Una verità irrisolta

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sabato 15 agosto 2009

Radiovaticana: scontri a Rafah

Gaza: 22 morti in scontri tra Hamas e integralisti filo-al Qaeda

◊ È finita con l'assalto a una moschea da parte delle milizie di Hamas, con un bilancio di almeno 22 morti, oltre 120 feriti, tra cui Abdel-Latif Mussa, leader del gruppo salafita islamico ispirato da al Qaeda, la sanguinosa battaglia urbana fra radicali e ultraradicali islamici scatenatasi ieri sera a Rafah, a sud della Striscia di Gaza. Il servizio di Virginia Volpe


A innescare lo scontro, sfociato in massacro, è stato l'incendiario sermone pronunciato in occasione della preghiera del venerdì da Abdel-Latif Mussa, medico e leader riconosciuto di un gruppo emergente fedele agli slogan del jihad internazionalista che accusa Hamas di mollezza nell'applicazione della legge coranica. Al grido di “noi apparteniamo ad al Qaeda, Osama Bin Laden è la nostra guida”, Mussa si è lanciato in una filippica contro Hamas, salito al potere a Gaza nel 2007 dopo aver battuto e confinato alla sola Cisgiordania i rivali laico-nazionalisti di Fatah. Asserragliato con i suoi nella moschea-roccaforte di Rafah, Mussa ha rinfacciato a Hamas di cercare contatti “con i leader occidentali invece di attuare la Sharia”, ma anche di aver “confiscato ai “Guerrieri di Dio” un carico di armi. Dopo pochi minuti, la polizia di Hamas è piombata sul posto ed è cominciato l'inferno. Dapprima una sparatoria breve. Quindi l'intervento di rinforzi su entrambi i fronti, e infine lo scontro aperto, con armi automatiche, razzi ed esplosivi. Finchè le forze di Hamas non sono riuscite a espugnare il covo dei rivoltosi. Intervenendo in un'altra moschea, il premier dell'autoproclamato governo di Hamas a Gaza, Isamil Hanyeh, si era premurato di assicurare che nella Striscia non ci sono “'mujaheddin” afghani, iracheni o di qualunque altro Paese venuti a spargere il verbo di al Qaeda. E aveva bollato le voci circolate al riguardo come frutto della “propaganda sionista”.

mercoledì 11 febbraio 2009

Gaza da un altro punto di vista

La Caritas a Gaza aiuta 2000 famiglie

◊ La Caritas sta fornendo cibo a 2000 famiglie di Gaza tagliate fuori dagli aiuti a causa della recente campagna militare israeliana. La Striscia ha una popolazione di circa un milione e mezzo di persone, il 90% delle quali dipende fortemente dagli aiuti umanitari dopo che i bombardamenti hanno distrutto case, ospedali, scuole, fognature e varie infrastrutture. L'operazione militare si è svolta dopo un blocco di 18 mesi in cui la gente di Gaza ha visto prosciugarsi le riserve di cibo e l'economia è stata ridotta in ginocchio. La Caritas, ricorda un comunicato inviato all'agenzia Zenit, distribuirà olio, farina, riso, zucchero, tè, pasta di pomodoro, carne in scatola e latte, e sta fornendo anche coperte e medicinali. La settimana scorsa, le Nazioni Unite hanno sospeso le spedizioni di aiuti, affermando che il Governo di Hamas ha immagazzinato centinaia di tonnellate di cibo. La Caritas ha lanciato recentemente un appello per raccogliere due milioni di dollari per finanziare un programma di sette mesi per fornire a 2000 famiglie di Gaza cibo, assistenza sanitaria e igienica e sostegno finanziario. Durante il conflitto, ha anche fornito assistenza medica agli abitanti della Striscia attraverso cinque postazioni mediche, una delle quali è stata distrutta da un attacco aereo israeliano. Al di là degli aiuti d'emergenza, Gaza avrà bisogno di una ricostruzione a lungo termine dopo gli attacchi, costati la vita a più di 1.300 persone. Le Nazioni Unite hanno affermato che l'operazione israeliana, durata tre settimane, ha lasciato due terzi dei residenti della Striscia senza mezzi, un terzo senza acqua potabile. Le strutture sanitarie non hanno più i medicinali di base. Le agenzie umanitarie stanno affrontando difficoltà nell'accedere a Gaza, visto che molti varchi sono chiusi e Israele sta imponendo restrizioni su chi può entrare nella zona. (R.P.)

venerdì 23 gennaio 2009

Gaza scrive

Lettera di ringraziamento del parroco di Gaza per gli aiuti e le preghiere

◊ “Che Dio spazi via la rabbia degli uomini e inondi Gaza della sua grazia. A nome della gente di Gaza vi vogliamo dire grazie, amici di tutto il mondo, per le vostre preghiere incessanti e per l'aiuto di cui abbiamo bisogno urgentemente e che speriamo ci raggiunga presto”. E’ un passo della lettera del parroco di Gaza, padre Manuel Musallam, rilanciata oggi dal sito web del patriarcato latino di Gerusalemme. Padre Manuel racconta di una terra devastata, di ferite profondissime e difficili da guarire, nel copro e nella mente degli abitanti di Gaza. Descrive l’assoluto e sempre più pressante bisogno di mettere, una volta per tutte, la parola fine alla guerra tra israeliani e palestinesi, sottolineando però che non esiste pace senza giustizia.
Nella lettera si lancia ancora una volta un appello a ciascuno, perché non si dimentichi delle sofferenze di Gaza. La lettera si apre con una preghiera: “Dio – scrive padre Musllam - spazzi via la rabbia degli uomini e inondi Gaza con la sua grazia e il suo amore. Centinaia di persone sono state uccise e molte di più sono rimaste ferite durante l’invasione israeliana. La nostra gente ha sopportato il bombardamento delle case, la distruzione del raccolto, ha perso ogni cosa e adesso è senza dimora”. “Come i primi cristiani - si legge nel documento - la nostra gente sta vivendo un periodo di grandi persecuzioni, persecuzioni che andranno testimoniate alle future generazioni come una prova della fede, della speranza e dell’amore di questa gente”. “Adesso – prosegue padre Musallam - molte famiglie sono rifugiate presso le scuole dell’agenzia delle Nazioni Unite per l’assistenza ai profughi palestinesi, dove speravano di essere al sicuro. Gli aiuti di emergenza non sono ancora arrivati alla nostra chiesa e la nostra gente, avendo troppa paura ad avventurarsi nella città distrutta, non è in grado di raggiungere i magazzini in cui sono stoccati gli aiuti della Croce Rossa e delle Nazioni Unite”. “Noi speriamo in Dio ma ci appelliamo al mondo intero e in particolare alla Chiesa perché Gaza venga aiutata. Le vostre preghiere e la vostra sollecitudine saranno la nostra salvezza. Il mondo - conclude - deve trovare una soluzione per il popolo palestinese e non ci si deve accontentare di tornare al punto in cui eravamo prima che scoppiasse questa guerra. I confini che ci separano da Israele devono essere ridisegnati e l'occupazione, che è iniziata 60 anni fa, deve finire. Lo status dei rifugiati palestinesi deve essere risolto sulla base del Diritto al ritorno e Gerusalemme Est deve diventare la capitale dello Stato palestinese. Bisogna abbattere il muro dell'apartheid, aprire i valichi di frontiera, liberare i detenuti palestinesi e smantellare gli insediamenti israeliani in modo che la terra possa tornare ai suoi legittimi proprietari palestinesi. La pace è possibile solo se si accorda con la giustizia. Se il mondo garantirà i diritti umani ai palestinesi, ci sarà sicuramente pace in Medio Oriente.” (T.C.)

lunedì 19 gennaio 2009

Dal Bollettino della Radiovaticana: 8 gennaio 2009

Le suore della Congregazione del Rosario lasciano la loro casa di Gaza

◊ “La speranza non deve abbandonarci”: si fanno forza così le Suore della Congregazione del Rosario che ieri, per motivi di sicurezza, hanno dovuto abbandonare la loro casa a Gaza dove, nonostante tutto, contano di tornare il più presto possibile. Secondo la loro testimonianza, raccolta dall’agenzia Sir, la casa è stata danneggiata dalle bombe così come la scuola, che ha dovuto chiudere. Restano a casa, quindi, i 530 alunni che la frequentavano. “I bambini hanno paura – raccontano le religiose – i più piccoli non capiscono quello che succede intorno a loro”. La comunità di suore, prima di evacuare la zona, ha raccontato di non riuscire più a visitare le famiglie per verificarne le condizioni: la popolazione esce pochissimo di casa, durante la tregua giornaliera, e ha difficoltà ad acquistare anche i beni di prima di necessità a causa dei prezzi elevati, mentre gli aiuti umanitari arrivano tra mille difficoltà. (R.B.)

Dal Bollettino della Radiovaticana: 7 gennaio 2009

L'Associazione Papa Giovanni XXIII e "Misereor" in soccorso dei civili a Gaza

◊ “Condanniamo con forza l’inaudita violenza messa in atto dall’azione militare israeliana, e il lancio di razzi da parte palestinese”. E’ la denuncia fatta dai "Caschi Bianchi", dell’Associazione Papa Giovanni XXIII fondata da Don Benzi, e dal “Corpo nonviolento di Pace”. Le due associazioni presenti nei territori limitrofi, stanno cercando di entrare nella Striscia di Gaza per portare aiuti e soccorrere i tanti civili martoriati dalla guerra. In un documento firmato dai due responsabili, Paolo Ramonda e Antonio De Fillippis, si legge: “riteniamo sia inconcepibile pianificare un’operazione militare su così vasta scala in un’area così densamente popolata. Un’azione del genere non può non considerare l’enorme rischio che civili inermi restino coinvolti”, prosegue ancora il comunicato, “crediamo che il terrore, la paura, la morte e la distruzione che questa nuova esplosione di violenza sta provocando, darà come unico risultato quello di far rinvigorire la rabbia nei confronti dell’altra parte”. Da parte sua, il "Corpo nonviolento di Pace", che ha come missione quello di promuovere spazi di riconciliazione e pace, annuncia, come riporta il quotidiano Avvenire, che nei prossimi giorni cercherà di entrare nella città di Sderot colpita dai bombardamenti per portare aiuto alle persone in difficoltà. Intanto la sede tedesca dell'opera assistenziale "Misereor" ha stanziato 30mila euro per gli ospedali di Gaza, che si trovano ad operare in condizioni di emergenza senza gli strumenti primari. (F.C.)