Una verità irrisolta

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domenica 11 settembre 2022

Notizie da Semprenews

 

LE TUE NOTIZIE: VOLONTARIATO ALL'ESTERO - PACE - SERVIZIO CIVILE
Il dramma dei bambini di strada abusati in Brasile

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Notte nei rifugi per i volontari della carovana per la pace in Ucraina

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Spiegano gli organizzatori: «Non siamo negoziatori, non risolveremo il conflitto ma vogliamo, concretamente, essere al fianco delle vittime innocenti di questa guerra». Aderiscono 175 organizzazioni. 
L'acqua è un diritto umano che manca a 2 miliardi di persone

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Nonostante sia la risorsa più abbondante del nostro pianeta, molte persone non hanno ancora un accesso garantito all'acqua potabile. Ecco alcune soluzioni innovative a questo problema.
Sri Lanka, un paese in ginocchio

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Anni di governi corrotti hanno portato il Paese allo sbando. Il costo dei generi alimentari è aumentato del 60%. I farmaci sono introvabili. L'intervista ad un missionario: lo Sri Lanka rischia il fallimento.
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Cittadinanza italiana, per i bambini è un miraggio

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Un milione di bambini stranieri cresciuti in Italia sin dalla primissima infanzia vivono imbrigliati dalle leggi e sospesi nella burocrazia dei permessi di soggiorno. Per diventare cittadino italiano servono almeno 10 anni di residenza.
Compie 60 anni la nonviolenza di Nelson Mandela

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Il premio Nobel per la pace inizialmente appoggiò la lotta armata. Con il suo arresto del 5 agosto 1962 il mondo aprirà gli occhi sull'apartheid in Sudafrica.
La guerra cambia il cervello

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L'esposizione alla guerra può cambiare la forma del nostro cervello. Che ne sarà delle giovani generazioni che stanno vivendo la guerra nella quotidianità?
Don Oreste Benzi

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sabato 15 agosto 2009

Radiovaticana: la Festa dell'Assunzione

Sri Lanka. Festa dell’Assunzione: si prega per la pace

◊ Pregano per la pace nel Paese e per le migliaia di sfollati che la guerra ha causato, i cattolici dello Sri Lanka riuniti per la Festa dell’Assunta nel santuario di Nostra Signora di Madhu. Principale luogo di culto mariano del Paese e meta di tradizionale pellegrinaggio, il santuario si trova a Mannar, 220 km a nord della capitale Colombo, in un territorio martoriato dalla guerra e rimasto per lungo tempo sotto il controllo delle Tigri Tamil. Ieri, riferisce Asianews, qui è stata celebrata la Messa dell’Assunzione della Vergine Maria, cui hanno preso parte moltissimi fedeli che hanno potuto raggiungere il luogo grazie anche ai mezzi di trasporto e ai collegamenti messi a disposizione dal governo. È record di pellegrini, infatti, nel mese di agosto di quest’anno, per il santuario di Nostra Signora di Mahdu, visitato da oltre 30mila fedeli solo negli ultimi giorni. Molti, però, denunciano i guadagni del governo, che ha messo a disposizione treni e pullman “non gratuiti” e lo accusano di aver mischiato una festa religiosa con la propaganda politica. Nel contempo esprimono sconforto per gli sfollati del nord dello Sri Lanka, chiusi in campi profughi nell’impossibilità di partecipare al pellegrinaggio. I sacerdoti cattolici, inoltre, si sono uniti ai pastori protestanti nell’augurio che presto ci si possa riunire “come un’unica famiglia” senza la tragedia “delle persone rinchiuse nei campi profughi”. (R.B.)

lunedì 16 marzo 2009

tigri (Radiovaticana)


Delegazione di vescovi in visita nei campi profughi dello Sri Lanka

◊ La Chiesa dello Sri Lanka - riferisce L’osservatore Romano - mobilita le sue strutture per portare aiuti materiali e conforto spirituale nei campi profughi. Una delegazione della Conferenza episcopale, guidata dal presidente Joseph Vianney Fernando, si è recata la scorsa settimana in 13 centri dove sono raccolte circa 40 mila persone, scampate alla furia dei combattimenti tra l’Esercito del Governo di Colombo e i guerriglieri del Movimento Tigri per la liberazione dell’Eelam Tamil (Ltte). Mons. Norbert Marshall Andradi, segretario della Conferenza episcopale, ha riferito che i vescovi cattolici sono stati i primi religiosi ad entrare nei campi profughi e che le autorità civili hanno chiesto alla Chiesa cattolica l’invio di suore per assistere le donne e i bambini. Allertata anche la Caritas nazionale che sta già provvedendo a reperire materiale scolastico ed insegnati volontari per consentire piccoli rifugiati di riprendere la scuola. In questi giorni - riferisce l'agenzia Misna - quasi 2000 civili sono fuggiti dalle zone di combattimento nel fine settimana mentre i soldati avanzano nei 30 chilometri quadrati dove si concentra l’ultima resistenza delle ‘Tigri tamil’; secondo dati forniti dai militari oltre 900 persone hanno raggiunto a piedi Puthukkudiyiruppu, controllata dall’esercito, mentre 62 sono fuggite via mare; sabato, i fuggitivi sono stati 1015, di cui 420 via mare. Oggi l’ufficio Onu a Colombo ha denunciato l’arruolamento forzato di tre suoi dipendenti da parte dei ribelli tamil nella zona dei combattimenti. Sarebbero centinaia i civili, adulti e ragazzi, costretti dalle Ltte ad imbracciare le armi nell’estremo tentativo di respingere i soldati. (R.G.)

martedì 17 febbraio 2009

Timori per la legge anti-conversione in attesa di approvazione in Sri Lanka

◊ Sta suscitando preoccupazione in Sri Lanka la legge anti-conversione che oggi sarà al vaglio del comitato consultivo del ministero degli affari religiosi per poi passare alla discussione in Parlamento. Mons. Vincent Marius Joseph Peiris, vescovo ausiliare di Colombo, ad Asianews ha espresso preoccupazione. “Se la legge passasse – ha aggiunto - credo che i cristiani e in particolare i cattolici dovranno affrontare molti problemi”. I timori più forti sono per le attività caritative e per le istituzioni umanitarie perché l’assistenza potrebbe essere interpretata come un tentativo di portare la gente alla fede cattolica. La Chiesa non ha espresso una posizione ufficiale sulla norma, proposta nel 2004 dal Jathika Hela Urumaya (Jhu) il partito dei monaci buddisti, e sta studiando con attenzione il caso con l’aiuto di giuristi, costituzionalisti e sono in corso colloqui con il governo. Sulla vicenda, l’opposizione chiede “maggior chiarezza su cosa costituisce un crimine per questo tipo di legge e su come può essere provato che una conversione è avvenuta in modo forzato”. (B.C.)

L'Unicef denuncia il reclutamento di bambini tra le file delle Tigri Tamil

◊ Sta assumendo risvolti drammatici il conflitto in Sri Lanka tra l’esercito regolare e le Tigri Tamil. La battaglia finale nel nord del Paese sarebbe vicina e per questo, secondo l’Unicef, i ribelli stanno reclutando numerosi bambini per impiegarli nei combattimenti. "Intollerabile". E’ il commento di un responsabile Unicef a Colombo al crescente impiego da parte dei ribelli di ragazzini di 14 anni tra le loro file. L’organizzazione delle Nazioni Unite, in passato, ha già identificato 6mila casi di bambini-soldato tra il 2003 e la fine del 2008. Quanto sta accadendo dà il segno della difficile situazione che si sta vivendo nel nord del Paese. Medici senza Frontiere, in un comunicato, ha parlato di 200 mila persone ancora “intrappolate” e “prive di assistenza” nella regione di Vanni, dove da settimane infuriano i combattimenti. In 30 mila sono riusciti a fuggire nella zona di Vavuniya dove si sta prestando assistenza ai feriti e supporto psicologico. Testimoni hanno raccontato di intere giornate all’interno dei bunker e del fuoco incrociato sotto il quale molti si sono trovati. Si temono anche ritorsioni da parte delle Tigri Tamil contro coloro che hanno lasciato la zona di Vanni, campo di battaglia da anni e dove circa 70 mila persone hanno perso la vita dall’inizio del conflitto nel 1983. Intanto anche i sacerdoti diocesani in India, nel corso di un forum a Bhopal, hanno lanciato un appello per la pace e la solidarietà in favore della popolazione chiedendo un intervento diretto di New Delhi. Dalla diocesi di Jaffna riferiscono della drammatica carenza di personale sanitario e di strutture per interventi chirurgici ma anche dei tanti corpi che ancora non hanno trovato sepoltura.

lunedì 16 febbraio 2009

Radiovaticana Caritas

Sri Lanka: la Caritas in soccorso di 30 mila profughi

◊ I 30 mila profughi del conflitto nel nord dello Sri Lanka necessitano di tutti i beni di prima necessità, comprese le cure mediche e l’assistenza psicologica. A lanciare l’allarme raccolto dall’agenzia Sir è Valentina Ferraboschi, che da sei mesi lavora con Caritas Francia nelle attività di emergenza e riabilitazione di Caritas Sri Lanka. Secondo l’operatrice umanitaria la situazione potrebbe aggravarsi presto dal momento che sono oltre 250 mila i profughi ancora intrappolati nelle zone dove imperversano i combattimenti tra le truppe governative i ribelli Tamil. “Se parliamo del conflitto e dei profughi che ne derivano – precisa Ferraboschi al Sir - dobbiamo distinguere tra le centinaia di migliaia di persone intrappolate nel territorio in cui si concentrano gli scontri di queste settimane e per i quali nessuno può fare nulla, e quelli che si trovano all'esterno di quest'area. Noi lavoriamo soprattutto con questi ultimi, nell’impossibilità di accedere dal 2 gennaio all’area degli scontri”. “I bisogni più urgenti sono cibo, prodotti per l’igiene, rifugi temporanei, bagni e latrine, acqua potabile – spiega ancora la volontaria della Caritas -. I 30 mila fuggiaschi appena usciti dalla zona dei combattimenti hanno anche bisogno urgente di cure mediche e assistenza psicologica". Caritas Italiana, Caritas Francia e Caritas internationalis supportano i progetti di assistenza agli sfollati di Caritas Sri Lanka. In questa situazione la Caritas “si occupa di distribuire pasti caldi e generi di prima necessità e in più c'è una clinica mobile delle Suore della Santa Croce che dà assistenza medica ai feriti meno gravi che non possono essere trasportati negli ospedali più vicini, quelli di Vavuniya e Mannar, già pieni”. Intanto, il voto di ieri nella Provincia centrale dello Sri Lanka che ha dato la vittoria al partito di governo, è stato letto da più parti come una forma di sostegno della popolazione alla volontà del presidente Rajapaksa di chiudere militarmente la partita con la ribellione tamil nel Nord e nell'Est del Paese. (M.G.)

lunedì 2 febbraio 2009

Dalla Radiovaticana: la Chiesa dello Srilanka

La Chiesa srilankese chiede pace e protezione per la popolazione civile tamil

◊ Oltre 400 civili tamil uccisi e 1.400 feriti negli ultimi dieci giorni: sono le drammatiche cifre contenute in un appello inviato all’agenzia Fides dalla Commissione “Giustizia e Pace” della diocesi di Jaffna, nel Nord dello Sri Lanka, dove si fanno sentire sempre più pesanti gli effetti del conflitto che oppone l’esercito regolare ai ribelli tamil. L’intera comunità cattolica diocesana si sta mobilitando per l’assistenza e la protezione dei profughi civili che continuano a cercare riparo e a fuggire dalle aree dove i combattimenti sono più violenti. Mons. Thomas Savundaranayagam, vescovo di Jaffna, ha lanciato un appello alle parti in lotta per la creazione di “un’area franca per la protezione dei civili”, invocando l’intervento della comunità internazionale per riportare la pace nel Nord e nell’Est dello Sri Lanka. La comunità diocesana di Jaffna ha vissuto nei giorni scorsi una “Giornata di digiuno e preghiera”, a cui hanno aderito anche cristiani di altre confessioni e membri di altre religioni, per chiedere la fine dei combattimenti, la riconciliazione e la pace. Il vescovo ha sottolineato come la comunità cattolica (preti, suore, laici) stia facendo il possibile per l’assistenza agli sfollati che continuano ad aumentare. “Cerchiamo di stare loro vicini, assicurando un sostegno materiale, psicologico e spirituale”, ma gli effetti della guerra sono molto gravi, soprattutto sui gruppi più vulnerabili come donne e bambini, per i quali gli aiuti umanitari non sono sufficienti. Alla vigilia dell’anniversario dell’Indipendenza, le cui celebrazioni pubbliche sono improntate alla retorica e all’euforia per quella che il governo considera “la vittoria finale” sui ribelli tamil, mons. Oswald Gomis, arcivescovo di Colombo, ha sottolineato che, per la nazione, “vittoria” significa invece “assicurare che tutti i cittadini del paese siano uguali, liberi di vivere e di raggiungere con pienezza la felicità, senza distinzioni di razza, religione, casta o affiliazione politica”. L’arcivescovo ha sottolineato che "è tempo di restituire, nel Nord e nel Sud del paese, il primato allo stato di diritto. Condanniamo ogni forma di violenza. Dobbiamo tenere ben presenti le migliaia di persone che soffrono a causa della guerra, che sono rifugiati e vivono in condizioni disumane. E’ un imperativo restituire loro condizioni di vita dignitose al più presto. Occorre ricordare - sostiene mons. Gomis - che i civili tamil sono cittadini del nostro paese e non possono essere privati dei loro diritti fondamentali”. (R.P.)