Una verità irrisolta

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venerdì 25 agosto 2023

Notizie da Vatican News 24 agosto 2023

 

I Gesuiti condannano il provvedimento con cui lo Stato del Nicaragua ha revocato lo status giuridico della Compagnia di Gesù
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mercoledì 29 dicembre 2021

Padre Adeleke ucciso per un tentativo di sequestro, dopo aver celebrato l’Eucarestia

 

AFRICA/NIGERIA - Padre Adeleke ucciso per un tentativo di sequestro, dopo aver celebrato l’Eucarestia
 
Abeokuta (Agenzia Fides) - “Padre Luke è stato vittima di un atto di violenza, crediamo fosse un tentativo di rapimento, un sequestro a scopo di riscatto. I colpi sparati dai banditi erano probabilmente puntati alle gomme del veicolo su cui viaggiava, invece sono entrati nella macchina e lo hanno colpito prima ad una gamba e poi all’altra. Padre Luke ferito, con le forze rimaste, ha provato a guidare fino al più vicino ospedale ma si trovava a circa 50 km dal luogo dove è stato colpito. Così, poco prima di arrivarci ha perso tutte le forze, ha perso conoscenza ed è spirato”. È questa la ricostruzione dei fatti che hanno condotto alla morte del sacerdote trentottenne Luke Adeleke, parroco di Sant’Antonio a Ijemo Fadipe, nello Stato nigeriano di Ogun, lo scorso 24 dicembre, come riferisce all’Agenzia Fides don Gregory Fadele, Direttore delle Comunicazioni sociali della diocesi di Abeokuta, cui il sacerdote ucciso apparteneva.
Prosegue don Gregory Fadele: “Don Luke aveva appena celebrato l'Eucarestia per la comunità locale che si raduna nella cappella di Ogunmakin, collegata alla principale parrocchia, e stava tornando a casa. A bordo con lui viaggiava un ragazzo di 11 anni che per fortuna è rimasto illeso. Nella strada che costeggia la foresta, a un certo punto alcuni banditi hanno iniziato a sparare probabilmente per un tentativo di rapimento. In genere agiscono in rete e, quando scorgono una macchina in cui presumono ci sia una persona che, sequestrata, possa fruttare un riscatto, agiscono. Di recente, la situazione è peggiorata, entrano in azione con chiunque, senza riguardo al tipo di macchina o al presunto benessere economico del guidatore. Presumiamo che volessero sparare alle gomme dell’auto, invece i proiettili hanno colpito il nostro sacerdote a entrambe le gambe. Padre Luke ha cominciato a perdere molto sangue. Era molto debole ma è riuscito a guidare per avvicinarsi all’ospedale ma quando è arrivato era già in fin di vita”.
La Polizia dello Stato di Ogun ha dichiarato di essere accorsa subito sul luogo e di aver ingaggiato una sparatoria con i banditi, riuscendo a ferirne alcuni. Ma nessuno è stato ancora arrestato. “In realtà – riferisce il Direttore - non abbiamo visto né sentito interventi degli agenti e, al momento, non abbaiamo conferme di azioni tempestive. Allo stesso modo la stampa ha dichiarato di essersi rivolta alla diocesi per avere informazioni, ma finora non abbiamo visto né sentito nessuno”. “Nelle grandi città – conclude – se si esclude la zona a Nord dove è in azione Boko Haram, i rapimenti sono piuttosto rari. Il problema si riscontra fuori dalla città, nelle zone delle foreste, o nelle strade che collegano le città alle zone più periferiche. In tali aree i rapimenti sono più frequenti e Padre Luke è stato vittima di un tentativo di sequestro”.
I funerali del prete si terranno nella giornata del 31 dicembre prossimo presso la Cattedrale dei Santi Pietro e Paolo ad Adatan, nella diocesi di Abeokuta.
(LA) (Agenzia Fides 29/12/2021)

lunedì 18 gennaio 2021

Agenzia Fides 18 gennaio 2021: Barbaramente ucciso un sacerdote cattolico

 

AFRICA/NIGERIA - Barbaramente ucciso un sacerdote cattolico
 
Abuja (Agenzia Fides) – Rapito e ucciso P. John Gbakaan, parroco della chiesa di Sant'Antonio di Gulu, nella diocesi di Minna. nell'area del governo locale di Lapai, nello Stato del Niger, che è stato ucciso il 15 gennaio lungo la strada Lambata-Lapai.
Lo ha confermato ieri, domenica 17 gennaio, il parroco di Santa Teresa a Madala, p. John Jatau, secondo il quale p. Gbakaan, insieme a suo fratello e ad un altro prete, il 14 gennaio si era recato a Makurdi nello stato di Benue per andare a trovare sua madre.
Il 15 gennaio, sulla via del ritorno, il sacerdote e il fratello sono stati attaccati da uomini armati lungo la strada Lambata-Lapai. L’assalto è avvenuto intorno alle 9 di sera, nei pressi del villaggio di Tufa. I due uomini sono stati catturati da banditi armati, che poi sabato 16 gennaio hanno chiamato la diocesi di Minna, chiedendo la somma di trenta milioni di Naira, poi ridotta a cinque milioni di Naira.
Nel frattempo però il corpo esanime del sacerdote è stato ritrovato legato a un albero, nei pressi della strada dove è avvenuto il rapimento. P. Gbakaan sarebbe stato ucciso a colpi di machete, talmente violenti da rendere difficile il riconoscimento.
Nella boscaglia è stata ritrovata anche la Toyota Venza su cui viaggiava il sacerdote. Non si hanno ancora notizie del fratello, che sarebbe ancora nelle mani dei banditi.
L'Associazione Cristiana della Nigeria, CAN, ha chiesto al governo federale di porre fine al rapimento e all'uccisione di leader religiosi da parte di banditi nel Paese. Il vicepresidente della CAN (regione settentrionale), Rev. John Hayab, ha definito "scioccante e dolorosa" l'uccisione del sacerdote cattolico, affermando che l'insicurezza nel Nord ha assunto una dimensione allarmante. “Abbiamo ricevuto la notizia del rapimento e dell'uccisione del nostro caro P. John con grande shock e dolore” ha detto il Rev. Hayab. “Oggi nel nord della Nigeria molte persone vivono nella paura e molti giovani hanno paura di diventare sacerdoti o pastori perché la vita di questi è in grande pericolo. “Quando banditi o rapitori si rendono conto che la loro vittima è un prete o un pastore, sembra che uno spirito violento si impadronisca del loro cuore per chiedere un riscatto maggiore e in alcuni casi arrivano al punto di uccidere la vittima” dice il responsabile della CAN. “Stiamo semplicemente supplicando il governo federale e tutte le agenzie di sicurezza di fare tutto il necessario per porre fine a questo male”. (L.M.) (Agenzia Fides 18/1/2021)


giovedì 4 novembre 2010

La più grande arma contro la violenza è il perdono

AFRICA/NIGERIA - “È possibile sconfiggere il male con il bene” scrive l’Arcivescovo di Jos, al centro dei recenti scontri
Jos (Agenzia Fides)- “È stato incredibile vedere quello che la crisi del 17 gennaio 2010 ha provocato negli abitanti di Jos e dintorni. La pazzia, che è stata lasciata libera di agire, ha provocato la distruzione di chiese e moschee, con diverse persone costrette a sfollare perché le loro abitazioni e i loro esercizi commerciali sono stati distrutti” scrive S.E. Mons. Ignatius A. Kaigama, Arcivescovo di Jos, capoluogo dello Stato nigeriano di Pleteau, dove periodicamente esplodono violenti scontri intercomunitari (vedi Fides 25/3/2010), con conseguenze molto pesanti per la popolazione locale. Mons. Kaigama, in un articolo pubblicato localmente e inviato a Fides, ricorda che “le persone hanno visto i risparmi di una vita andare in fiamme e i propri cari mutilati o uccisi. La natura comunitaria della vita familiare è stata turbata quando le famiglie divise dalla crisi sono state costrette a vivere a distanza di chilometri, incontrandosi occasionalmente per curare le proprie ferite, per poi separarsi di nuovo”.
Ma non è sempre stato così, perché come scrive Mons. Kaigama, “senza dubbio, la città di Jos è stata una delle città più tranquille della Nigeria, favorita da un clima sereno e dalle bellezze naturali. Il calore e la generosità della sua gente hanno conquistato molti. Negli ultimi decenni, a causa dello sfruttamento minerario dello stagno, si è creato un mix di attività locali, nazionali ed internazionali, che ha fatto sì che cittadini di diversi Paesi si siano installati a Jos. Non stupisce, che lo Stato stesso avesse adottato il nome di “Casa della pace e del turismo”. Purtroppo, la crisi del 2001 ha creato una diffidenza e un’animosità senza precedenti tra la minoranza costituita dalla comunità di coloni musulmani Hausa / Fulani e la maggior parte degli indigeni cristiani. Prima della crisi, entrambe le comunità condividevano in qualche misura le festività, sociali, religiose e politiche, con poco o nessun pregiudizio o discriminazione”.
La Chiesa cattolica insieme agli uomini di buona volontà di altre fedi cerca di porre fine a questa situazione e di aiutare le vittime delle violenze. L’Arcivescovo di Jos ha ricordato in particolare il suo amico, l’Emiro Haruna Abdullahi di Wase, morto di recente (vedi Fides 6/10/2010), come una delle personalità più impegnate nel costruire ponti tra le diverse comunità dell’area. Oltre alla Chiesa locale, anche la comunità cattolica universale è impegnata ad aiutare gli abitanti dello Stato di Plateau a ritrovare la pace, come testimoniato dalla recente visita a Jos di S.E. il Cardinale Peter Turkson, Presidente del Pontificio Consiglio per la Giustizia e la Pace.
Mons. Kaigama conclude descrivendo la sua visita nel villaggio di Mazah, che era stato attaccato il 17 luglio. “Sono rimasto colpito dagli striscioni con la scritta: “la più grande arma contro la violenza è il perdono”. Cosa c’è di più vero? Il bene può veramente sconfiggere il male, se c’è la volontà”. (L.M.) (Agenzia Fides 4/11/2010)

mercoledì 17 febbraio 2010


AFRICA/NIGERIA - I sacerdoti nigeriani a convegno in occasione dell’Anno Sacerdotale: dal “mea culpa” al “Deo Gratias”

Abuja (Agenzia Fides)- La Pontificia Unione Missionaria della Nigeria, ha organizzato una riunione straordinaria in occasione dell'Anno Sacerdotale a presso il Centro Pastorale “Giovanni Paolo II,” Ado Ekiti, dal 10 al 12 febbraio.
Secondo quanto riferisce all’Agenzia Fides la Direzione Nazionale della Pontificie Opere Missionarie della Nigeria, l’incontro era diviso in quattro sessioni: “mea culpa”, “Deo Gratias”, riflessione missionaria e Agape.
La sessione dedicata al “mea culpa” è stato caratterizzata da una serie di riflessioni sulla cattiva condotta dei sacerdoti e da un momento di espiazione per i peccati commessi, conclusosi con il sacramento della Riconciliazione. La sessione dedicata al “Deo Gratias” è stata incentrata sul ringraziamento per il dono del sacerdozio e si è conclusa con la Messa.
Il Direttore Nazionale delle Pontificie Opere Missionarie della Nigeria, Mons. Hypolite Adigwe, aveva in precedenza chiesto al clero e ai religiosi del Paese una breve riflessione sulla loro condizione. Queste riflessioni sono servite ad animare i due momenti del “mea culpa” e del “Deo Gratias”.
Il momento culminante dell’evento è stato una tavola rotonda con i membri della Pontificia Opera della Santa Infanzia dell'Arcidiocesi di Onitsha sulla figura del sacerdote e sul Sacerdozio.
Per rispondere alle sollecitazioni emerse dalla discussione, i partecipanti hanno adottato alcune strategie per rendere più efficaci i corsi di orientamento per i sacerdoti e i religiosi inviati in missione fuori del Paese. Il “Floating Institute of Missiology”, incaricato della formazione dei religiosi e dei laici alla teologia missionaria, è stato delegato a dare pieno sostegno ai membri della Pontificia Unione Missionaria, che hanno adottato una “Road Map” per la promozione della Pontificia Opera Propagazione della Fede e della Pontificia Opera di San Pietro Apostolo.
All’incontro hanno partecipato 54 sacerdoti e religiosi delle diocesi e delle congregazioni di tutta la Nigeria. (L.M.) (Agenzia Fides 16/2/2010)