Una verità irrisolta

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lunedì 19 gennaio 2009

Blocco dei riti

In Myanmar il governo chiude le case di preghiera di cristiani e musulmani

◊ Il regime militare dispone il blocco dei riti e delle preghiere in edifici privati e abitazioni. Chi non si attiene alle nuove disposizioni subirà il sequestro del locale e “seri provvedimenti”. Da tempo la giunta non rilascia permessi per la costruzione di luoghi di culto. Il governo birmano ha disposto il blocco dei riti e delle preghiere in edifici privati e abitazioni. Chi non si attiene alle nuove disposizioni subirà il sequestro del locale e “seri provvedimenti”. Secondo fonti locali, il Ministero per gli affari religiosi ha ordinato ai proprietari dei locali di sottoscrivere un accordo in cui “vengono messi al bando i gruppi di preghiera e i servizi religiosi all’interno degli edifici”. “Di recente – aggiungono le fonti – alcuni incaricati del ministero hanno convocato i proprietari di edifici privati usati come case di preghiera e hanno consegnato un ordine in cui se ne proibisce l’uso come luogo di culto”. La fonte spiega inoltre che è proibito “riunirsi per pregare” o insegnare il catechismo e studiare il Corano. Quanti violeranno la disposizione, subiranno il “sequestro” o la “chiusura” dei locali. In Myanmar – sottolinea l’agenzia AsiaNews - il governo ha bloccato da tempo il rilascio di certificati di proprietà di terreni a organizzazioni religiose per la costruzione di chiese o luoghi di culto. La decisione ha spinto molti fedeli e pastori a riunirsi in luoghi privati, fra cui abitazioni private, che il più delle volte sono prese in affitto da terzi. In tutta Yangon ci sarebbero almeno 50 chiese domestiche. Un pastore di una chiesa protestante della cittadina di Pabedan – che chiede l’anonimato per ragioni i sicurezza – lamenta che ora “non si ha più un posto dove svolgere le funzioni della domenica”. “Dal 1990 – riferisce il pastore – le autorità non vendono terreni e non rilasciano autorizzazioni per la costruzione di chiese”. Un giovane fedele cristiano di Yangon chiarisce che circa “l’80% delle chiese sono incluse nel provvedimento. Solo una minima parte delle chiese possiede terreni di proprietà. Molte altre utilizzano edifici presi in affitto, case e uffici”. Musulmani, infine, non potranno più pregare o imparare i precetti del Corano nelle abitazioni. Si tratta di un bando che si somma al divieto di costruire moschee. In Myanmar il 90% dei fedeli è di religione buddista Theravada, il 5% è di fede cristiana e almeno il 4% sono di musulmani. (A.L.)

Dal Bollettino della Radiovaticana: 7 gennaio 2009

Vietnam. Il vescovo di Vinh Long al governo: dimostrate di proteggere le religioni

◊ “Dimostrate che il governo protegge tutte le religioni”: è la richiesta che il vescovo di Vinh Long, mons. Thomas Nguyen Van Tan, rivolge alle autorità in una lettera relativa alla vicenda del convento delle suore della Congregazione di San Paolo di Chartres, alle quali si dice “in piena unità”. “Vivo a Vinh Long – scrive ancora il vescovo ripreso dall’agenzia AsiaNews – dal primo settembre 1953. Allora, accanto all’antica cattedrale, c’erano una scuola, un convento ed una cappella, appartenenti alle suore della Congregazione di San Paolo. Ora tutto è stato ridotto ad un vuoto pezzo di terra. Chiedo al governo di riconsiderare la decisione di demolire il convento e la cappella per realizzare un piazzale sulla proprietà nella quale sorgevano”. A dare il polso di come si sta sviluppano la vicenda, getta luce anche un’altra lettera, scritta dalla superiora delle suore, Huynh Thi Bich Ngoc, che parte dalla decisione del 12 dicembre scorso, con la quale il Municipio ha ordinato la trasformazione della loro casa – abbattuta in un primo momento per farne un albergo di lusso - e del terreno circostante in un’area pubblica. “La Congregazione di San Paolo – racconta – è stata invitata per uno scambio di idee e una discussione, ma non ci sono stati né scambio, né discussione”. La suora si riferisce ad una lettera del Comitato del popolo che le invitava ad una riunione. “Nguyen Van Dau, capo del Municipio, ha semplicemente annunciato la decisione di trasformare il monastero in un piazzale pubblico”. “All’incontro – prosegue il documento – erano presenti giornalisti dei media governativi i quali hanno registrato e ripreso immagini e, malgrado il fatto che tutte le suore presenti si siano alzate ed abbiano protestato con veemenza, i media pubblici hanno raccontato che le religiose erano contente per la decisione presa e che la loro presenza era una conferma della loro soddisfazione”. (R.P.)