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lunedì 9 agosto 2021

Da Agenzia fides "Promuovere il giusto processo nel sistema dell'immigrazione" 9 Agosto 2021

 


AMERICA/STATI UNITI - "Promuovere il giusto processo nel sistema dell'immigrazione", chiedono i vescovi
 
Washington (Agenzia Fides) - Dinanzi l'annuncio del Dipartimento della sicurezza interna degli Stati Uniti (DHS) di sottoporre alcune famiglie di migranti a procedure di allontanamento accelerato, un processo in base al quale i funzionari dell'immigrazione possono rapidamente, e in assenza di un'udienza, espellere i non cittadini sospettati di essere entrati di recente negli Stati Uniti senza ispezione, Mons. Mario E. Dorsonville, vescovo ausiliare di Washington e presidente del Comitato per le migrazioni della Conferenza dei vescovi cattolici degli Stati Uniti, ha rilasciato la seguente dichiarazione:
"A febbraio abbiamo accolto gli ordini esecutivi firmati dal presidente relativi alla rimozione delle barriere e al ripristino del giusto processo nel sistema dell'immigrazione legale. Un giusto processo equo è vitale per lo stato di diritto per prosperare in conformità con il bene comune, e non possiamo avere un sistema di immigrazione "equo, ordinato e umano" senza solide protezioni del giusto processo.
"Pertanto, invitiamo l'amministrazione a invertire la rotta sull'uso esteso delle espulsioni celeri, riesaminare l'uso delle autorità del titolo 42 e promuovere veramente il giusto processo, coerentemente con gli impegni passati. Rinnoviamo anche l'appello che ho rivolto in aprile ai miei fratelli vescovi lungo il confine tra Stati Uniti e Messico, facendo eco a Papa Francesco: lavoriamo insieme come nazione per accogliere, proteggere, promuovere e integrare i migranti secondo la loro dignità data da Dio. Consapevoli delle preoccupazioni per la salute pubblica, incoraggiamo politiche supportate da solide motivazioni scientifiche e ci opponiamo a quelle che hanno un impatto insopportabile su famiglie, bambini e altre popolazioni vulnerabili. Infine, elogiamo i recenti sforzi dell'Amministrazione per ampliare l'accesso alla vaccinazione per i migranti, che è fondamentale per limitare la diffusione di COVID-19".
La dichiarazione conclude con una preghiera: "In questo Anno di San Giuseppe, preghiamo perché il patrono delle famiglie interceda a favore delle famiglie migranti vulnerabili, in particolare di quelle che viaggiano con bambini e anziani".
Le espulsioni del titolo 42 sono rimozioni da parte del governo degli Stati Uniti di persone che sono state di recente in un paese in cui era presente una malattia trasmissibile . L'estensione dell'autorità per le espulsioni legate al contagio è stabilita dalla legge in 42 USC § 265 . Durante la pandemia di COVID-19 , l' amministrazione Trump ha utilizzato questa disposizione (sezione 265) per bloccare generalmente l'ingresso via terra per molti migranti. Il programma è stato continuato dall'amministrazione Biden
Dal 30 luglio, il Dipartimento per la sicurezza interna degli Stati Uniti (DHS) ha iniziato un programma di rimpatrio di salvadoregni, honduregni e guatemaltechi con l'attuazione di voli di espulsione celere.
È opinione diffusa che l'uso di questa proceduta pregiudichi il giusto processo e impedisca l'accesso alle protezioni garantite sia dal diritto interno che da quello internazionale.
Secondo le statistiche del Dipartimento per la sicurezza interna degli USA, a giugno 2021, 62.309 salvadoregni sono stati trovati al confine meridionale degli Stati Uniti.
(CE) (Agenzia Fides 09/08/2021)

sabato 15 agosto 2009

Radiovaticana: 30 anni dall'uccisione di Mons. Romero

La Chiesa salvadoregna prepara le celebrazioni per i 30 anni dall'uccisione di mons. Romero

◊ La Chiesa cattolica del Salvador inizia oggi una serie di attività, che culmineranno nel marzo 2010, per ricordare i 30 anni dalla morte di mons. Oscar Arnulfo Romero, arcivescovo di San Salvador che fu assassinato il 24 marzo del 1980 mentre celebrava la Messa in una cappella. Durante le celebrazioni del 24 marzo 2010, la comunità locale auspica la presenza del cardinale Rodolfo Quezada, arcivescovo di Guatemala, e del postulatore della causa di canonizzazione di mons. Romero, il vescovo di Terni mons. Vincenzo Paglia. Domani ci sarà un pellegrinaggio che partirà dalla cappella dove è stato ucciso il presule e arriverà al parco Cuscatlan, dove sarà celebrata la Messa. Nei sette mesi che precedono l’anniversario saranno, inoltre, organizzati incontri di discussione, settimane teologiche, concorsi d’arte, canti e poesie in onore dell’arcivescovo che è stato definito come la voce di chi non poteva parlare. (V.V.)

domenica 26 aprile 2009

Il Guatemala ricorda oggi mons. Gerardi, ucciso undici anni fa


◊ Con una celebrazione eucaristica presieduta dall’arcivescovo della capitale del Guatemala, cardinale Rodolfo Quezada Toruño, si chiudono oggi le celebrazioni, iniziate lo scorso 21 aprile, per ricordare l’undicesimo anniversario dell’assassinio del vescovo ausiliare di Città di Guatemala mons. Juan Gerardi Conedera. Il presule fu ucciso nella sua casa, il 26 aprile 1998, due giorni dopo aver illustrato alla stampa i risultati del Rapporto interdiocesano “Recupero della memoria storica”, conosciuto come “Mai più!”. Il testo è un’accurata indagine, condotta per oltre tre anni, in cui con prove inconfutabili, si denunciano i fatti di violenza che insanguinarono il Paese durante i 36 anni di guerra civile, causando oltre 200 mila morti, il 93% dei quali da attribuire all’azione dell’Esercito e dei gruppi paramilitari. Nel 1996 la guerriglia dell’Unione rivoluzionaria nazionale guatemalteca (Urng) e il presidente Alvaro Arzù, che aveva vinto le elezioni 11 mesi prima, firmarono con la mediazione delle Nazioni Unite gli Accordi di pace che hanno messo fine al conflitto iniziato nel 1960. Il Paese era tornato al regime democratico dal 1985 anche in modo fragile e precario. In questi giorni la memoria di mons. Gerardi è stata onorata con numerosi eventi di carattere religioso, universitario, ecumenico e politico. In tutti si è sottolineato, anzitutto, il suo impegno sacerdotale esemplare a favore della riconciliazione fondata sulla verità, la giustizia e il perdono. Il 21 aprile scorso la settimana dedicata al ricordo di mons. Gerardi è stata inaugurata con l’apertura al pubblico della cripta dove riposa la salma del vescovo e la presentazione, nella parrocchia dedicata a San Sebastiano, di una mostra sul passato intitolata “Memoria viva”. Successivamente, si è svolto un convegno internazionale sul tema “educarsi perché non accada mai più”, in cui si è riflettuto soprattutto sulla condizione della pace alla luce del magistero pontificio. Presso l’Ufficio per i diritti umani dell’arcivescovato della capitale (Odhag), è stato presentato un libro dedicato ai 16 sindacalisti che rimasero vittime delle violenze incrociate durante gli anni del terribile conflitto, forse il peggiore dell’America Latina. Per l’omicidio brutale del vescovo ausiliare furono processate e condannate tre persone: il sacerdote Mario Orantes, il colonnello Byron Disrael Lima Estrada e suo figlio, il capitano Byron Lima. Oggi, nella cattedrale di Città del Guatemala, il cardinale Rodolfo Quezada Toruño presiederà una concelebrazione eucaristica per ricordare e onorare ancora una volta la memoria di questo illustre cristiano e sacerdote che non si sottrasse mai alla rischiosa ricerca della riconciliazione. In questi giorni il cardinale Quezada Toruño ha ricordato un pensiero del presule ucciso: “La sofferenza di Cristo nel suo corpo mistico è qualcosa che ci deve far riflettere. Se il povero rimane fuori della nostra vita, allora forse anche Gesù è fuori della nostra vita”. Il giorno dell’assassinio, undici anni fa, Papa Giovanni Paolo II esprimeva il suo dolore dicendo che si era trattato di “crimine esecrabile, che è costato la vita a un vero servitore della pace e a un infaticabile operatore di armonia tra tutti i settori della popolazione”. (L.B.)