informazioni in nostro possesso, nell’anno 2009 sono stati uccisi 37 operatori pastorali: 30 sacerdoti, 2 religiose, 2 seminaristi, 3 volontari laici. Sono quasi il doppio rispetto al precedente anno 2008, ed è il numero più alto registrato negli ultimi dieci anni.

Analizzando l’elenco per continente, quest’anno figura al primo posto, con un numero estremamente elevato, l’AMERICA, bagnata dal sangue di 23 operatori pastorali (18 sacerdoti, 2 seminaristi, 1 suora, 2 laici), seguita dall’AFRICA, dove hanno perso la vita in modo violento 9 sacerdoti, 1 religiosa ed 1 laico, dall’ASIA, con 2 sacerdoti uccisi e infine dall’EUROPA, con un sacerdote assassinato.

Il conteggio di Fides non riguarda solo i missionari ad gentes in senso stretto, ma tutti gli operatori pastorali morti in modo violento. Non usiamo di proposito il termine “martiri”, se non nel suo significato etimologico di “testimone”, per non entrare in merito al giudizio che la Chiesa potrà eventualmente dare su alcuni di loro, e anche per la scarsità di notizie che, nella maggior parte dei casi, si riescono a raccogliere sulla loro vita e perfino sulle circostanze della loro morte.

Come ha detto il Santo Padre Benedetto XVI nel giorno della festa del protomartire Santo Stefano, “la testimonianza di Stefano, come quella dei martiri cristiani, indica ai nostri contemporanei spesso distratti e disorientati, su chi debbano porre la propria fiducia per dar senso alla vita. Il martire, infatti, è colui che muore con la certezza di sapersi amato da Dio e, nulla anteponendo all’amore di Cristo, sa di aver scelto la parte migliore. Configurandosi pienamente alla morte di Cristo, è consapevole di essere germe fecondo di vita e di aprire nel mondo sentieri di pace e di speranza. Oggi, presentandoci il diacono Santo Stefano come modello, la Chiesa ci indica, altresì, nell’accoglienza e nell’amore verso i poveri, una delle vie privilegiate per vivere il Vangelo e testimoniare agli uomini in modo credibile il Regno di Dio che viene” (Angelus del 26 dicembre 2009).

Dalle poche note biografiche di questi fratelli e sorelle uccisi, possiamo leggere l’offerta generosa e senza condizioni alla grande causa del Vangelo, senza tacere la limitatezza della fragilità umana: è questo ciò che li ha uniti nella vita e anche nella morte violenta, pur trovandosi in situazioni e contesti profondamente diversi. Per annunciare l’amore di Cristo, morto e risorto per la salvezza dell’uomo, testimoniandolo in opere concrete di amore ai fratelli, non hanno esitato a mettere quotidianamente a rischio la propria vita in contesti di sofferenza, di povertà estrema, di tensione, di violenza generalizzata, per offrire la speranza di un domani migliore e cercare di strappare tante vite, soprattutto giovani, al degrado e alla spirale della malvivenza, accogliendo quanti la società rifiuta e mette ai margini.

Alcuni sono stati vittime proprio di quella violenza che stavano combattendo o della disponibilità ad andare in soccorso degli altri mettendo in secondo piano la propria sicurezza. Molti sono stati uccisi in tentativi di rapina o di sequestro, sorpresi nelle loro abitazioni da banditi alla ricerca di fantomatici tesori che il più delle volte si sono dovuti accontentare di una vecchia automobile o del telefono cellulare delle vittime, portandosi via però il tesoro più prezioso, una vita donata per Amore. Altri sono stati eliminati solo perché nel nome di Cristo opponevano l’amore all’odio, la speranza alla disperazione, il dialogo alla contrapposizione violenta, il diritto al sopruso.

Ricordare i tanti operatori pastorali uccisi nel mondo e pregare in loro suffragio “è un dovere di gratitudine per tutta la Chiesa e uno stimolo per ciascuno di noi a testimoniare in modo sempre più coraggioso la nostra fede e la nostra speranza in Colui che sulla Croce ha vinto per sempre il potere dell’odio e della violenza con l’onnipotenza del suo amore” (Benedetto XVI, Regina Coeli, 24 marzo 2008).

A questo elenco provvisorio stilato annualmente dall’Agenzia Fides, deve comunque essere sempre aggiunta la lunga lista dei tanti di cui forse non si avrà mai notizia, che in ogni angolo del pianeta soffrono e pagano anche con la vita la loro fede in Cristo. Si tratta di quella “nube di militi ignoti della grande causa di Dio” - secondo l’espressione di Papa Giovanni Paolo II - a cui guardiamo con gratitudine e venerazione, pur senza conoscerne i volti, senza i quali la Chiesa e il mondo sarebbero enormemente impoveriti.

PANORAMA DEI CONTINENTI

AMERICA

I 23 operatori pastorali caduti in America (18 sacerdoti, 2 seminaristi, 1 suora, 2 laici) sono stati uccisi in Brasile, Colombia, Messico, Cuba, El Salvador, Stati Uniti, Guatemala e Honduras.

Sono 6 i sacerdoti uccisi in Brasile, un numero senza dubbio elevato, tanto che il Consiglio Episcopale di Pastorale della Conferenza Episcopale brasiliana, al termine della sua ultima riunione dell’anno, ha pubblicato una preoccupata dichiarazione sulla crescente ondata di violenza nel paese contro i sacerdoti: “la Chiesa cattolica in Brasile si sente profondamente colpita e indignata di fronte alla violenza contro i suoi figli la cui vita è stata stroncata. Riaffermiamo che nulla giustifica la violenza!”.

Tra i sacerdoti uccisi in Brasile figurano lo spagnolo Ramiro Ludeña, noto come “padre Ramiro”, che lavorava da 34 anni in un'associazione di sostegno ai bambini e ai ragazzi di strada, ed è stato ucciso proprio da un giovane di 15 anni per rapina. Il missionario Fidei donum italiano don Ruggero Ruvoletto, ucciso nella sua parrocchia da cui erano stati rubati una cinquantina di Real (circa diciannove Euro). Don Evaldo Martiol, assassinato da due giovani, vittima di un furto finito in omicidio. “Il suo metodo di evangelizzare era l’amicizia” ha ricordato il Vescovo durante i funerali. P. Gisley Azevedo Gomes, CSS, Assessore nazionale della Sezione Giovani della Conferenza Episcopale Brasiliana (CNBB), ucciso da alcuni giovani che lo hanno prima derubato e poi ucciso. “In maniera deplorevole – hanno affermato i Vescovi - è stato vittima di quella violenza che desiderava combattere”.

La Colombia, con 5 sacerdoti ed 1 laico uccisi, è al secondo posto. Tutti i sacerdoti sono rimasti vittime di furti finiti tragicamente: i due sacerdoti redentoristi p. Gabriel Fernando Montoya Tamayo e p. Jesús Ariel Jiménez sono stati uccisi da un uomo che ha fatto irruzione nell'alloggio dei sacerdoti, molto probabilemte alla ricerca di denaro, uccidendoli entrambi mentre questi erano connessi ad Internet. Il corpo senza vita di don Oscar Danilo Cardozo Ossa è stato ritrovato nella canonica della parrocchia, sul posto sono stati ritrovati anche un bavaglio e alcune corde. Anche don Emiro Jaramillo Cardenas è stato ucciso nella notte nella sua abitazione, mentre don Juan Gonzalo Aristizabal Isaza, è stato ritrovato assassinato all’interno dell’automobile di sua proprietà, abbandonata sull’autostrada regionale. A loro si aggiunge il laico Jorge Humberto Echeverri Garro, professore ed operatore pastorale, impegnato come catechista e nella Pastorale Sociale per la pace e la convivenza, ucciso da un gruppo di guerriglieri durante una riunione in cui si discuteva di alcuni progetti della Chiesa.

In Messico sono stati uccisi un sacerdote e due seminaristi: mentre si dirigevano ad una riunione di pastorale vocazionale, il loro veicolo è stato raggiunto da un altro, sono stati fatti scendere e colpiti a morte con armi da fuoco. L’Arcivescovo di Acapulco ha segnalato che in quella regione del Paese prevale la logica di risolvere tutto con la pistola, la logica del regolamento di conti, dello spargimento di sangue, mentre le forze armate non riescono a tenere sotto controllo il narcotraffico e la violenza.

Particolare commozione ha suscitato anche la morte violenta a Cuba di due sacerdoti spagnoli: don Eduardo de la Fuente Serrano, morto in seguito ad un accoltellamento subito in una strada alla periferia della capitale, e don Mariano Arroyo Merino, ucciso nella sua parrocchia. Il suo corpo era ammanettato, imbavagliato e parzialmente bruciato.

Due le vittime in El Salvador, un sacerdote e un giovane laico: il corpo senza vita del redentorista salvadoregno p. Leopoldo Cruz è stato ritrovato alcuni giorni dopo la sua scomparsa in un canale di una zona rurale di San Salvador. Il giovane William Quijano, della Comunità di Sant'Egidio, è stato ucciso a colpi d'arma da fuoco da una delle tante gang violente organizzate che assoldano i giovani poveri nelle periferie del Centro America. Da cinque anni William era impegnato nella Scuola della Pace ai bambini poveri del quartiere di Apopa, nei sobborghi della capitale.

L’unica religiosa uccisa nel continente è Suor Marguerite Bartz, delle Suore del Santissimo Sacramento per gli Indiani e i Negri (SBS), uccisa nel suo convento di Saint Berard, nella zona dei Navajo, nel Nuovo Messico (Stati Uniti d’America). La religiosa era conosciuta per essere una donna da sempre appassionata della ricerca della giustizia e della pace. Sempre negli Stati Uniti, don Ed Hinds, parroco della chiesa di San Patrizio a Chatham, nel New Jersey (USA), è stato ritrovato morto nel Rettorato adiacente alla chiesa, coperto da numerosi traumi e ferite provocate da un’arma da taglio.

In Guatemala ha trovato la morte padre Lorenzo Rosebaugh, dei Missionari Oblati di Maria Immacolata (OMI), rimasto ucciso in seguito ad un assalto avvenuto lungo una strada di campagna, mentre con altri sacerdoti si stava recando ad una riunione pastorale. Due uomini armati di fucile e con il viso coperto hanno fermato l’automobile e, dopo aver sottratto ai missionari ciò che possedevano, hanno sparato uccidendo p. Rosebaugh.

Infine è stato trovato ucciso in una provincia della parte orientale del Guatemala il sacerdote cappuccino guatemalteco p. Miguel Angel Hernandez, da quattro anni responsabile di una parrocchia di Ocotepeque (Honduras), che era stato rapito alcuni giorni prima.

AFRICA

In Africa hanno perso la vita in modo violento 9 sacerdoti, 1 religiosa ed 1 laico, nella Repubblica Democratica del Congo, in Sudafrica, in Kenya ed in Burundi.

Nella martoriata Repubblica Democratica del Congo, dove la Chiesa e la popolazione locale sono oggetto da lungo tempo di brutalità e continue violazioni dei diritti umani, hanno trovato la morte 2 sacerdoti, 1 religiosa e 1 operatore laico della Caritas. Sia don Jean Gaston Buli che don Daniel Cizimya Nakamaga sono stati uccisi da sconosciuti penetrati durante la notte nella loro abitazione, molto probabilmente per rubare, rispettivamente a Bunia e a Kabare. Suor Denise Kahambo Murahirwa, monaca trappista, è stata uccisa da uomini armati in uniforme che sono entrati nel monastero di “Notre Dame de la Clarté” a Murhesa, 20 chilometri da Bukavu, poi fuggiti senza rubare nulla. Il giovane congolese Ricky Agusa Sukaka, operatore della Caritas, è stato ucciso a Musezero, nel nord Kivu, da due uomini che indossavano uniformi dell’esercito.

Anche in Sudafrica sono stati uccisi 4 sacerdoti. Don Daniel Matsela Mahula, della diocesi di Klerksdorp, è stato ucciso mentre era alla guida della sua auto, da quattro banditi di strada. Don Lionel Sham, 66 anni, parroco di Mohlakeng (arcidiocesi di Johannesburg, Sudafrica), è stato ucciso dopo essere stato rapito dalla sua casa. Il corpo di Padre Ernst Plöchl, della Congregazione dei Missionari di Mariannhill, in Sudafrica da oltre 40 anni, è stato trovato nell’isolata stazione missionaria di Maria Zell. Anche Padre Louis Blondel, dei Missionari d’Africa (Padri Bianchi), è stato ucciso nella notte da alcuni giovani penetrati nell’abitazione dei missionari.

In Kenya sono stati uccisi P. Giuseppe Bertaina, dei Missionari della Consolata, aggredito da alcuni malviventi nell'Istituto di Filosofia dei Missionari della Consolata, a Nairobi, di cui era rettore e amministratore, che lo hanno picchiato, legato e imbavagliato, provocandone la morte per insufficienza respiratoria, e P. Jeremiah Roche, della Società di S. Patrizio per le Missioni Estere, il cui cadavere è stato ritrovato con le mani legate e con ferite di machete alla testa.

Un gesto di altruismo è costato la vita a don Révocat Gahimbare, in Burundi: saputo dell’assalto al monastero delle suore “Bene Maria”, si stava recando a portare aiuto alle religiose, ma i banditi gli hanno teso un agguato lungo la strada, uccidendolo.

ASIA

Due i sacerdoti uccisi in Asia nel 2009. In India don James Mukalel è stato trovato morto nei pressi di Mangalore, stato del Karnataka, nell’India meridionale, probabile vittima di violenza anticristiana, dato che in precedenza nell’area si erano verificati alcuni casi di attacchi di integralisti. Nelle Filippine don Cecilio Lucero, difensore dei più deboli e impegnato per la tutela dei diritti umani, è stato ucciso da un gruppo di uomini armati, nella provincia del Nord Samar, a sud della capitale, Manila.

EUROPA

L’unico sacerdote ucciso di cui si ha notizia è don Louis Jousseaume, aggredito e assassinato nella canonica di Egletons, diocesi di Tulle (Francia), dove era parroco. Impegnato anche nel mondo dell’handicap, è stato ucciso proprio da uno di questi emarginati squilibrati di cui si prendeva cura.

CENNI BIOGRAFICI E CIRCOSTANZE DELLA MORTE

L’Agenzia Fides è grata a tutti coloro che vorranno segnalare aggiornamenti o correzioni

a questo elenco o a quelli degli anni precedenti.

P. Giuseppe Bertaina, italiano, dei Missionari della Consolata, è stato ucciso la mattina del 16 gennaio 2009, nel suo ufficio a Langata, nell'Istituto di Filosofia dei Missionari della Consolata, a Nairobi, capitale del Kenya. P. Bertaina era rettore e amministratore dell'Istituto. Alcune persone sono entrate di nascosto nell'istituto durante l'orario delle lezioni, mentre studenti e insegnanti erano nelle aule. I malviventi hanno sorpreso p. Giuseppe, lo hanno picchiato, legato e imbavagliato, provocandone la morte per insufficienza respiratoria. P. Bertaina, ordinato sacerdote nel 1951, era in Kenya dagli anni '60. Ha sempre svolto la sua missione in quel Paese, tranne un periodo in Sudafrica, dove si era recato per motivi di studio. Gli omicidi a scopo di rapina sono un fenomeno in continua crescita e colpiscono con frequenza allarmante anche gli istituti religiosi e le altre opere della Chiesa.

(Vedi Agenzia Fides 16/1/2009; 19/1/2009)

Il corpo senza vita del sacerdote spagnolo Eduardo de la Fuente Serrano, è stato rinvenuto la mattina del 14 febbraio 2009, in una zona a nord ovest de L’Avana (Cuba). Secondo le indagini, il sacerdote sarebbe morto in seguito ad un accoltellamento, subito in una strada alla periferia della capitale. La sua automobile è stata ritrovata nel comune di Bauta, a circa 20 chilometri dal luogo in cui era stato abbandonato il suo corpo. Il sacerdote, 61 anni, era nativo di Guadalix de la Sierra, in provincia di Madrid (Spagna), e lavorava da tre anni a Cuba come Parroco nella chiesa di Santa Chiara di Assisi, dove era impegnato soprattutto in opere umanitarie. Le testimonianze di coloro che lo hanno conosciuto mettono in evidenza la sua attenzione verso tutti: i bambini, gli anziani, ed in modo particolare gli adolescenti e i giovani, che aveva coinvolto in un vivo ed impegnato gruppo parrocchiale. Attraverso un intenso e concreto lavoro pastorale era riuscito a ridare vita ad una comunità che risentiva della mancanza di un sacerdote permanente da alcuni anni. Don Eduardo, che a Madrid svolgeva il ministero pastorale nella Parrocchia del Rosario nel quartiere di Carabanchel, aveva cominciato a lavorare a L’Avana circa dieci anni fa, quando tutti gli anni, nel mese di luglio, vi si recava per sostituire un sacerdote. Poi decise di trasferirvisi definitivamente tre anni fa, soprattutto per aiutare le persone più bisognose.

(Vedi Agenzia Fides 16/2/2009; 20/2/2009)

Don Juan Gonzalo Aristizabal Isaza, sacerdote colombiano di 62 anni, è stato assassinato il 22 febbraio 2009: il suo cadavere è stato trovato all’interno dell’automobile di sua proprietà, abbandonata sull’autostrada regionale, nei pressi dell’Università di Antiochia. Il sacerdote era parroco della parrocchia “San Giovanni Apostolo” e cappellano dell’Hotel Intercontinentale di Medellin (Colombia). Inoltre si distingueva per il suo spirito di carità verso i più bisognosi, la sua dedizione pastorale, l’intelligenza, e la donazione agli altri. Nato a Medellin nel 1946, Don Juan Gonzalo Aristizabal Isaza era stato ordinato presbitero il 10 giugno 1973. Laureato in Educazione, aveva conseguito anche il titolo di psicologo e di maestro in psico orientamento. Dopo la sua ordinazione sacerdotale aveva ricoperto diversi incarichi pastorali nelle parrocchie e in diversi istituti scolastici come cappellano, inoltre era stato Rettore della Scuola Ozhanam e Cappellano del Governo di Antiochia (1993-1996). Dal 2 febbraio 2006 era parroco di San Giovanni Apostolo.

(Vedi Agenzia Fides 24/2/2009)

Don Daniel Matsela Mahula, della diocesi di Klerksdorp (Sudafrica), è stato ucciso mentre era alla guida della sua auto, da quattro banditi di strada, vicino a Bloemhof, il 27 febbraio 2009. Nato il 6 giugno 1975 era stato ordinato sacerdote il 22 dicembre 2002. Svolgeva il suo servizio presso la Peter’s Catholic Church di Jouberton.

(Vedi Agenzia Fides 10/3/2009)

Don Lionel Sham, 66 anni, parroco di Mohlakeng (Arcidiocesi di Johannesburg, Sudafrica), è stato ucciso il 7 marzo 2009, dopo essere stato rapito dalla sua casa a Mohlakeng. Il corpo è stato recuperato dalla polizia domenica 8 marzo, poche ore dopo la scomparsa del sacerdote dalla sua parrocchia. P. Sham Lionel era noto per essere aperto a tutti e generoso con le persone nel bisogno.

(Vedi Agenzia Fides 10/3/2009)

Domenica 8 marzo è stato ucciso don Révocat Gahimbare, parroco della parrocchia di Karuzi, in Burundi. Il sacerdote è stato ucciso da 4 banditi travestiti da poliziotti che avevano rapinato il monastero delle Suore “Bene Maria”. Avendo saputo dell'assalto, don Gahimbare si era precipitato al soccorso delle religiose, ma i banditi gli hanno teso un agguato lungo la strada. Il sacerdote è stato raggiunto da una pallottola che lo ha ucciso.

(Vedi Agenzia Fides 10/3/2009)

Due sacerdoti redentoristi, padre Gabriel Fernando Montoya Tamayo (40 anni) e padre Jesús Ariel Jiménez (45 anni), sono stati uccisi la notte del 16 marzo 2009 nel municipio di La Primavera (Vichada), in Colombia. I tragici fatti sono avvenuti nel settore di La Pasqua, giurisdizione del municipio di La Primavera, nel dipartimento di Vichada, ad oltre 500 chilometri da Bogotà e ai confini con il Venezuela. Il doppio crimine è stato commesso da un uomo che la sera del 16 marzo ha fatto irruzione nell'alloggio dei sacerdoti nel Collegio di La Pasqua, molto probabilemte alla ricerca di denaro, uccidendoli entrambi con un’arma da fuoco mentre questi erano connessi ad Internet. P. Gabriel Fernando Montoya era da sette anni direttore del Collegio e stava per passare l’incarico a P. Jesús Ariel Jiménez, che era arrivato da poco come nuovo responsabile.

(Vedi Agenzia Fides 18/3/2009; 20/3/2009)

Il sacerdote spagnolo Ramiro Ludeña, 64 anni, è stato ucciso il 20 marzo 2009 a Recife, nordest del Brasile, dove lavorava da 34 anni in un'associazione di sostegno ai bambini di strada. Secondo le informazioni diffuse dalla polizia, don Ludeño è stato ucciso con un colpo di fucile mentre stava uscendo con il suo veicolo da un parcheggio. Lo sparo lo ha raggiunto al braccio e gli ha perforato il torace. La polizia brasiliana ha fermato un giovane di 15 anni che ha confessato il crimine e si è anche trovata l'arma utilizzata, un fucile. L'adolescente ha spiegato che voleva rapinare il sacerdote mentre si trovava nella sua automobile, e ha sparato perché pensava che stesse cercando un’arma per difendersi. Il sacerdote spagnolo, originario di Toledo, risiedeva in Brasile da 34 anni e lavorava con il Movimento di Appoggio ai Meninos de Rua (Mamer), rivolto ad adolescenti della località di Jaboatao dos Guarapes, nell'area metropolitana di Recife. Secondo gli amici del religioso, don Ludeño era molto affettuoso ed apprezzato da tutti, e non aveva mai ricevuto minacce. Lo descrivono come un uomo tranquillo, ma "energico e determinato" quando si tentava di difendere l'Ong. Era "un sacerdote dotato di una grande sensibilità sociale, che cercava di strappare i bambini e gli adolescenti dalla povertà e dalla tentazione di entrare nella criminalità".

(Vedi Agenzia Fides 21/3/2009)

Il sacerdote statunitense Lorenzo Rosebaugh, 74 anni, dei Missionari Oblati di Maria Immacolata (OMI), è rimasto ucciso in Guatemala il 18 maggio 2009 in seguito ad un assalto avvenuto nel Parco Nazionale Laguna Lachuá, ad Alta Verapaz, una comunità rurale a nord del Guatemala, lungo una strada di campagna che unisce la comunità di Chisec con Ixcán. Due uomini armati di fucile e con il viso coperto hanno fermato l’automobile guidata da p. Rosebaugh nella quale viaggiavano altri quattro sacerdoti, tutti Missionari Oblati di Maria Immacolata (OMI), i quali erano diretti a Laguna Lachuá per una riunione. Dopo aver sottratto loro ciò che possedevano, i delinquenti hanno sparato contro i religiosi, uccidendo p. Rosebaugh e ferendo gravemente p. Jean Claude Nowama, originario della Repubblica Democratica del Congo, mentre gli altri sono usciti illesi dall’attentato. Ai sacerdoti è stato sottratto denaro, un cellulare e degli oggetti liturgici. P. Rosebaugh era in Guatemala dal 1993. Era stato parroco a Chicaman, una parrocchia di montagna popolata dai Maya, e poi nella comunità di Ixcán, una regione al nord del Paese, nota per l’alta concentrazione di criminalità, dove rimase fino al 2000. Dopo essere rientrato in patria per assistere la madre, tornò in Guatemala nel 2005, occupandosi degli ammalati, dei poveri e dei carcerati.

(Agenzia Fides 20/5/2009)

Padre Ernst Plöchl, austriaco di 78 anni, della Congregazione dei Missionari di Mariannhill è stato ucciso nella Provincia Sudafricana del Capo. Il corpo del missionario, in Sudafrica da oltre 40 anni, è stato trovato la mattina di domenica 31 maggio 2009, nell’isolata stazione missionaria di Maria Zell. In un primo momento le autorità locali avevano affermato che il missionario fosse stato ucciso a colpi di armi da fuoco, poi che fosse stato strangolato. P. Ploechl gestiva una scuola di 400 alunni a Matatiele,una città nel sud del Paese. P. Ploechl era nato a Neumarkt im Mühlkreis, nel distretto austriaco di Freistadt, dove aveva conservato dei forti legami ed era ammirato per il suo impegno per i poveri.

(Vedi Agenzia Fides 2/6/2009)

Jorge Humberto Echeverri Garro, 40 anni, professore ed operatore pastorale, l’11 giugno 2009 si trovava a Colonos, Panama di Arauca (Colombia), per partecipare ad una riunione di Pastorale Sociale incentrata sui progetti della Chiesa nella zona a favore del rinvigorimento comunitario, in accordo con la Caritas della Germania. Nel corso dell’incontro, un gruppo di guerriglieri ha invaso il centro urbano e si è diretto fino al luogo della riunione dove, senza dare alcuna spiegazione, ha colpito a morte il docente. Secondo il comunicato diffuso da Mons. Héctor Fabio Henao Gaviria, Direttore del Segretariato Nazionale di Pastorale Sociale, “Jorge Humberto, oltre ad essere riconosciuto per la sua leadership era anche catechista e membro della rete di docenti nell’ambito di un’altra proposta di Pastorale Sociale con i Centri Educativi Gestori di Pace e Convivenza, che viene attivata in questa stessa zona in accordo con l’ACNUR”.

(Vedi Agenzia Fides 15/6/2009)

Il sacerdote messicano Habacuc Hernández Benítez, 39 anni, ed i giovani seminaristi Eduardo Oregón Benítez, 19 anni, e Silvestre González Cambrón, 21 anni, entrambi di Ajuchitlán (Guerrero), sono stati assassinati mentre si dirigevano ad una riunione di pastorale vocazionale, la sera di sabato 13 giugno 2009, nel municipio di Arcelia, a Tierra Caliente (Guerrero). Il sacerdote era Coordinatore della pastorale vocazionale nella diocesi di Ciudad Altamirano (Messico). Secondo la ricostruzione della Polizia, il sacerdote ed i seminaristi sono stati raggiunti dai colpi sparati da alcuni individui intorno alle sette di sabato pomeriggio, 13 giugno, mentre viaggiavano a bordo di un camioncino. Stavano percorrendo una delle strade centrali di Arcelia, quando improvvisamente un altro veicolo li ha raggiunti, sono stati fatti scendere dal camioncino e colpiti con vari colpi di arma da fuoco. L’Arcivescovo di Acapulco, Mons. Felipe Aguirre Franco, ha segnalato che in quella regione del Paese prevale la logica di risolvere tutto con la pistola, la logica del regolamento di conti, dello spargimento di sangue. Allo stesso tempo “le forze armate non bastano a risolvere il problema complessivo del narcotraffico e della violenza”.

(Vedi Agenzia Fides 16/6/2009)

Il 15 giugno 2009 è stato ucciso P. Gisley Azevedo Gomes, CSS, 31 anni, Assessore nazionale della Sezione Giovani della Conferenza Episcopale Brasiliana (CNBB). Il cadavere del sacerdote è stato trovato il giorno dopo, 16 giugno, in prossimità di Brazlândia, città satellite di Brasilia (DF), all’interno della sua automobile, presentava un colpo al viso e due alla testa. La polizia ha arrestato alcuni giovani, autori del crimine: saliti sulla sua vettura, lo hanno prima derubato e poi ucciso. Originario di Morrinhos, p. Gisley era entrato nella Congregazione delle Sacre Stimmate di Nostro Signore Gesù Cristo ed era stato ordinato sacerdote nel maggio 2005. Era Assessore nazionale della Sezione Giovani della CNBB da appena due anni. Impegnato con i giovani, organizzava insieme alla Pastorale Giovanile del Brasile la Campagna Nazionale sul tema “Gioventù in marcia contro la violenza”. “In maniera deplorevole – hanno affermato i Vescovi - è stato vittima di quella violenza che desiderava combattere”.

(Vedi Agenzia Fides 17/6/2009)

Don Mariano Arroyo Merino, originario della Spagna, 74 anni, è stato trovato morto nella sua parrocchia presso il Santuario di Nostra Signora della Regola a Cuba, il 13 luglio 2009. Il corpo del sacerdote è stato rinvenuto dai vigili del fuoco intorno alle 6.10 del mattino (ora locale), dopo che la guardia notturna aveva visto del fumo uscire dalla parrocchia. Gli assassini hanno pugnalato p. Arroyo e successivamente gli hanno dato fuoco. Il suo corpo era ammanettato, imbavagliato e parzialmente bruciato. Il sacerdote aveva prestato servizio a Cuba negli ultimi 12 anni nella zona residenziale de L’Avana, svolgendo un intenso lavoro pastorale attraverso un carisma particolare verso la religiosità popolare ed il sincretismo religioso. D. Mariano Arroyo era nato il 20 febbraio 1935, a Cabezón de la Sal, Cantabria (Spagna). Era stato ordinato sacerdote il 17 aprile 1960. Poco dopo, nel 1962, era partito come missionario per Santiago dal Cile, dove era rimasto fino al 1968. Dal 1969 al 1979 ha lavorato nuovamente a Madrid (Spagna) come parroco e formatore in Seminario. Nel 1980 era ritornato in Cile e aveva prestato servizio in varie parrocchie della Diocesi di Copiapó. A L’Avana era giunto il 19 gennaio 1997. Nel marzo successivo, era stato nominato parroco di Nostra Signora del Pilar, a L’Avana, e nel dicembre del 2004, Rettore e Parroco del Santuario Nazionale di Nostra Signora della Regola. E’ stato anche consulente del Movimento dei Lavoratori Cristiani e Direttore dell’Istituto di Scienze religiose “Padre Félix Varela”. Padre Arroyo apparteneva all’Opera Cooperazione Sacerdotale Ispanico-Americana (OCSHA).

(Vedi Agenzia Fides 14/7/2009; 16/7/2009; 21/7/2009)

Il giovane congolese Ricky Agusa Sukaka, 27 anni, operatore della Caritas, è stato ucciso nel pomeriggio del 15 luglio 2009 a Musezero, nel nord Kivu, Repubblica Democratica del Congo. Secondo una ricostruzione dell’omicidio, il giovane, che lavorava da un anno come ingegnere agricolo in un progetto di Secours Catholique-Caritas Francia, è stato avvicinato da due uomini che indossavano uniformi dell’esercito mentre rientrava a casa. Successivamente è stato ritrovato il suo cadavere, cui era stata sottratta la maglietta di Secours Catholique che indossava e il portafoglio. La Caritas internationalis ha condannato “l’omicidio brutale di un giovane che lavorava coraggiosamente in una zona di guerra per aiutare gli altri a ricostruire la propria vita”.

Don James Mukalel, 39 anni, è stato trovato morto nei pressi di Mangalore, stato del Karnataka, nell’India meridionale. Il suo cadavere è stato rinvenuto nelle campagne da alcuni parrocchiani il 30 luglio 2009, dopo che il giovane sacerdote non aveva fatto ritorno alla sua parrocchia, nella diocesi siro-malabarese di Belthangady. Il 29 luglio, nelle ore immediatamente prima della morte, secondo i consueti impegni pastorali, il sacerdote aveva visitato alcune famiglie, pranzato in un convento, celebrato un funerale. Il giovane sacerdote era benvoluto da tutti, era sempre sorridente e zelante nel lavoro pastorale. Tra le ipotesi, potrebbe essersi trattato di un caso di violenza anticristiana, dato che lo scorso anno nell’area si erano verificati alcuni casi di attacchi di integralisti.

(Vedi Agenzia Fides 31/7/2009)

Il corpo senza vita del redentorista salvadoregno p. Leopoldo Cruz, di cui non si erano avute più notizie dalla metà di agosto, è stato ritrovato il 24 agosto 2009 in un canale di una zona rurale di El Salvador. Dal momento che il cadavere era già in avanzato stato di decomposizione, risulta difficile stabilire con esattezza le cause e la data della morte. E’ stato arrestato un giovane trovato alla guida dell’automobile di padre Cruz.

(Vedi Agenzia Fides 4/9/2009)

Don Cecilio Lucero, filippino di 48 anni, è stato ucciso il 6 settembre 2009 da un gruppo di uomini armati, nella provincia del Nord Samar, a sud della capitale Manila (Filippine). Secondo la polizia locale, il sacerdote viaggiava sulla sua auto quando è stato fermato da oltre 30 persone che hanno aperto il fuoco, uccidendolo all’istante. Altre due persone che erano a bordo del veicolo insieme con lui sono rimaste gravemente ferite. D. Lucero, parroco nella città di Catubig, era ritenuto da tutti un difensore dei più deboli e un attivista per la tutela dei diritti umani. Era responsabile della Commissione per i Diritti Umani della diocesi di Catarman, cui apparteneva, e aveva avviato diverse iniziative e progetti per difendere i poveri e denunciare gli abusi di potere. Aveva inoltre parenti fra i politici della provincia di Nord Samar: fatto, questo, che, secondo gli investigatori, potrebbe essere legato all’omicidio, in una sorta di vendetta o di avvertimento trasversale di tipo politico. Nella regione di Nord Samar sono numerosi gli omicidi di politici, giornalisti, operatori sociali e pastorali che hanno osato alzare la voce per difendere i diritti umani delle categorie più deboli o accusare di corruzione i potenti.

(Vedi Agenzia Fides 7/9/2009)

Don Ruggero Ruvoletto, missionario Fidei donum italiano di 52 anni, è stato ucciso il 19 settembre 2009, nella sua parrocchia dedicata al “Sagrado Corazon de Maria” nel barrio Santa Etelvina, quartiere periferico di Manaus (Brasile). Intorno alle ore 7 di mattina (ora locale), il diacono della parrocchia, sentiti degli spari, è accorso e ha trovato il corpo senza vita di don Ruggero, inginocchiato vicino al letto, con il capo reclinato, colpito alla nuca da un proiettile. Da testimonianze raccolte sul luogo, pare siano stati rubati una cinquantina di Real (circa diciannove Euro), lasciando molto altro denaro nell’abitazione. Don Ruggero Ruvoletto era nato a Galta di Vigonovo il 23 marzo 1957, in provincia di Venezia, diocesi di Padova. Era stato ordinato sacerdote nel 1982. Dopo aver studiato ecclesiologia a Roma, era rientrato in diocesi nell’agosto 1994, dove si occupò per circa un anno di Pastorale sociale e del lavoro, quindi fu nominato Direttore del Centro Missionario Diocesano, incarico che ricoprì dal 1995 al 2003. Il 6 luglio 2003 partì per il Brasile, come missionario fidei donum, per la diocesi di Itaguaì a Mangaratiba. L’anno seguente partecipò ad un progetto di presenza missionaria alla periferia di Manaus, voluto dalle diocesi locali. Un luogo di confine tra la città e la foresta dove la criminalità è particolarmente aggressiva. Lo stesso don Ruggero aveva recentemente partecipato a una manifestazione per chiedere maggiore sicurezza.

(Vedi Agenzia Fides 21/9/2009)

Un sacerdote di 33 anni, don Evaldo Martiol, della diocesi di Cacador (Brasile), è stato assassinato a Santa Caterina la sera del 26 settembre 2009 da due giovani, di 21 e 15 anni, rispettivamente zio e nipote. Il sacerdote è rimasto vittima di un furto finito in omicidio. Infatti, dopo aver lasciato una cappella ed essere passato a casa di un altro sacerdote, don Evaldo ha dato un passaggio sulla sua automobile ai due giovani che lo hanno ucciso. Il giorno seguente la polizia ha identificato i criminali, che avevano ancora con sé la macchina, il cellulare ed i documenti del sacerdote. I due hanno confessato ed hanno indicato il luogo dove trovare il corpo del sacerdote: 5 chilometri fuori della zona urbana di Cacador, colpito da quattro proiettili. Don Evaldo, originario di Timbò Grande, era stato ordinato sacerdote il 26 aprile 2003. “Il suo metodo di evangelizzare era l’amicizia” ha ricordato commosso il Vescovo diocesano, Mons. Luiz Carlos Eccell, durante i funerali celebrati nella Cattedrale in cui il sacerdote lavorava, e che era colma di fedeli commossi e affranti, perché “padre Evaldo era un figlio amato che faceva amicizia con tutti”.

(Vedi Agenzia Fides 29/9/2009)

Il corpo senza vita di don Oscar Danilo Cardozo Ossa è stato ritrovato nella canonica della parrocchia San Luigi Maria de Montfort a Villavicencio (Colombia), di cui era parroco dal 2003, nel pomeriggio di domenica 27 settembre 2009. Alcuni fedeli, vedendo che il sacerdote non arrivava per celebrare la Santa Messa vespertina, sono andati a cercarlo in canonica e hanno trovato il suo corpo senza vita. Secondo quanto comunicato dalle autorità di polizia, non sono stati trovati segni di scasso o di forzatura, per cui molto probabilmente gli assassini erano conosciuti dal sacerdote. Sul posto sono stati ritrovati un bavaglio e alcune corde. Padre Oscar Danilo Cardozo era nato il 7 aprile 1952 a Toro (Valle). Era stato ordinato sacerdote il 10 giugno 1983. E’ stato Vice-Rettore del Seminario Minore San Pio X di Restrepo, vicario cooperatore di S. Giuseppe Lavoratore, fondatore e parroco della parrocchia Maria Ausiliatrice, cappellano della Colonia Penale Acacias, parroco di Nostra Signora del Perpetuo Soccorso del distretto di Grass, a San Jose Obrero, quartiere di Nuevo Ricaute, a St. Louis Marie de Montfort (dal 2003), e Delegato Arcivescovile per la radio e il giornale "Eco Llanero”.

(Vedi Agenzia Fides 29/9/2009)

Il giovane William Quijano, 21 anni , della comunità di Sant'Egidio in El Salvador, è stato ucciso a colpi d'arma da fuoco mentre rientrava a casa, la sera del 28 settembre 2009. Gli assassini facevano parte di una delle tante gang violente organizzate che assoldano i giovani poveri nelle periferie del Centro America. Da cinque anni William era impegnato nella Scuola della Pace ai bambini poveri del quartiere di Apopa, nei sobborghi della capitale, San Salvador. La sua vita pacifica e buona, al servizio dei giovani e dei più bisognosi era nota e rappresentava un'alternativa alle bande violente.

(Vedi Agenzia Fides 1/10/2009)

Il corpo di don Ed Hinds, parroco della chiesa di San Patrizio a Chatham, nel New Jersey (USA), a circa 10 miglia da Newark, è stato ritrovato sabato mattina, 24 ottobre 2009, nella cucina del Rettorato adiacente alla chiesa, coperto da numerosi traumi e ferite provocate da un’arma da taglio. Nel mattino di sabato, poco dopo le 8, un diacono ed una persona della manutenzione lo sono andati a cercare, dato che non si era presentato per la Messa del mattino, ed hanno scoperto l’assassinio. Il sacerdote, 61 anni, era stato visto per l’ultima volta la sera precedente, intorno alle ore 23, durante un incontro comunitario nei locali della rettoria, e stava bene. Molto impegnato nel sostegno agli oppressi, il sacerdote era considerato l’anima e il cuore della comunità di San Patrizio, dove era parroco da 7 anni.

(Vedi Agenzia Fides 26/10/2009)

Don Louis Jousseaume, sacerdote originario della diocesi di Lucon (Francia) è stato aggredito e assassinato la sera del 26 ottobre 2009 nella canonica di Egletons, diocesi di Tulle, dove era parroco dal 1981 oltre che cappellano del movimento “Chrétien en monde rural” (CMR) e responsabile della Pastorale liturgica e sacramentale. Il sacerdote, 70 anni appena compiuti, da oltre 40 prestava servizio pastorale nella diocesi di Tulle, dove tra l’altro era stato cappellano del liceo di Breeve ed impegnato nel mondo dell’handicap. Da quanti lo hanno conosciuto è stato descritto come un uomo affettuoso, aperto, che aveva messo tutta la sua vita sotto il segno del Vangelo, occupandosi in modo particolare dei più poveri e dei più deboli, soprattutto handicappati. Proprio uno di questi emarginati squilibrati lo ha aggredito ed ucciso.

Suor Marguerite Bartz, 64 anni, delle Suore del Santissimo Sacramento per gli Indiani e i Negri (SBS), con sede a Bensalem, Pennsylvania, è stata uccisa nel suo convento di Saint Berard, nella zona dei Navajo, nel Nuovo Messico, domenica 1 novembre. Dal momento che la religiosa non era presente alla Messa domenicale, un collaboratore è andato a cercarla ed ha trovato il suo corpo. Secondo l’FBI la suora è stata assassinata nella notte tra sabato 31 ottobre e la mattina di domenica 1 novembre 2009. La religiosa era conosciuta per essere una donna da sempre appassionata della ricerca della giustizia e della pace. Nata a Plymouth, Wisconsin, nel 1945, suor Marguerite era entrata tra le Suore del Santissimo Sacramento (SBS) nel 1966, a Beaumont, nel Texas, aveva emesso i voti perpetui nel 1974. Dopo la laurea in Lettere ed un Master in educazione religiosa, per oltre 40 anni suor Marguerite era stata in missione in luoghi diversi. Le Suore del Santissimo Sacramento per gli Indiani e Negri (SBS) sono state fondate nel 1891 da Santa Caterina Drexel (1858-1955) per diffondere il messaggio evangelico e la vita eucaristica in mezzo agli Indiani e agli Afro-Americani.

(Vedi Agenzia Fides 03/11/2009)

Padre Hidalberto Henrique Guimaraes, 48 anni, parroco della chiesa della Madonna delle Grazie nel comune di Murici alla periferia di Maceió (AL), in Brasile, è stato trovato ucciso il 7 novembre 2009, due giorni dopo la sua scomparsa. Sabato 7 novembre aveva in programma la celebrazione di una Santa Messa nella città di Branquinha, e proprio a causa della sua assenza un amico si è recato a casa sua per cercarlo. Entrato, ha trovato il corpo insanguinato del sacerdote sul pavimento della cucina, con molti tagli su tutto il corpo. Padre Hidalberto era stato ordinato sacerdote nella chiesa di San Giuseppe, nel quartiere Trapiche, a Maceió, il 14 dicembre 1992. Recentemente si era laureato in giornalismo. Il sacerdote era molto amato dai suoi parrocchiani

(Vedi Agenzia Fides 10/11/2009; 12/11/2009)

E’ stato trovato ucciso in una provincia della parte orientale del Guatemala il sacerdote cappuccino guatemalteco p. Miguel Angel Hernandez, 45 anni, da quattro anni responsabile di una parrocchia di Ocotepeque (Honduras), scomparso da alcuni giorni. Fonti della polizia dell’Honduras avevano comunicato infatti che padre Hernandez era stato rapito mentre andava da Ocotepeque verso la città orientale di Chiquimula (Guatemala). Il corpo del sacerdote è stato trovato all'interno di una piccola pensione nella città di Esquipulas, a circa 222 chilometri a est della capitale, colpito da diverse coltellate. La morte sarebbe avvenuta l’8 novembre 2009. I Cappuccini lavorano da molti anni nella zona di frontiera fra Honduras e Guatemala, dove contano diverse comunità. P. Miguel era stato preside di una scuola cattolica ed era molto amico dei giovani. E’ stato definito un uomo molto impegnato nel lavoro, semplice, chiaro nella predicazione, sempre molto sincero e coerente.

(Vedi Agenzia Fides 11/11/2009; 21/11/2009)

Don Jean Gaston Buli è stato ucciso nella notte tra il 9 e il 10 novembre 2009 da banditi armati introdottisi nella canonica della sua parrocchia di Nyakasanza, a Bunia, nell’Ituri (R.D.Congo). Intorno alle 2,30 del mattino, i malviventi hanno forzato la porta dell’ufficio e hanno ferito mortalmente il sacerdote, che, trasportato ad un vicino ospedale, è purtroppo deceduto poco dopo a causa delle forte emorragia. Don Jean Gaston, 24 anni di sacerdozio, era stato da poco nominato vicario-economo della parrocchia di Nyakasanza.

Don Daniel Cizimya Nakamaga, 51 anni, da 12 sacerdote a Bukavu (R.D. Congo) è stato ucciso nella sua parrocchia di Kabare domenica 6 dicembre 2009 intorno alle due del mattino. Alcuni sconosciuti hanno assalito la casa parrocchiale nella notte, e dopo aver divelto le sbarre di una finestra sono entrati in casa. Don Daniel ha tentato di rifugiarsi nella sua camera ma è stato raggiunto dai malviventi e ucciso a sangue freddo.

(Vedi Agenzia Fides 9/12/2009)

Padre Louis Blondel, dei Missionari d’Africa (Padri Bianchi), è stato ucciso nella notte tra domenica 6 e lunedì 7 dicembre 2009, a Diepsloot, una della township di Pretoria, in Sudafrica. Nella notte tre giovani sono penetrati nell’abitazione dei missionari. Dopo aver svegliato un confratello di p. Louis e un'altra persona che dormiva nella casa, e aver rubato i loro telefoni cellulari, hanno chiesto di aprire la porta principale dell’abitazione. È entrato così un altro ragazzo, che ha chiesto se vi fossero altre persone nella casa. Si sono diretti quindi verso la camera di p. Louis Blondel, che ha aperto la porta ed è stato subito ucciso con un colpo di arma da fuoco. P. Louis Blondel aveva 70 anni ed era originario del nord della Francia. Aveva insegnano filosofia in Tanzania per 15 anni. Dal 1987 si era trasferito in Sudafrica. Nel giugno 2009 aveva terminato il suo secondo mandato come Superiore della Provincia dell’Africa Australe (Malawi, Mozambico e Sudafrica) dei Padri Bianchi. Ha insegnato filosofia al St. Peter’s Seminary, Hammanskraal. Dopo aver fondato “Cordis”, un centro Emmaus, e aver lavorato allo sviluppo di Orange Farm, un’immensa township di Johannesburg, nel 2008 p. Blondel si era trasferito a Diepsloot, un’altra township di circa 300mila persone che si trova tra Johannesburg e Pretoria. A Diepsloot, p. Blondet aveva aperto una nuova parrocchia.

(Vedi Agenzia Fides 9/12/2009)

La sera del 7 dicembre 2009 è stata uccisa suor Denise Kahambu Muhayirwa, 44 anni, monaca trappista, da uomini armati in uniforme entrati nel monastero di “Notre Dame de la Clarté” a Murhesa, 20 chilometri da Bukavu, nel territorio di Kabare, nella Repubblica Democratica del Congo. La religiosa, responsabile dell’accoglienza e della portineria del monastero, è stata uccisa intorno alle ore 20, mentre, dopo aver cantato i vespri con la comunità, si stava recando a sparecchiare i tavoli dove avevano mangiato gli ospiti venuti da Goma per partecipare alla vestizione delle loro figlie che avrebbero dovuto cominciare il noviziato il giorno dopo, 8 dicembre. Accorgendosi della presenza di ospiti non desiderati, la suora si è messa a correre, urlando per avvertire le consorelle, inseguita dai malviventi che le hanno sparato ad una gamba, provocandone la morte.

(Vedi Agenzia Fides 9/12/2009)

P. Jeremiah Roche, irlandese, della Società di S. Patrizio per le Missioni Estere, è stato assassinato nella notte tra il 10 e l’11 dicembre 2009 da alcuni sconosciuti che sono entrati nella sua casa a Kericho, 250 chilometri da Nairobi (Kenya). Il corpo del missionario, che viveva da solo, è stato scoperto da alcuni parrocchiani allarmati dal fatto che p. Roche non si fosse presentato a celebrare la Messa delle 6 del mattino. Il missionario aveva le mani legate e ferite di machete alla testa. P. Roche prestava il suo servizio in Kenya dal 1968 e da poco tempo aveva completato una nuova chiesa. Aveva promosso diversi progetti di sviluppo, grazie anche alla sua incessante attività di raccolta di fondi, che era sostenuta dalla sua numerosa famiglia. Probabilmente alcuni giovani del posto, come ha raccontato il comandante della polizia locale, avranno pensato che il missionario avesse chissà quale tesoro e si sono introdotti in casa per una rapina, finita tragicamente. Dall’abitazione sono scomparsi vestiti, poi ritrovati abbandonati in strada, un lettore cd ed il telefono cellulare.

(Vedi Agenzia Fides 12/12/2009)

Il sacerdote brasiliano don Alvino Broering, 46 anni, è stato accoltellato all'alba del 14 dicembre nello stato meridionale di Santa Catarina (Brasile) da un uomo che poi ha rubato la sua macchina, secondo le informazioni diffuse dalla polizia. Il sacerdote, colpito con diverse coltellate alla schiena, all’addome e al viso, è stato trasportato all'ospedale Marieta Konder Bornhausen, dove lo hanno sottoposto ad intervento chirurgico, ma purtroppo è morto poco dopo. Don Alvino era Cappellano dell'Università di Vale do Itajai e direttore-amministratore della Radio Comunitaria Conceição FM. La radio nel 2010 compirà 10 anni di vita, e padre Alvino aveva già cominciato a fare i preparativi per l’anniversario da festeggiare. E’ stato anche membro dell'Accademia delle Lettere di Itajai, ed era un sacerdote molto attivo nella città e nella regione. Era un sacerdote molto alla mano, di carattere gioviale, carismatico e amato da tutti.

(Vedi Agenzia Fides 15/12/2009)

Il sacerdote colombiano Emiro Jaramillo Cardenas è stato ucciso la sera di domenica 20 dicembre 2009 nella sua abitazione, situata a Santa Rosa de Osos, a 74 km dalla città di Medellin. Secondo alcuni conoscenti del sacerdote, che era responsabile della Cappella "Nostro Signore dell'Umiltà", padre Jaramillo non aveva ricevuto alcuna minaccia contro la sua vita. Il suo corpo è stato trovato da una parente che, sorpreso dal fatto che non fosse arrivato in cappella, è andato a cercarlo. La porta del suo appartamento era aperta ed entrando ha trovato il corpo del sacerdote con delle ferite da coltello. Don Emiro Jaramillo era nato nel 1936 ed è stato ordinato sacerdote nel 1966. Dal 1999 ha lavorato presso la cappella dedicata a "Nostro Signore dell'Umiltà", un luogo ricco di storia e di spiritualità, molto frequentato dai fedeli di questa città.

(Vedi Agenzia Fides 22/12/2009)