Una verità irrisolta

Una verità irrisolta
ispirazione quindi impegno

martedì 9 febbraio 2021

Con Giulio l'università di Cambridge si è comportata in modo omertoso

 Roberto Saviano sottolinea le differenze tra l'università di Cambridge e l'università di Bologna nel proteggere i loro studenti: "Con Giulio Regeni, l'università di Cambridge è stata omertosa"


https://www.la7.it/atlantide/video/regeni-laccusa-di-saviano-con-giulio-luniversita-di-cambridge-si-e-comportata-in-modo-omertoso-08-02-2021-364141

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Panchina gialla per Giulio Regeni a Santa Marinella

 

Iniziativa di sostegno alla causa di Giulio Regeni, i cui assassini non sono stati ancora trovati dalla giustizia egiziana, con l’installazione di una panchina gialla con l’iniziativa lanciata dal gruppo facebook Noi che amiamo Santa Marinella.

“Acquisteremo la panchina con una raccolta fondi. Ringraziamo innanzitutto Maura Chegia che da subito si è resa disponibile per realizzare questa iniziativa e si preoccuperà personalmente a sbrigare tutte le pratiche e autorizzazioni necessarie.

La panchina verrà collocata in un posto suggestivo e cioè presso il promontorio al porticciolo ( terrazza sterrata ai piedi del castello ). Ci occorre ora trovare dei punti dove poter portare l’offerta tipo bar, negozi e attività varie”.

domenica 7 febbraio 2021

Da Vatican News:Preghiera per la liberazion dopo 4 anni

 

Suor Gloria Narvaez rapita in Mali nel 2017
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Sono ormai 4 anni, dal 7 febbraio del 2017, che è stata rapita la suora della congregazione delle Francescane di Maria Immacolata. Dietro la sua scomparsa, ci ... 

Patrick Zaki, un anno dopo

 Quando il governo Gentiloni commise l’errore di rimandare l’ambasciatore italiano in Egitto, il giorno di Ferragosto del 2017, affinché l’opinione pubblica fosse sufficientemente distratta e in vacanza per non scendere in piazza indignata, il mio primo pensiero andò ai genitori di Giulio Regeni. Il secondo, tuttavia, andò alle regole essenziali della geo-politica e delle relazioni internazionali. Ebbene, lo dicemmo allora e lo confermiamo adesso: quella scelta fu un clamoroso errore, non solo per la disumanità che reca con sé quanto, più che mai, per le conseguenze che essa avrebbe avuto per il nostro Paese. Chiunque conosca l’importanza dei rapporti di forza, sa infatti che in politica estera, specie con nazioni rette da regimi dittatoriali in cui non esiste proprio il concetto di diritti umani, l’unica possibilità che si ha di prevalere su bande, ras locali, capitribù e tagliagole di varia natura è quella di non mostrare mai la propria debolezza, dovuta al fatto di avere remore che una dittatura non si pone minimamente. Serve anche una buona capacità diplomatica, ma da questo punto di vista siamo forse i migliori al mondo, considerando la qualità dei nostri ambasciatori e l’esperienza e la preparazione di tutto il personale della Farnesina.

Serve, tuttavia, anche un minimo di fermezza, la cognizione di essere l’Italia, un paese del G7, un paese cui non si può continuare a mentire impunemente come sta facendo il regime di al-Sisi in merito al caso Regeni, un paese che non si può prendere in giro fino al punto di tenere in prigione un ragazzo accusato di non si è ancora ben capito cosa. Ebbene, la vicenda di Patrick Zaki è emblematica della nostra fragilità, dell’ingiustizia di una tirannia invereconda, della necessità di concedergli subito la cittadinanza italiana e del dovere morale che ha la nostra categoria di tenere accesi i riflettori su una tragedia che non può essere derubricata a questione secondaria, neanche in una fase così travagliata della nostra vita politica e civile.
Perché Patrick, al pari di Giulio Regeni, ci riguarda. Studiava in Italia, precisamente a Bologna, ed è nostro dovere far sì che vi torni quanto prima, che cessi la vera e propria tortura che sta subendo e che il nostro paese faccia sentire con vigore la propria voce, senza nazionalismi da operetta o nostalgie ducesche ma con l’autorevolezza di una sana politica mediterranea che favorisca la crescita della democrazia là dove sta attecchendo e non si pieghi al cospetto di despoti contro cui battersi è un preciso dovere.
Patrick Zaki, un anno dopo. Guai ad abbassare la guardia su un dramma che coinvolge da vicino tutti noi.

A Treviso torna lo striscione giallo “Verità per Giulio Regeni”

 

A Treviso torna lo striscione giallo “Verità per Giulio Regeni”

Appeso oggi in municipio a Cà Sugana, nel 2018 la stessa amministrazione lo aveva rimosso da palazzo dei Trecento


martedì 2 febbraio 2021

“Con Giulio Regeni tutti una grande famiglia”(fonte Irpinia News)

 

Patrick Zaki è cittadino onorario di Avellino: “Con Giulio Regeni tutti una grande famiglia”

1 Febbraio 2021

Renato Spiniello – Un Consiglio Comunale flash convocato in modalità mista concede la cittadinanza onoraria di Avellino a Patrick Zaki, lo studente dell’Alma Mater Studiorum-Università di Bologna arrestato durante un viaggio in Egitto e da quasi un anno prigioniero a Il Cairo. Un arresto illegale secondo Amnesty International che ne chiede con forza il rilascio insieme a famiglia e amici e che, sulla scorta dell’uccisione dell’italiano Giulio Regeni, ha destato scalpore e solidarietà.

Tanti i comuni che in Italia hanno approvato la delibera di conferimento della cittadinanza al giovane attivista egiziano, a partire proprio da Bologna. Con esito immediato – e con 22 voti a favore e quello contrario del capogruppo del Movimento 5 Stelle Luigi Urciuoli – è stata concessa l’onorificenza a Zaki anche ad Avellino.

L’assise monotematica è stata convocata su richiesta del capogruppo di Avellino Prende Parte Francesco Iandolo. “Zaki sta subendo cose irrispettose per un essere umano, il nostro impegno deve riguardare la sua scarcerazione da accuse ingiuste e infondate” afferma quest’ultimo nel suo intervento, ricordando che già tante città italiane hanno concesso l’onorificenza e anche alcuni comuni limitrofi come Atripalda, Cesinali e Aiello del Sabato. “Vogliamo che Patrick sia considerato no uaglione r’Avellino” chiosa Iandolo.

“Con questa iniziativa vogliamo contribuire a vincere una battaglia mondiale” aggiunge il sindaco Gianluca Festa. A Palazzo di Città sarà riproposto anche lo striscione per la ricerca di verità e giustizia per Giulio Regeni. “Siamo una grande famiglia e rappresentiamo un unico grande pensiero” conclude la fascia tricolore.

Da Agenzia Fides 2 febbraio 2021

 


ASIA/PAKISTAN - Leader religiosi islamici difendono l'infermiera cristiana accusata di blasfemia

 

Karachi (Agenzia Fides) - “A nessuno deve essere permesso di farsi giustizia da sé, né di abusare delle leggi sulla blasfemia. Tutte le organizzazioni religiose e i leader hanno condannato le torture inflitte all'infermiera cristiana in ospedale. Il Governo del Pakistan non tollererà questi abusi": come appreso dall'Agenzia Fides, è quanto ha dichiarato Hafiz Tahir Mehmood Ashrafi, assistente speciale del Primo Ministro per l'armonia religiosa. Hafiz Tahir Mehmood Ashrafi, religioso musulmano a capo del Consiglio degli Ulema del Pakistan, ha espresso indignazione e dolore per il trattamento violento riservato a Tabitha Nazir Gill, donna cristiana accusata di blasfemia il 28 gennaio mentre lavorava al Sobhraj Maternity Hospital, e ha promesso una attenta indagine sull'incidente, per scandagliare ogni abuso.
Tabitha Nazir Gill è stata accusata di aver commesso blasfemia dai suoi colleghi il 28 gennaio mattina, dopodiché è stata trascinata sul pavimento dell'ospedale, percossa, minacciata, legata e torturata per ore, fino a quando la polizia non ha raggiunto l'istituto e l'ha presa in custodia. I funzionari di polizia, dopo una prima indagine, l'avevano rilasciata senza alcun addebito (vedi Fides 29/01/2021), ma il giorno successivo hanno registrato una denuncia (First Information Report) contro dei lei dopo le proteste dei gruppi musulmani (vedi Fides 30/01/2021), che la accusano di aver usato termini dispregiativi sui profeti Adamo, Abramo e Maometto, reato punibile secondo l'articolo 295 C del Codice penale pakistano.
Il leader islamico Allama Shehryar Raza Abidi ha condannato l'attacco e la violenza e, in un videomessaggio consultato da Fides, afferma:
“È stato vergognoso vedere donne musulmane che picchiano una donna cristiana e usano un linguaggio offensivo verso di lei. Quella violenza mostra il loro estremismo e fondamentalismo, che non sono insegnamenti dell'Islam, e comunica un messaggio e un'immagine sbagliata dell'Islam. Questo fondamentalismo non ha nulla a che fare con l'Islam, che non diffonde violenza".
Condividendo le sue preoccupazioni sul recente caso di Tabitha Gill, Shehryar Raza Abidi cita uccisioni extragiudiziali avvenute in passato, ricordando il caso del governatore del Punjab, Salam Taseer, ucciso nel 2011, che aveva solo rimarcato l' uso improprio delle leggi sulla blasfemia . E aggiunge: “Se poi si trasformano gli assassini in eroi dell'Islam, è un'altra cosa triste che rovina l'immagine dell'Islam e del Pakistan. L'Islam ci insegna a stare con gli oppressi, ad opporci alla violenza, a proteggere i deboli: come seguaci del Profeta Maometto, dobbiamo essere misericordiosi ”.
Il leader musulmano, esprimendo preoccupazioni per il crescente estremismo e fondamentalismo nel paese, chiosa: “Le azioni violente non offrono il vero messaggio dell'Islam e danneggeranno anche le nostre generazioni future. Esorto tutti i miei fratelli musulmani ad essere messaggeri di misericordia e amano testimoniare l'autentico Islam ”.
(AG-PA) (Agenzia Fides 2/2/2021)