Occupiamoci di diritti umani...magari rispettati oppure di fatti da porre in evidenza
Una verità irrisolta
ispirazione quindi impegno
lunedì 27 febbraio 2023
#CristiansdiSanZorz : Vatican News Steccato di Cutro 27 febbraio 2023
mercoledì 12 ottobre 2022
Ucraina: Convenzione di Istanbul, Lituania: diritto d'asilo
UCRAINA - 20 GIUGNO Il parlamento dell’Ucraina ha ratificato la Convenzione di Istanbul, l’importantissimo trattato internazionale sulla prevenzione e il contrasto della violenza contro le donne e la violenza domestica. “Il merito va alla campagna portata avanti per anni dalle sopravvissute alla violenza di genere. Grazie a loro, altre donne non vivranno quell’esperienza”, ha detto la segretaria generale di Amnesty International Agnès Callamard.
LITUANIA - 30 GIUGNO La Corte di giustizia dell’Unione europea ha stabilito che la legislazione lituana, che ordina la detenzione automatica delle persone che entrano illegalmente nel territorio dello stato e nega loro di fatto il diritto d’asilo, è incompatibile con le leggi dell’Unione.
ARABIA SAUDITA MURTAJA QUREIRIS FINALMENTE LIBERO
ARABIA SAUDITA MURTAJA QUREIRIS FINALMENTE LIBERO Il 24 giugno 2022, Murtaja Qureiris, il più giovane prigioniero politico dell’Arabia Saudita, è stato finalmente rilasciato. Arrestato nel 2014 quando aveva 13 anni, aveva rischiato l’esecuzione mediante crocifissione per presunte accuse di terrorismo, relative a fatti accaduti quando aveva 10 anni, come aver preso parte in bicicletta a una manifestazione della minoranza sciita della Provincia orientale o aver assistito ai funerali del fratello Ali, ucciso dalle forze di sicurezza nel 2011. Nel giugno 2019, a seguito delle proteste generate da un appello di Amnesty International, le autorità saudite avevano dichiarato che il ragazzo non sarebbe stato messo a morte e che avrebbe potuto essere scarcerato entro tre anni.
venerdì 30 settembre 2022
Mahsa Amini
il 13 settembre Mahsa Amini, 22 anni, è stata arrestata a Teheran dalla cosiddetta polizia “morale” iraniana per non aver portato in modo conforme il velo, violando dunque un obbligo del tutto discriminatorio.
Secondo testimoni oculari, è stata picchiata violentemente mentre veniva portata in un centro di detenzione. È morta tre giorni dopo!
Da quel giorno, una straordinaria ondata di proteste si è riversata nelle strade dell’Iran. Migliaia di persone stanno protestando, accanto a loro, in tutto il mondo.
La risposta delle autorità iraniane è estremamente brutale: dall’inizio delle proteste sono oltre 70 le persone morte, tra cui anche dei minorenni, e centinaia quelle ferite.
Chiedi l'abolizione della legge che obbliga le donne a indossare il velo, la fine della repressione e dell’impunità.
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Sulla “terra di nessuno” l’incontro tra i popoli fratelli colombiano e venezuelano; riaperto il ponte Simon Bolivar
| AMERICA/COLOMBIA - Sulla “terra di nessuno” l’incontro tra i popoli fratelli colombiano e venezuelano; riaperto il ponte Simon Bolivar |
Paraguachón (Agenzia Fides) - Più di 700 persone provenienti da Colombia e Venezuela, insieme alle delegazioni della Pastorale Sociale di entrambi i Paesi, si sono date appuntamento a Paraguachón, 8 km a est di Maicao, nel Dipartimento di La Guajira, l’ultimo luogo colombiano alla frontiera con il Venezuela, insieme agli abitanti delle località circostanti, per l'Incontro Binazionale sul confine colombiano-venezuelano, nel quadro della 108a Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato. Hanno partecipato anche la first lady di Maracaibo, Vannesa Linares, e il sindaco di Maicao, Mohamad Dasuki, che hanno avuto parole di apprezzamento per questi atti di fratellanza coordinati dalla Chiesa cattolica. All’inizio dell’incontro Monsignor José Luis Azuaje, Arcivescovo di Maracaibo (Venezuela) e Monsignor Francisco Antonio Ceballos, Vescovo di Riohacha (Colombia), hanno portato il cero pasquale acceso e del sale, che dopo essere stati benedetti, si sono scambiati in segno di fratellanza e di comune risposta alla chiamata di nostro Signore Gesù Cristo ad essere "sale della terra e luce del mondo". Successivamente la delegazione venezuelana e quella colombiana si sono riunite per inquadrare il motto di quest'anno "Camminare insieme" e prepararsi così all'Eucaristia che è stata presieduta dal Vescovo di Riohacha, Monsignor Francisco Ceballos. Il Vescovo ha evidenziato che questo incontro avveniva nello spazio noto come “la terra di nessuno” e ha aggiunto: "Siamo qui a Paraguachón, in particolare sulla linea di confine, per celebrare la 108a Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato. Siamo venuti in questo luogo che è emblematico, per portare le parole di Papa Francesco, che sono di accoglienza e accompagnamento del mondo migrante e del mondo dei rifugiati. Sono tanti quelli che hanno cercato la Colombia per trovare un'opportunità e poter vivere, non solo vivere, ma vivere con dignità". Monsignor Ceballos ha sottolineato che siamo chiamati a costruire - come ha detto il Papa - la Gerusalemme terrena, per raggiungere la Gerusalemme del cielo, cioè "una città dove c'è pace, concordia, amore e solidarietà, dove tutti gli esseri umani si riconoscono fratelli". Padre Rafael Castillo Torres, direttore del Segretariato Nazionale per la Pastorale Sociale–Caritas Colombia, ha evidenziato questo segno di unione tra i due popoli fratelli: "Quanto è bello oggi poter ringraziare Dio di essere un popolo in cammino, una comunità in cammino, e il messaggio del Santo Padre per la Giornata ‘Costruire il futuro con migranti e rifugiati’, porta luce, verità e speranza nei nostri popoli". Nel quadro dei rapporti tra i due Paesi, si registra la riapertura del ponte internazionale Simon Bolivar, dopo 7 anni di chiusura. Si tratta della maggiore arteria terrestre che collega Colombia e Venezuela, segnando il confine, che riveste una enorme importanza dal punto di vista economico. L’atto simbolico, il 26 settembre, ha visto la presenza del Presidente colombiano Gustavo Petro, e del Governatore dello stato di Tachira, Freddy Bernal, oltre ai ministri dei trasporti e dell’industria. Il 19 agosto 2015 il Presidente venezuelano Maduro aveva ordinato di chiudere la frontiera con la Colombia per impedire l'ingresso di paramilitari colombiani e combattere il contrabbando, nel contempo espulse un migliaio di colombiani e militarizzò il confine. Lo stesso Presidente autorizzò in seguito l’apertura del ponte per poche ore, permettendo a migliaia di venezuelani di raggiungere i centri più vicini per comprare cibo, medicine e generi di prima necessità, che ormai scarseggiavano nel loro paese. La Presidenza del Celam e gli Episcopati dei due paesi, impegnati per la pace nelle rispettive nazioni, hanno spesso ricordato che i due popoli si sono sempre distinti per la fraternità, la solidarietà e l’unità, lamentando che le misure adottate colpivano i settori più poveri e vulnerabili, sia in Colombia che in Venezuela. In diverse circostanze hanno sollecitato pubblicamente i Presidenti di entrambe le nazioni ad incontrarsi per un dialogo che consentisse l’assunzione di impegni concreti e a lungo termine (vedi Fides 1 e 5/09/2015). (SL) (Agenzia Fides 29/09/2022) |
venerdì 16 settembre 2022
Condanne a morte in Iran: firma l'appello
Zahra Sedighi Hamedani è stata condannata a morte per “corruzione sulla terra” da un tribunale iraniano, solo per aver lottato per i diritti delle persone Lgbtqia+.
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“Spero verrà il giorno in cui potremo vivere in libertà nel nostro paese…” Zahra Sedighi Hamedani
Zahra è un’attivista non binaria per i diritti Lgbtqia+. Per il suo aspetto, la sua identità e il suo attivismo, è stata incarcerata, insultata e ora condannata a morte.
Il 27 ottobre 2021 le Guardie rivoluzionarie l'hanno arrestata al confine tra Iran e Turchia, mentre stava tentando di entrare in Turchia per cercare protezione internazionale. Sottoposta a regime di sparizione forzata per 53 giorni, è stata poi tenuta in isolamento in un centro di detenzione a Urmia.
Durante questo periodo, un agente delle Guardie rivoluzionarie l’ha sottoposta a intensi interrogatori accompagnati da violenza verbale e insulti diretti alla sua identità e al suo aspetto.
La storia di Zahra non è un caso isolato. Insieme a lei, anche Elham Choubdar è stata condannata a morte per il suo orientamento sessuale e la sua identità di genere. |
Chiedi alle autorità iraniane di annullare le sentenze e le condanne a morte e di rilasciare immediatamente Zahra Sedighi-Hamadani ed Elham Choubdar. |
domenica 11 settembre 2022
Notizie da Semprenews
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