Una verità irrisolta

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venerdì 29 gennaio 2010

AFRICA/SUDAN - Nasce “Radio Good News”, promossa dalla diocesi di Rumbek; è la sesta radio cattolica del sud Sudan

Rumbek (Agenzia Fides)- “Radio Good News avrà un impatto significativo e costruttivo sulle nostre vite e sul nostro mondo”. Così Sua Eccellenza, Mons. Cesare Mazzolari, Vescovo di Rumbek nel sud Sudan, si è congratulato con i realizzatori di “Radio Good News”, ultima nata di una rete di radio cattoliche che copre il Sudan meridionale. La radio è promossa dalla diocesi di Rumbek.

La nuova emittente ha avviato le trasmissioni di prova il 25 gennaio. P. Don Bosco Ochieng, Direttore della radio, ha ricordato che il Sudan Catholic Radio Network (SCRN, la rete delle radio cattoliche del Sudan meridionale) dispone ora di 6 diverse emittenti. Le altre radio cattoliche che fanno parte del network sono: “Bakhita Radio” a Juba, “Voice of Peace” a Gidel nelle montagne Nuba, “Voice of Love” a Malakal, “Radio Emmanuel” a Torit, “Easter FM” a Yei.
Il Direttore del Sudan Catholic Radio Network, Suor Paola Moggi ha ringraziato Mons. Mazzolari, i tecnici, p. Don Bosco e tutti coloro che hanno contribuito alla creazione di “Radio Good News”. Rumbek, capitale del Lakes State, dispone ora di due stazioni radio, “Rumbek FM-98”, gestita dal governo locale e “Radio Good News”
Nel Sud Sudan si è però riscontrata una seria limitazione alla libertà di espressione, che ha coinvolto anche le emittenti del circuito cattolico. Nel dicembre 2009, si è verificato un grave episodio di intimidazione nei confronti di “Radio Bakhita” a Juba, quando alcuni poliziotti hanno fatto irruzione nei locali dell’emittente maltrattando lo staff della radio. (L.M.) (Agenzia Fides 28/1/2010)

http://www.gnnradio.org/streampg.htm

venerdì 8 gennaio 2010

AFRICA/SUDAN - La pace nel sud Sudan è a rischio affermano 10 ONG che operano nel Paese

Khartoum (Agenzia Fides)- Pace a rischio nel sud Sudan. Lo denuncia un rapporto presentato da 10 ONG, tra le quali alcune cattoliche, che operano nella regione. Secondo il rapporto, intitolato “Rescuing the Peace in Southern Sudan”, “i prossimi 12 mesi saranno cruciali per il futuro del Sudan. Mentre il Paese si appresta a celebrare il quinto anniversario della firma del Comprehensive Peace Agreement (CPA)del 2005 che ha messo fine alla devastante guerra civile, nel Sudan meridionale, negli ultimi mesi si è registrato un drammatico aumento delle violenze. Nel 2009, circa 2.500 persone sono state uccise e 350.000 sono state costretta a fuggire dalle loro case”. Ai primi di gennaio 139 persone sono state uccise in un attacco delle tribù Nuer contro i rivali Dinka. Nell’attacco, che ha provocato anche 54 feriti, sono stati razziati 5mila capi di bestiame.
Il documento afferma che la violenza deriva da diversi fattori che si intersecano tra loro: “le tensioni tra il nord e sud del Sudan, anche in relazione all’attuazione del CPA, hanno provocato scontri all’interno delle unità militari congiunte formate da nord e sud sudanesi. La competizione per le risorse naturali in combinazione con l’ampia diffusione di armi leggere alimenta la violenza tra le diverse tribù del sud del Sudan. La regione infine continua ad essere gravemente colpita dagli attacchi provenienti da Lord's Resistance Army (LRA), un brutale gruppo ribelle originario del nord dell'Uganda”.
In base alle intese del 2005 il sud Sudan, gode di un’autonomia amministrativa provvisoria in attesa che un referendum, nel 2011 determini se la regione diventerà uno Stato indipendente da Khartoum. I rappresentanti degli ex guerriglieri del Movimento di Liberazione del Popolo Sudanese (MPLA) sono entrati a far parte del governo centrale di Khartoum, ma quest’anno si terranno le elezioni politiche e anche questo è un fattore che rilancia la tensione tra le due componenti sudanesi.
Sullo sfondo rimane il controllo delle risorse petrolifere sudanesi, per lo più concentrate nelle regioni meridionali o in aree contese tra nord e sud Sudan. Ma vi sono anche altri fattori come la mancanza di infrastrutture (strade e opere idriche) che accentuano le tensioni tra le tribù sud sudanesi per il controllo delle terre fertili e dell’acqua, la delusione delle popolazioni per il mancato sviluppo di vaste aree della regione. Per fermare la spirale di violenze, secondo gli estensori del rapporto, occorre incrementare gli aiuti umanitari alle popolazioni locali, fornire supporto alle strutture della Chiesa e delle ONG locali (entrambe, afferma il rapporto “sono spesso le uniche entità capaci di raggiungere le comunità rurali ed hanno una conoscenza ineguagliabile delle loro necessità”) e avviare un forte programma di sviluppo sostenuto dalla comunità internazionale. (L.M.) (Agenzia Fides 8/1/2010)

lunedì 31 agosto 2009

Radiovaticana: il Sudan

Fame e povertà in Sudan. L'appello di mons. Mazzolari

◊ Siccità, carestia, povertà, una pace fragile, milioni di sfollati e orfani di guerra: questa è la tragica situazione del Sudan, il più grande Paese dell’Africa, ricchissimo per le risorse naturali, così poco sfruttate dalla popolazione sudanese. Di tutto questo Luca Collodi ha parlato con mons. Cesare Mazzolari, vescovo di Rumbek, una città nel sud del Paese:

R. - La situazione attualmente in Sudan è di una pace firmata più di quattro anni fa, però è una pace molto fragile e messa in pericolo da molti conflitti. Il più noto è quello del Darfur ma a sud del Darfur esistono due altre zone della parte nord del Sudan molto in pericolo e poi al sud ci sono molti conflitti minori che mettono in pericolo la pace ma soprattutto che indicano che c’è una mano esterna, forse dal nord, che accende questi conflitti, porta le armi, porta una tattica nuova per creare dissenso e divisione tra la gente. Questo è deleterio per la pace, soprattutto in vista delle elezioni che dovevano essere nel luglio 2009 e invece, finalmente, dovrebbero avvenire nell’aprile del 2010.


D. – Che cosa stanno facendo le Chiese in questo momento così importante per il Sudan?


R - Il Consiglio ecumenico di Khartoum si è riunito dal 10 al 14 di agosto per dire due cose: richiamare la popolazione sudanese, soprattutto i cristiani, a fare di Dio la legge principale e il sostegno principale della propria vita, con l’obbedienza alla nostra fede. Poi, rivolgendosi ai dirigenti, di amare la gente e di lavorare per il bene comune, perché loro saranno i governanti che dovremmo rieleggere. Inoltre il Consiglio ecumenico si è rivolto accoratamente alla comunità internazionale, ai Paesi del Corno d’Africa e a tutte le Ong che operano nel Sudan, affinché vengano nel Paese in modo che la nostra povera gente sia istruita su come fare le elezioni e poi per supervisionare le elezioni stesse e provvedere con mezzi sufficienti perché sia un voto per tutti, non solo per pochi, e che finalmente i risultati di queste elezioni siano obiettivi, internazionalmente riconosciuti e non soltanto approvati o decisi da Khartoum come avviene usualmente.


D. – Mons. Mazzolari la povertà della popolazione riguarda soprattutto il sud Sudan o tutto il Paese?


R. – Principalmente è al sud ma la situazione di povertà è estesa in tutto il Sudan e nelle zone appena sopra il 12.mo parallelo e nelle zone del Darfur. Viviamo nella più grande ristrettezza, miseria, l’economia è veramente fallimentare quindi la comunità internazionale deve vedere e valutare come può intervenire per prevenire una fame che sta dilagando perché anche la natura sembra che sia contro di noi! Non piove e siamo a metà della stagione delle piogge. Nel sud nessuno ha coltivato perché non piove e quindi ci sarà la fame, e noi dipendiamo dalla comunità internazionale. Soprattutto il Pam, il Programma alimentare mondiale dell'Onu, dovrebbe intervenire per sfamare almeno i più piccoli, i più poveri, e mantenerci in vita come ha fatto durante la guerra.